Traiano, optimus princeps

Traiano, optimus princeps. La mostra Costruire l’impero, creare l’Europa celebra la ricorrenza dei 1900 anni dalla morte dell’imperatore

Traiano, optimus princeps. Costruire l’Impero, creare l’Europa. Traiano, optimus princeps, portò l’impero romano alla sua massima estensione. Viene celebrato con la mostra Costruire l’Impero, creare l’Europa, ideata da Claudio Parisi Presicce e curata da Marina Milella, Simone Pastor e Lucrezia Ungaro.

Viene un po’ da ridere a parlare di impero e di Europa in un’epoca in cui hanno fatto di tutto per demolire il senso dello Stato e della nazione. La mostra giunge quindi in un momento topico, è un buono spunto per riflettere sul passato e magari trarne, forse sarebbe troppo, qualche insegnamento. Dunque, le domande sono tante: cosa significa costruire un Impero? Quale lettura possiamo dare all’Europa attuale alla luce dell’idea “romana” di governo?

Politica, economia, lavoro, conquiste militari, il senso dello Stato e della legge: questa era Roma. L’esposizione che celebra la ricorrenza dei 1900 anni dalla morte dell’imperatore è ospitata dai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali da oggi sino al 16 settembre 2018 ed è promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

I reperti archeologici provengono da musei della Sovrintendenza Capitolina (Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Museo della Civiltà Romana, Museo di Roma a Palazzo Braschi, Antiquarium del Celio, Teatro di Marcello), da molti musei e spazi archeologici italiani (Museo Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano e presso Palazzo Massimo, Museo Ostiense a Ostia Antica, Antiquarium della Villa dei Volusii a Lucus Feroniae, Antiquarium di Villa Adriana a Tivoli, Antiquarium Comunale “Villa di Traiano” di Arcinazzo Romano; Museo Correale di Terranova a Sorrento) e alcuni importanti musei stranieri (Musei Vaticani; Pergamon Museum a Berlino; Museum het Valkhof di Nijmegen; Museo Nazionale di Storia della Romania, Bucarest; Museo Nazionale di Arte romana di Merida, Gliptoteca di Monaco di Baviera).

Ancora, è ospitata presso la via Biberatica anche “Columna mutãtio – LA SPIRALE”, un’installazione monumentale di arte contemporanea, ideata dall’artista Luminiţa Țăranu, che racconta la “mutazione” di significato della Colonna di Traiano nel volgersi della storia.

TRAIANO, imperatore costruttore

Traiano, imperatore costruttore, fu uomo ordinario dalla vita eccezionale. Seppe riportare gioia tra i romani! come ricordato dallo storico Plinio il Giovane, suo contemporaneo che sentenziava Traiano ci ha ordinato di essere felici e noi lo saremo.

Primo imperatore non romano di nascita ma ispanico, non appartenente ad alcuna dinastia imperiale, pur di ottima famiglia – Ulpia – Marco Ulpio Traiano segue le orme del padre naturale e percorre velocemente i gradi della carriera militare, dimostrando doti di stratega e combattente sul campo a fianco dei suoi uomini, dei quali guadagna così il consenso e la fedeltà assolute. Le figure degli imperatori-soldati sono quelle più interessanti e ricolme di spunti di riflessione. Nerva lo “adotta” come successore perché ne intuisce la capacità di affrontare anche i temi spinosi delle riforme sociali ed economiche di cui l’Impero ha urgente bisogno: lo nomina mentre lui si trova in Germania, lontano dalla capitale che non ha mai visitato.

Traiano, optimus princeps

LA MOSTRA

Il “racconto” della mostra si sviluppa attraverso statue, ritratti, decorazioni architettoniche, calchi della Colonna Traiana, monete d’oro e d’argento, modelli in scala e rielaborazioni tridimensionali, filmati: una sfida a immergersi nella grande Storia dell’Impero e nelle storie dei tanti che l’hanno resa possibile.

Provenienti dal Foro di Traiano, escono per la prima volta dai depositi del Museo una mano colossale e il profilo di una sconosciuta testa ritratto dell’imperatore, anch’essa di grandi dimensioni, scoperto attraverso due frammenti inediti: un tipico esempio di “scavi nei magazzini”.

In occasione della mostra, tornano “a casa”, insieme per la prima volta dopo quattrocento anni, due lastre del fregio con Amorini e grifoni che le vicende collezionistiche avevano tenuto separate: si tratta di una splendida architettonica con amorini dai Musei Vaticani e un grande frammento dello stesso fregio da Berlino dove sembrava scomparso.

Traiano, optimus princeps

Tra i prestiti eccellenti, gli splendidi stucchi dorati della villa che l’imperatore volle per sé presso Arcinazzo Romano, simbolo di un lusso privato discreto, da poco restaurate e ricomposte, offrono l’occasione di “entrare” nei suoi spazi privati. Inoltre, attraverso i video si accede negli sconosciuti e inaccessibili ambienti sotterranei della casa dell’imperatore sull’Aventino o nel condotto dell’acquedotto traianeo che portava l’acqua del lago di Bracciano a Trastevere.

I cumuli di armi dei rilievi del Foro trovano le loro connessioni con quelli provenienti dalle altre città dell’impero, come Merida in Spagna e Sorrento in Campania. E, ancora, la mostra ospita il ritratto bronzeo dell’imperatore dal museo di Nijmegen e una limetta disintegrata dalla seconda guerra mondiale nella Gliptoteca di Monaco e ricomposta a Roma.

Contributo straordinario dal Museo della Civiltà Romana che, con i calchi storici della Colonna Traiana (1861) mette ‘a tu per tu” con la storia delle guerre in Dacia ma, con molti modelli e plastici permette di ‘vedere’ monumenti noti e meno noti dell’epoca, come l’Arco di Ancona, il ponte sul Danubio, costruito da Apollodoro di Damasco e, infine, una riproduzione in scala del trionfo di Traiano tornato vittorioso dalla Dacia.

Traiano, optimus princeps

È, inoltre, possibile ammirare anche una preziosa collana realizzata nel 1975 con monete romane antiche in oro, argento e bronzo raffiguranti l’effigie dell’imperatore e rappresentative del periodo storico in esposizione, gentilmente concessa in prestito dalla maison Bulgari. Dalla metà degli anni Sessanta ad oggi, la collezione Monete di Bulgari rivisita in chiave moderna la tradizione romana risalente al I secolo d.C. di indossare monili decorati con monete come simbolo di potere e prestigio.

LE DONNE DI TRAIANO

Traiano amava la sua famiglia  e le “sue donne” ne rappresentavano la vera anima. Un ritratto anch’esso colossale viene attribuito nientemeno che alla madre, Marcia, ignota alle fonti ma probabilmente celebrata da figlio nel suo Foro.L’imperatore Traiano era circondato da donne: la sorella Marciana, la moglie Plotina, la nipote Matidia, che visse con la coppia imperiale come una figlia. Tutte e tre ricevettero il titolo onorifico di Augusta. C’erano poi le pronipoti, Matidia Minore e Sabina.

Marciana viaggiò spesso con il fratello e fu onorata con statue, monumenti e iscrizioni in tutto l’impero.  Traiano la divinizzò insieme al padre nel 112, subito dopo la sua morte.
Le dedicò due città: Marcianopolis nella Moesia (Tracia), nei pressi dell’attuale Devnja, in Bulgaria e Colonia Marciana Ulpia Traiana Thaumagadi, oggi Timgad, in Algeria.
Plotina, moglie di Traiano, fu donna lodata per la modestia e la riservatezza ma ebbe grande influenza sia sull’imperatore sia sul figlio adottivo Adriano, che la fece divinizzare nel 123. Era anche molto colta, e probabilmente aderiva alla filosofia epicurea.

Salonia Matidia, l’unica figlia di Marciana, divenne Augusta alla morte della madre nel 112. Fu molto amata dal genero Adriano, che scrisse per lei un commovente elogio.
Le figlie di Matidia, Matidia Minore e Sabina, costituirono il legame dinastico con Traiano per gli imperatori che vennero dopo di lui, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio.

Grazie alle sue ricchezze Matidia minore fu promotrice a Sessa Aurunca di una serie di opere pubbliche tra cui la ristrutturazione del teatro, la costruzione di una strada extraurbana di almeno sette miglia e di una biblioteca, detta Matidiana. Visse a lungo e continuò a rivestire una posizione importante all’interno della famiglia imperiale anche durante i principati di Antonino Pio e di Marco Aurelio. Nelle iscrizioni viene definita matertera (zia) di Antonino Pio, a sottolineare il legame dell’imperatore, figlio adottivo di Adriano, con la famiglia di Traiano.


Il matrimonio di Sabina con Adriano, fortemente voluto da Plotina e Matidia, forse non fu molto felice, ma è innegabile l’importanza del suo ruolo ufficiale: Sabina accompagnò Adriano nei viaggi in tutto l’impero, e le vennero dedicate numerosissime statue.

Emerge con forza, anche dagli scarsi accenni degli storici, la partecipazione e il coinvolgimento delle donne della famiglia di Traiano nelle scelte ideologiche e politiche, potere confermato dagli alti onori loro tributati, dalla presenza in occasioni ufficiali, dalla monetazione loro dedicata, dalla divinizzazione dopo la morte.

Risalta poi il ruolo significativo delle esponenti della casa imperiale come modelli di comportamento per le altre donne, non solo riguardo alle tradizionali virtù femminili, attribuite loro nei testi e dalla monetazione (fedeltà, devozione, riservatezza, modestia, pudicizia) ma soprattutto in nuovi ambiti, quello imprenditoriale e quello della beneficenza.

Tutte avevano estesi possedimenti  in Italia e in Africa, alcune erano proprietarie di fabbriche di laterizi: questa grande ricchezza permise loro una consistente opera a sostegno della collettività.

L’esempio delle donne della casa imperiale fu seguito nel II e III secolo dalle numerose sacerdotesse del loro culto e anche da tante matrone delle élites municipali in tutto l’impero, che dotarono le comunità cittadine di edifici e monumenti e sostennero il programma assistenziale dell’Istituzione alimentaria con donazioni a bambine e bambini.

Il loro esempio fu seguito anche nel campo della moda e delle acconciature: statue e rilievi danno la possibilità di ammirare le caratteristiche pettinature di Marciana, delle Matidie e di Sabina che furono adottate dalle donne in tutto l’impero, che copiarono i loro diademi di capelli, le trecce e le strutture di riccioli.

Ogni donna della casa imperiale aveva una propria immagine ufficiale, che cambiava negli anni, diffusa da monete e statue, e l’elemento caratterizzante era proprio l’acconciatura. C’era quindi la necessità di inventare un look sempre nuovo e riconoscibile, e in questo campo le donne della casa imperiale erano delle vere e proprie trendsetter. Loro dettavano lo stile e schiere di matrone le imitavano, avvalendosi di professioniste, le ornatrices, specializzate nell’applicazione di posticci, toupet, fermagli e spilloni.

Con orgoglio poi le matrone fissavano la propria immagine in ritratti, statue e rilievi, nei quali l’adesione al modello imperiale diventava un’ostentazione di status.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

II percorso espositivo si snoda attraverso 7 sezioni a partire dalla morte di Traiano, avvenuta in Asia Minore e, unico caso della storia romana, celebrata con trionfo nella capitale insieme alle sue gesta. Si prosegue con la contrapposizione tra le cruente campagne nella Dacia (parte dell’attuale Romania) e le grandi opere realizzate con la pace, dal ruolo delle donne della famiglia (vero “braccio destro” dell’imperatore per la politica sociale) agli spazi privati, fino alla “fortuna” della figura di Traiano dopo l’antichità, dovuta alla sua fama di uomo giusto, il più “cristiano” tra i pagani, decoroso e caritatevole.

Da questa visione globale il focus si concentra sul territorio. Si parte dalle infrastrutture portuali del Lazio con Civitavecchia e l’hub di Portus – collegato alla capitale attraverso il Tevere, vera autostrada fluviale – fino alle banchine in città dove oggi sorge Testaccio, per proseguire con la Roma traianea, rivoluzionata dalle grandi Terme sul Colle Oppio.

Lo zoom si restringe sempre di più per esaltare le competenze ingegneristiche e le conoscenze tecnologiche dei Romani, grandi costruttori, con i Mercati di Traiano e il Foro di Traiano, e le sculture e i rilievi che trasmisero l’immagine dell’imperatore come lui stesso voleva essere ricordato.

L’APPARATO MULTIMEDIALE

Una mostra immersiva grazie alle nuove tecnologie e allo storytelling, protagonisti anch’essi dell’allestimento e dei contenuti. I visitatori si troveranno immersi nel mondo di Traiano. L’ imperatore, o meglio il suo fantasma, impersonato da un attore, introdurrà alla vita dell’optimus princeps. Profumi, petali e il rumore della folla daranno al visitatore le stesse sensazioni che il popolo di Roma provava durante un trionfo; stele di soldati si animeranno per mostrare gli affanni del vivere e del morire dei legionari impegnati nelle guerre di conquista di Traiano; si ascolteranno la descrizione dei nemici di Roma, i barbari – antagonisti prima, protagonisti poi delle sorti dell’impero – e le voci delle donne della famiglia reale, impegnate nel sociale e imprenditrici. E, ancora, grazie alla realtà aumentata e a video immersivi rivivranno i monumenti traianei e il fuoco delle fiamme da cui Traiano venne salvato per intercessione di Gregorio Magno.

Traiano, optimus princeps

La mostra si avvarrà anche delle installazioni multimediali e interattive che sono state realizzate grazie alle collaborazioni che la Sovrintendenza Capitolina ha attivato, a scopi di ricerca, studio e divulgazione con la Duke University, Department of Classical Studies, Dig@Lab, con il coordinamento scientifico di M. Forte, la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (Madrid, Spagna), Laboratorio de Humanidades Digitales con il coordinamento di J. M. Luzon,  la Divisione ICT del Dipartimento di Tecnologie Energetiche dell’ENEA nell’ambito del progetto CO.B.R.A. (COnservazione dei Beni culturali, con l’applicazione di Radiazioni e di tecnologie Abilitanti), responsabile A. Quintiliani.

COME COSTRUIVANO I ROMANI

Una delle domande che ricorrono di più quando si visitano i Mercati di Traiano è: ma l’edificio è davvero antico? E come mai non è crollato? Studi, indagini e restauri degli ultimi 15 anni hanno cercato di dare risposte concrete a queste domande.

Il massiccio complesso in laterizi è una scommessa (vinta) dal punto di vista ingegneristico  e dal punto di vista della trasformazione del paesaggio urbano: protagonisti l’uso dell’opera cementizia e i sistemi di copertura a volte di ogni genere.

L’eliminazione di un declivio tra il colle Quirinale (il percorso attuale di via della Salita del Grillo) e il Campidoglio (verso l’attuale Foro di Cesare) per fare posto al più esteso impianto forense dell’Impero, comporta il rafforzamento delle pendici del Quirinale fortemente regolarizzate e la tenuta statica di un salto di quota ragguardevole tra i 36 e i 40 metri. I progettisti e costruttori romani foderano questa parete con una struttura ad arco rovesciato, quello che chiamiamo il Grande Emiciclo con due grandi Aule semicircolari ai margini: una struttura che regge perfettamente la spinta delle terre e permette anche di articolarne gli spazi in modo utile. Una strada pedonale basolata mette in comunicazione col contiguo Foro e con una scala urbana che sale  alla Suburra.

A mezza costa un percorso viario che mette invece  in comunicazione il Campo Marzio e la Suburra, la sua denominazione tardo latina sarà via Biberatica: sotto il suo basolato un’ampia, alta intercapedine assicura la struttura sottostante dall’umidità del terreno.

La parte superiore del complesso cambia completamente registro: infatti la via cammina incuneata tra alti edifici e noi oggi vediamo l’alta fabbrica a più piani, finestrata, che doveva ospitare gli uffici pubblici del funzionario preposto alla gestione amministrativa e pratica del sottostante Foro. Da ultimo, si dispone verso nord lo stabile della Grande Aula, arditamente disposta a raccordare con i suoi piani sfalzati il livello della Biberatica con quello dell’attuale percorso di via della Torre, dalla presenza della più alta Torre medievale di Roma.

L’Aula è coperta da un sistema di sei volte a crociera in opera cementizia che distribuisce il peso su piedritti in travertino e opera muraria, sulle pareti degli ambienti sottostanti, su mensoloni ora scomparsi: un sistema sofisticato, innovativo, che darà il via alle grandi costruzioni termali.

Le analisi effettuate dimostrano che i Romani conoscevano profondamente e sperimentavano la combinazione di materiali da costruzione diversi provenienti da cave differenti a seconda delle necessità, e addirittura avevano individuato una componente, la strälingite, che in sostanza “arma” l’opera cementizia e l’avevano infatti utilizzata solo dove lo scarico dei pesi esigeva il rafforzamento. La grande volta ha subito pesanti danni durante i gravi e rovinosi terremoti che hanno colpito la città, due gravissimi nel 1349 e nel 1703, ma non è crollata.

Non solo: i nostri avi si erano anche posti il problema di presidi antisismic. Gli archetti di raccordo tra la volta centrale e gli ambienti laterali del primo piano non hanno semplicemente carattere estetico ma svolgono un’azione di tenuta in caso di evento sismico.

Tutto il complesso vede l’applicazione di coperture a volta di ogni genere a seconda della necessità, con la sperimentazione di centine armate in diversi modi.

Il grande cantiere è complesso: sicuramente operano diverse maestranze per diversi lotti con esiti non sempre omogenei, dovuti forse anche a diversi investimenti. Importante per la storia del monumento e per seguire l’andamento dei lavori la distribuzione dei numerosi laterizi, provenienti da importanti fabbriche di mattoni, i cui bolli raccontano dei proprietari e dei lavoratori, spesso ambedue categorie al femminile.

LA COLONNA TRAIANA DALLA RIPRODUZIONE ANALOGICA A QUELLA DIGITALE

Un racconto a puntate attraverso due campagne belliche e 2600 figure circa, percorsi per terra e per mare, scene ricorrenti di battaglie ma anche di atti di clemenza e di eroismo, teste sgozzate, famiglie salvate, soldati-costruttori, popolazioni inglobate in un grande impero mandate a combattere per l’impero, la descrizione dettagliata dell’evoluzione della tecnologia navale e dell’ingegneria civile. Dove? Nel Foro di Traiano, oggi all’inizio di via dei Fori Imperiali, a due passi da piazza Venezia: stiamo parlando della Colonna Traiana, una delle meraviglie dell’antichità ed in particolare dell’architettura romana! In numeri: 100 piedi di altezza del fusto per m 29,78, col piedistallo e la statua m 39,86; 18 blocchi in marmo greco insulare dall’isola dell’Egeo di Paros, ogni blocco del peso di 40 tonnellate e del diametro di m 3,83, ben 200 m di fregio scolpito arrotolato lungo il fusto per 23 giri, suddiviso secondo una lettura convenzionale in 114 riquadri.

La Colonna doveva assolvere a funzioni straordinarie: onorare l’imperatore e il suo esercito, esaltati dal valore del popolo dacico e il suo re Decebalo vinti dopo 200 anni di contrasti; scrivere quindi la gloria imperiale per i contemporanei come per i posteri; ma soprattutto elevare Traiano agli dei, attraverso l’apoteosi al cielo e la sua sepoltura insieme alla moglie nel basamento della Colonna stessa.

La mostra ai Mercati di Traiano con accesso da via Quattro Novembre 94, è dedicata anche a questa meraviglia, parte integrante del più grande e maestoso dei Fori costruiti a Roma e nell’Impero, e non a caso titola “Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”, il “costruire” materico e sociale, politico ed economico, il “creare” forme di convivenza e integrazione.

La Colonna sarà ammirata da vicino attraverso alcuni dei 125 superbi calchi in gesso realizzati dai Maestri formatori dei Musei Vaticani nel lontano 1861, calchi che oggi testimoniano parti conservate, modellato delle figure, dettagli tecnici e tecnologici spesso non più luoghi del percorso via terra, ambienti naturali che mutano con le stagioni, segnali della penetrazione del territorio che non sarà temporanea ma definitiva.

I calchi ottocenteschi risentono sì dell’età, ma conservano intatto il loro fascino e la loro restituzione del capolavoro di scultura che tutt’oggi è la Colonna, permettendoci di avvicinarla, di essere anche noi a tu per tu con la Storia.

La riproduzione del patrimonio è un argomento di grande attualità, purtroppo accresciuta negli ultimi anni dai ripetuti eventi bellici traumatici che attaccano e distruggono il patrimonio culturale in quanto memoria e integrità delle popolazioni da sottomettere, o meglio eliminare.

La tecnologia applicata ai beni culturali permette la riproduzione digitale delle opere, la creazione di depositi virtuali a salvaguardia della memoria e della conservazione delle opere stesse: se i calchi hanno assolto a questa funzione nei secoli passati, oggi possiamo valorizzarli e attualizzarli ponendo al loro fianco la documentazione digitale.

La mostra permetterà infatti di apprezzare calchi del fusto e basamento originale della Colonna ripresi con tecniche fotogrammetriche ed altre applicazioni, avviando una rete di confronti tra reale e virtuale con le varie sedi europee nelle quali sono conservati calchi della Colonna: Parigi, Londra, Bucarest e la stessa Città del Vaticano.

 

 INFO                   

Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Via Quattro Novembre 94 – 00187 Roma

29 novembre 2017 –  16 settembre 2018
28 novembre 2017, ore 18
Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00
Giorni di chiusura: 1 Gennaio, 1 Maggio, 25 dicembre

Biglietto integrato Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali + Mostra per i non residenti a Roma:
–        € 15,00 intero;
–        € 13,00 ridotto.

Biglietto integrato Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali + Mostra per i residenti a Roma:
–        € 13,00 intero;
–        € 11,00 ridotto.

Biglietto ridottissimo € 2,00

In occasione di questa mostra anche le categorie aventi diritto a gratuità dovranno munirsi di un biglietto ridottissimo. La totale gratuità è prevista per bambini sotto i 6 anni, gruppi di scuole elementari e medie (inferiori) e portatori di handicap

Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.mercatiditraiano.it  www.museiincomune.it

#mostratraiano

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Daniele Del Moro

Scrivo da sempre, per fuga e per necessità. Scrivo per starmene da solo. Scrivo come cammino o vado in moto. Per rinascere ogni volta.

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