Al di là delle parole, Cosa pensano e cosa provano gli animali

Al di là delle parole, Cosa pensano e cosa provano gli animali
Al di là delle parole, Cosa pensano e cosa provano gli animali

Gli animali sono individui, ognuno con personalità, sentimenti, cuore, mente e un gran desiderio di vivere. Carl Safina, biologo statunitense, lo spiega bene nel suo volume Al di là delle parole, Cosa provano e cosa pensano gli animali (Adelphi, Collana Animalia, pp. 687, Euro 34). Chi li ama gli animali, sa di cosa siano capaci e che importante presenza riescano ad essere nella vita di ciascuno col mondo che portano e comunicano ogni istante. Il libro svela luoghi comuni abbastanza consolidati. Come quello che vuole il “maschio alfa” a capo del branco. Invece, come molte altre volte, le decisioni spettano alle femmine.

Carl Safina racconta in maniera documentata e poetica questo splendido mondo. Racconta degli elefanti africani, dei lupi di Yellowstone e delle orche del pacifico nord-occidentale, in un viaggio avventuroso che svela le meraviglie del mondo animale, di cui anche noi siamo parte, perché viviamo tutti sotto uno stesso cielo. Cercare una convivenza armonica e pacifica con gli animali come con l’ambiente è una visione del mondo quanto mai necessaria per la sopravvivenza di tutti.

Del volume di Safina mi ha molto affascinato la parte dedicata ai lupi. Da amante della cultura “pellerossa” e di tutte le storie legate a quel mondo, il lupo ha esercitato in me uno straordinario fascino. Molto spesso ci si sente più “fratelli” con gli animali che con molti esseri umani, animali anch’essi. Con certi animali, con lo sguardo, ci si parla senza dire nulla, “Al di là delle parole”.

E come dice Conrad nel suo mitico Cuore di Tenebra: ho bisogno di una solitudine selvaggia dimenticata da Dio. O forse di un paradiso popolato esclusivamente da animali. Tornando al lupo, mi ha sempre affascinato la loro complessa struttura organizzativa: sanno chi sono, chi sono i loro familiari, amici e nemici, provano sentimenti, ambizioni, elaborano strategie e alleanze, lasciandosi definire delle loro relazioni.

Animali, le decisioni spettano alle femmine

Però il mito da sfatare è quello del maschio dominante. Tra gli animali. Gli scienziati hanno spesso trascurato invece le intelligenze femminili anche negli animali. Anche tra i lupi. Il “capo” vero è sempre colui che si prende cura degli altri. Non è il lupo simbolo del demonio di cui Hitler si sente incarnazione. La metafora del male, in molte storie, è rappresentatata dall’animale quando invece, nella realtà, il male, è colui che uccide per divertimento e crudeltà.

Insomma, a prendere infatti la maggior parte delle decisioni, dove andare, come e quando cacciare, dove fare la tana, sono proprio le femmine tra i lupi e sono femmine dalla spiccata personalità. Come ricorda Anna Mannucci in un articolo apparso sul Corriere della Sera tempo fa: “La vita sociale dei lupi è complessa, richiede abilità cognitive e politiche, lealtà e assistenza reciproca, e ruoli differenziati, per esempio sono pochi quelli che vanno a caccia ma che poi sempre condividono la preda. Anche tra loro, ovviamente, ci sono quelli che non si comportano bene e tra sorelle ci può essere competitività anche feroce. I lupi del parco di Yellowstone, un francobollo lo definisce Safina rispetto al territorio precedentemente abitato e percorso da questa specie, sono stati portati dal Canada in tempi recenti, perché quelli originari, circa un milione di individui, erano stati sterminati dagli uomini. Uccidere e far soffrire gli animali è sempre stata una nostra caratteristica”.

Lo stesso Safina scrive nel libro: “Non è poi così assurdo che una creatura violenta come un lupo possa autoaddomesticarsi tramutandosi nel nostro compagno più amato. Loro potrebbero dire qualcosa di simile su di noi. Nella forma del loro avatar, i lupi si mescolanmo agli esseri umani grazie alla loro fine perrcezione innata della vita all’interno e all’esterno del gruppo. Un lupo sa chi proteggere e chi attaccare e come difendere qualcuno fino alla morte”.

Immagini costruite dagli uomini

Interessante anche quanto la stessa Mannucci riporta a proposito dell’orca che assolutamente non è da considerarsi assassina come certe scempiaggini da Hollywood hanno saputo creare nell’immaginario collettivo: “La terza scena che Safina ci presenta è il mondo marino delle orche e di altri cetacei, un ambiente acquatico dove risuonano i tanti segnali acustici di questi animali, che ancora non capiamo abbastanza. Anch’essi perseguitati, uccisi o catturati per essere portati nei grotteschi parchi acquatici.

Eppure anch’essi mantengono la curiosità e la simpatia verso questi strani esseri a due zampe e nessuna orca in libertà, nonostante l’aggettivo assassina che le sia stato appioppato, ha mai ucciso un umano. Questo è un dato molto interessante e incomprensibile: nonostante tutto molti, troppi, animali continuano a essere amichevoli e leali con la specie più distruttiva e feroce che esista. Gli antichi aneddoti sui delfini che salvano persone in difficoltà sono confermati”.

Che dire poi degli elefanti? Amano stare in compagnia, vivono in famiglie “ampie” dove insieme proteggono i più piccoli e al cui vertice, spesso, la guida è affidata ad una “matriarca“. Pensate che la femmina è anche depositaria di “identità”, trasmettendo storia e cultura del gruppo. L’approfondita ricerca di Safina porta ad un assioma: negare mente, sentimenti, personalità agli animali è stato a lungo un dogma pseudo-scientifico, che però ha autorizzato l’abuso più sfrenato e crudele.

Non siamo affatto speciali, insomma, anzi, in molti casi, siamo più che infami. La ricerca della differenza a tutti i costi, noi superiori e loro inferiori, ha sempre ossessionato molta parte della scienza e degli scienziati che si sono basati su ricerche stereotipate che hanno dato vita a infiniti luoghi comuni, alimentando indifferenza e “freddezza“. La banalità del male, anzi l’ossessione di superiorità e di stare nel giusto.

Leggiamo ancora quanto sottolineato dalla Mannucci: “Su questo Safina porta innumerevoli informazioni e storie, perché anche le vicende personali e alcune tradizioni popolari hanno un loro senso, e arriva a dire: una delle caratteristiche che ci rendono umani è il forte annienta il debole, pure all’interno della nostra specie, si pensi alle «tribù primitive» sterminate. Dice Safina: Siamo tutti polvere di stelle; figli della stessa terra, individui collegati da reti di affetti e intensa comunicazione, ben al di là delle parole”.

Quando si pretende di essere superiori, si pensa di essere il vertice di tutto, il rischio è “che un giorno il gregge si trasformi in branco”, provando l’istinto di libertà. E si ribellino, animali e coloro che li amano, per sovvertire il mondo, facendolo improvvisamente un luogo ospitale per tutti.

Foto: Pixabay

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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