Aldo Moro, mancano gli uomini della “Politica” autentica

Aldo Moro, mancano gli uomini della "Politica" autentica
Aldo Moro, mancano gli uomini della "Politica" autentica

Aldo Moro, sono 42 anni che lo statista della Democrazia Cristiana non c’è più. Credo che alla “resa dei conti” anche gli uomini che non lo hanno amato, oggi lo rimpiangano come esempio morale e politico di quell’altissimo livello a cui le vicende di questi ultimi anni di Repubblica ci hanno “disabituato”.

Non è un caso infatti che “il senso comune” della gente vada in cerca di punti di riferimento e spesso li trovi nel nostro Presidente Sergio Mattarella o in Papa Francesco. Ripensare oggi Aldo Moro significa rimettere, forse, la barra al centro e riprendere la navigazione, avendo in mente cosa differenzia la politica, con la p minuscola, da quella Politica con la P maiuscola come servizio nei confronti del popolo.

Il 9 maggio del 1978, dopo 54 giorni di prigionia, Aldo Moro viene ucciso dalle Brigate Rosse. Di Aldo Moro rimane impressa l ‘immagine del corpo nel bagagliaio della Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani e la dignità della sua solitudine, nelle lettere ai familiari scritte nella piena certezza di una fede che non l’ha mai abbandonato, anche lui accomunato al Dio che pregava in quell’andare sino in fondo all’amaro calice.

In Aldo Moro ritornano alcuni elementi fondamentali per la costruzione di una civiltà che oggi, nella “pandemia” del mercato globale e della speculazione totale dove la politica appare sconfitta, sembrano dimenticati. Questi valori rispondono al nome di libertà, giustizia, amore per la realizzazione del bene.

Il “Compromesso storico”

Come ricordato dall‘Huffington Post in un articolo pubblicato ieri: “Uno dei punti salienti dell’ intera carriera politica dello statista salentino è stato, innegabilmente, l’ accurata tessitura del “Compromesso storico” con il Pci di Enrico Berlinguer. L’esigenza di cercare delle convergenze parallele tra i due maggiori partiti politici italiani di massa, che nel dopoguerra si erano caparbiamente contrapposti nel rispetto dei canoni dettati dalla guerra fredda, divenne di imprescindibile importanza negli anni’70, periodo in cui era necessaria una loro proficua collaborazione per affrontare la pericolosa crisi economica, politica e sociale a cui il paese stava andando incontro. Un primo passo verso una possibile cooperazione tra Dc e Pci avviene dopo le elezioni politiche del 1976, con i democristiani che raggiungono il 38, 71% dei consensi e con i comunisti che si attestano al 34,37%”.

Ora sul Compromesso storico se ne sono dette tante. Uno dei misteri più fitti di tutta la vicenza Moro proprio al Compromesso storico si lega. Ma è innegabile che l’uomo Aldo Moro, convergenze a sinistra o no, condivisioni della sua politica o no, lo statista democristiano ebbe sempre a cuore valori che dovrebbero animare tutti coloro che alla poltiica si dedicano.

Libertà e giustizia: scegliere a favore del bene

Ad esempio, interessante, a riguardo, quanto si legge su Formiche: “Ogni cosa che Aldo Moro ha pensato, scritto, detto, risalta il rispetto della libertà dell’uomo, il riconoscimento della sua dignità, la condivisione di una precisa responsabilità. Insomma, la democrazia che si concretizza quando la politica permette alla libertà di coniugarsi in ogni dimensione umana. La politica, quindi, che ha un senso solo quando parte dall’uomo ed arriva all’uomo. Ogni violazione della democrazia rappresenta un’azione contro la libertà che si ritorce non solo contro l’uomo, ma anche contro lo Stato. La cifra della libertà morotea sta nella consapevolezza che anche in uno stato di necessità qualcosa di buono può emergere a favore del bene comune e contro chi causa il male. Per Moro il bene prevaleva sempre sul male, non si vergognava mai di parlare di cose proprio come il bene ed il male mantenendo la volontà di cercare sempre la verità, di usare le parole giuste per capirla e condividerla”. Ecco il senso della libertà che la poltiica vera deve in maniera risoluta tentare di realizzare.

O anche, a proposito di giustizia, rileggiamo quanto scritto da Aldo Moro in un articolo pubblicato su Il Giorno il 10 aprile del 1977 dal titolo: “Agire uniti nella diversità”. Aldo Moro invita a una riflessione importante: “L’esperienza politica – scrive – come­ esigenza di realizza­re la giustizia nell’­ordine sociale, di su­perare la tentazione ­del particolare per a­ttingere valori unive­rsali, è coinvolta d­unque nello sforzo di­ fare, mediante il consenso e la legge, l’uo­mo più uomo e la soc­ietà più giusta. Il c­he vuol dire persegui­re, con gradualità e ­limiti certo inevitabili, la salvezza annun­ciata, ad un tempo lum­inosamente certa e pa­urosamente lontana. Possiamo tutti insi­eme, dobbiamo tutti s­perare, provare, soff­rire, creare, per ren­dere reale, al limite­ delle possibilità, s­ul piano personale, c­ome su quello sociale­, due piani appunto c­he si collegano ed influenzano profondamente, un destino irrinu­nciabile che segna il­ riscatto dalla mesch­inità e dall’egoismo.­ In questo muovere tu­tti verso una vita pi­ù alta, c’è naturalme­nte spazio per la div­ersità, il contrasto,­ perfino la tensione. Eppure, anche se talv­olta profondamente di­visi, anche ponendoci­, se necessario, come­ avversari, sappiamo ­di avere in comune, c­iascuno per la propria strada, la possibil­ità e il dovere di an­dare più lontano e pi­ù in alto”.

Aldo Moro, il suo esempio

Insomma, a 42 anni dalla morte, Aldo Moro non può che mancare a tutti “gli uomini di buona volontà”. Manca la sua coerenza, manca la sua “alta tenuta”, manca il suo senso della prospettiva che oggi consentirebbe un diverso e più indulgente pensiero nei confronti dell’attuale classe dirigente. Aldo Moro sapeva unire la capacità del fare all’equilibrio del pensare: “Dobbiamo – affermava lo statista – rinunciare a questa speranza? Non dobbiamo invece forse ritenere che un momento di bontà, un impegno dell’uomo, dell’uomo interiore, di fronte alla lotta tra bene e male, serva per fare andare innanzi la vita? Un impegno personale che non escluda, è ovvio, il necessario ed urgente dispiegarsi di iniziative sociali e politiche, ma lasci alle energie morali di fare, esse pure, nel profondo, la loro parte. Credo che possiamo dire, senza mitici ritorni al passato né facili illusioni per l’avvenire, che il male nel mondo è dinanzi a noi, sempre, non per fermarci in una sorta di inammissibile acquiescenza e rassegnazione, non per entrare nell’abitudine aristocratica della verità storica, ma per uno sforzo dello spirito che ci coinvolga completamente, per una netta collocazione dall’altra parte, perché c’è un’altra parte, della barricata”.

Il suo esempio rimane attuale. Perché stare dalla parte del bene significa vivere anche nella solitudine delle proprie scelte e andare “usque ad finem” attraverso l’agonia del Getsemani. Gli stessi attimi della “notte più oscura” che tanti eroi dimenticati della nostra patria hanno attraversato: Falcone, Borsellino, Calabresi, Ambrosoli. Aldo Moro e tanti altri esempi di sacrificio ci hanno insegnato e ci ricordano ancora oggi che stare dalla parte del bene è difficile. Ma che l’unico modo per dare senso alla vita è questo: esercitare il coraggio delle scelte nell’eterna lotta tra il bene e il male.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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2 commenti

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  • Anche oggi è così: finché una parte della cosiddetta “sinistra” non si schiererà a favore della gente e quindi della democrazia, in Italia le cose non cambieranno mai. Ci vorrebbe davvero oggi un nuovo Moro che abbia la forza di unificare gli uomini di buona volontà. Ciao Daniele e buona domenica

    • Caro Roberto, hai totalmente ragione. Non a caso, ho modo di apprezzare in questo preciso momento storic,o politici come Marco Rizzo che ama definirsi non “di sinistra” ma comunista. Ecco, personalmente, pur non essendo mai stato in passato “comunista”, ho sempre avuto a cuore la coerenza. Marco Rizzo mi ricorda tempi in cui la politica non era egemonizzata dalla speculazione del mercato. Quando, pur essendo l’epoca delle ideologie, la speranza non era ancora naufragata nella falsa retorica del pensiero globale, unico per tutti. Purché si consumi. Un grande abbraccio, grazie ancora e buona domenica.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.