Affitti brevi, coronavirus e turismo: le richieste di Italianway al governo

Affitti brevi, coronavirus e turismo: le richieste di Italianway al governo
Affitti brevi, coronavirus e turismo: le richieste di Italianway al governo

Marco Celani, AD Italianway e portavoce Associazione nazionale Italia Startup: “Il governo ci sostenga o l’Italia rischia di perdere un patrimonio di competenze specifiche delle piccole e medie imprese difficile da ricostruire”

Introduzione della cassa integrazione o del FIS (Fondo di Integrazione Salariale) anche per i lavoratori del settore extra-alberghiero; accesso al credito facilitato per far fronte alla copertura momentanea dei costi fissi incomprimibili; credito d’imposta per mancati ricavi per perdite superiori al 20% rispetto all’anno precedente; moratoria delle rate di finanziamenti in essere per investimenti e sospensione temporanea adempimenti fiscali: sono alcune delle richieste presentate ufficialmente al Governo da Marco Celani, AD Italianway e portavoce Associazione nazionale “Italia Startup” a nome delle aziende italiane top player del settore extra alberghiero, nell’ambito del tavolo di lavoro sulla crisi del turismo post coronavirus convocato ieri presso il MiBACT alla presenza della Sottosegretaria Lorenza Bonaccorsi.

Marco Celani, AD Italianway, e Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretaria di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Coronavirus e turismo, accesso agli ammortizzatori sociali anche per il settore extra-alberghiero

Italianway è una start up innovativa prop-tech del settore turismo-hospitality fondata da Davide Scarantino e guidata da Marco Celani, AD; conta su un Team di 100 under 30 laureati e plurilingue e ha contrattualizzato finora circa 1000 immobili di cui oltre 700, tra appartamenti, ville e residenze d’epoca in tutta Italia, già prenotabili direttamente dallo stesso portale Italianway.

Spiega Marco Celani, che nei giorni scorsi ha incontrato riservatamente la Sottosegretaria Bonaccorsi anche in relazione alla riforma del settore extra-alberghiero annunciata dal Governo prima dell’emergenza coronavirus: “Il principale costo dei property manager è il personale. La richiesta è quella di essere equiparati al settore alberghiero per quanto riguarda la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali per un periodo limitato. I property manager non sempre sono identificati con un codice Ateco specifico, spesso risultano essere società di gestione immobiliare, di servizi o agenti immobiliari.

Al fine di mantenere la capacità produttiva di tutto il settore che in Italia vale almeno 2,5 miliardi in termini di valore delle prenotazioni dirette, circa 10 miliardi a livello di indotto (imprese di pulizie, manutenzioni, ristorazione, esperienze, cultura, trasporti, travel in generale ecc) e annovera circa 200mila host privati e 20mila operatori professionali, sarebbe opportuno ricomprendere nelle misure di accesso agli ammortizzatori anche le società di servizi ai property manager (ad es pulizie e manutenzioni) che impiegano molto personale, per evitare che si sciolgano e non siano in grado di riprendere l’attività al momento della ripresa.

Il FIS non è sufficiente. È necessario uno strumento con dotazione finanziaria. Il Governo ci sostenga o l’Italia rischia di perdere un patrimonio di competenze specifiche delle piccole e medie imprese difficile da ricostruire. Se gli imprenditori saranno costretti a licenziare per mancanza di alternative il PIL potenziale del settore ancora inespresso (soprattutto a livello fiscale) potrebbe andare perduto per lungo tempo”. Insomma, una situazione complessa da risolvere il prima possibile.

Fonte: Comunicato stampa

Avatar

Redazione

Altri articoli

Aggiungi commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *