Alzati e cammina, allenarsi a sperare sulla strada della viandanza

Alzati e cammina, allenarsi a sperare sulla strada della viandanza
Foto di jacqueline macou da Pixabay

Alzati e cammina, Sulla strada della viandanza. Il volume di Luigi Nacci, (Tascabili Ediciclo, pagine 192, € 11) disponibile anche in versione audiolibro (con la voce di Adriano Giraldi, 5 ore e 30 minuti la durata, € 9,90) è la celebrazione di una grande libertà, quella dei passi che imprimono la terra e che spesso dimentichiamo. Dando per scontati i gesti della vita che ne costituiscono l’essenza. Un libro per allenarsi anche all’esercizio della speranza.

Alzati e cammina, l’autore Luigi Nacci, poeta, scrittore, insegnante, guida escursionistica, ha messo la parola “viandanza” al centro della sua ricerca di uomo e di scrittore. Tra i suoi libri più recenti troviamo oltre ad Alzati e cammina, appena uscito, Viandanza. Il cammino come educazione sentimentale (Laterza, 2016) e Trieste selvatica (Laterza, 2019). Per Ediciclo dirige la collana “La biblioteca del viandante”.

Dice di sé: “Sono curioso. È questa curiosità che mi ha spinto nel 2006 sul Cammino di Santiago, ed è lì che si colloca uno spartiacque nella mia vita. Ho scoperto che la poesia e il cammino non sono così distanti tra di loro, anzi, sono vicinissimi: entrambi hanno alla base il ritmo, il raccoglimento, la ricerca di un senso profondo nelle nostre vite. Così ho iniziato a camminare sulle tante strade che portano a Santiago e a Roma, e poi nelle mie terre, quelle che preferisco definire, con una parola sola, Est.

Amo andare fuori sentiero, non segnare le vie, non lasciare tracce. Ho messo su The Rolling Claps, un gruppo che si occupa di riscoprire le antiche vie, ho fondato assieme ad altri l’associazione Il Movimento Lento per promuovere la cultura della lentezza, ho ideato una festa, il Festival della Viandanza. Questa parola bellissima l’ho messa al centro della mia ricerca di uomo e di autore. Di solito si parte per cercare se stessi e di solito, a meta raggiunta, si finisce per trovare qualcuno che non ci somiglia. Ecco, a me piace non assomigliarmi.

Cammino perché, camminando, oppongo l’umano al disumano“.

Alzati e cammina, una visione del mondo e un manifesto della viandanza

Sono testimonianze che sintetizzano una visione del mondo in Alzati e cammina prende vita una “weltanshauung”, per usare un termine filosofico che amo inserire ovunque, che è quella descritta dallo stesso Paolo Rumiz, altro importante “esegeta” della viandanza: “Scritto come un Hagakure della viandanza, un manuale senza scorciatoie, Alzati e cammina è una lettura scomoda. Un libro pericoloso, come ogni rivoluzione”.

Un libro che anche in versione audiolibro merita di essere ascoltato perché in grado di portarci ad una maieutica dell’anima, ad una epifania esistenziale che porta sole sull’inquieto. Come ogni cammino, appunto.

“Il momento giusto per partire? Quando non ne hai voglia, quando sei giù, come Ismaele in Moby Dick. È allora – spiega Nacci – che inizia il viaggio a piedi. Duro, penitenziale, ostico come un breviario. Non c’è liberazione senza fatica”.

Da non amante dei tatuaggi, porto sul mio corpo uno stigma: amat victoria curam. Non posso che essere d’accordo con l’autore. Alzati e cammina, il monito, non può che essere duro, penitenziale, non c’è liberazione senza fatica.

Il corpo del camminatore deve essere un incarnato di sudore, la mente nel “satori zen”, svuotato ogni rimuginìo. Altrimenti non è un corpo in cammino, è un corpo a passeggio.

Alzati e cammina è la nuova edizione in formato tascabile di un libro che è diventato un manifesto della viandanza. Con un testo inedito scritto per l’occasione dall’autore. Un libro destinato a chi è nel limbo. A chi è insoddisfatto in famiglia, o sul lavoro, chi ha perso momentaneamente la speranza di risalire la china, chi, in definitiva, per una ragione o per l’altra, cerca la propria strada e sa che è giunto il momento di partire.

Un allenamento alla speranza

Alzati e cammina propone degli esercizi e delle suggestioni per trovarsi pronti in quel momento: disfarsi di oggetti che non possono trovare spazio nello zaino, disfarsi delle abitudini superflue, del lavoro in cui non ci sentiamo realizzati, delle persone che ci trasciniamo accanto solo per paura di rimanere soli, camminare sotto la pioggia con serenità, camminare per andare a trovare una persona cara che non vediamo da tempo, aprire la porta di casa all’altro senza timore, perché non esiste viandante senza ospitaliere, e viceversa.

Più togli e più metti”, più ci si libera del superfluo, siano cose o relazioni tossiche, più ci si arma di scarponi e zaino, più si entra in confidenza con un mistero: natura, silenzio, una compagnia capace di convergere con lo sguardo interiore sullo stesso centro.

Nello stesso tempo, Alzati e cammina, è un’opera che esorta alla leggerezza, l’unica condizione che permette di stare a piedi uniti nel cammino, reggendo il peso delle domande che vertono sui nostri giorni, quelli presenti e quelli che verranno. Per diventare come Rimbaud, “uomini (e donne) dalle suole di vento”.

Un libro intimo, pieno di poesia. C’è un capitolo intitolato Allenamento, gentilezza, speranza. Leggiamo: “Puoi credere in un dio senza credere nell’uomo che quel dio ha creato? E per avere cura di un altro, come dice Brecht, devi prima prenderti cura di te, fare sacra la tua vita, temere che una goccia di pioggia, un granello di polvere possano sfracellarsi sulla tua testa e toiglierti l’unico bene di cui disponiamo.

Né devi essere un vagabondo sognatore. Non un vagabondo che erra perduto ma un viandante, il cammino è la tua meta. Né un sognatore incantato: tu lotti affinché il tuo corpo si trasformi in realtà. Lottando il sogno prende corpo. E lottando sii gentile. Alla sentinella che ti sbarra il passo sorridi, poi cambia sentiero. È armata, tu non hai armi, non vuoi averne, il cammino è la tua unica arma”.

E ancora: ” l cammino è sempre, inconfutabilmente, un cammino della speranza. Coltivarla è già di per sé una lode al godimento della vita… La speranza come il cammino non costa nulla. Ma come il cammino va esercitata. Devi alimentarla ogni giorno”.

Allenarsi alla speranza, ecco la metafora di ogni cammino. Quando Pandora, apre il vaso, trasgredendo l’ordine di Zeus, esce di tutto, tranne la speranza. Quella speranza di cui si sono occupati tutti i popoli nell’arco dei secoli, consacrandole templi, arte, poesia.

In questo libro, cammino e speranza divengono una cosa sola. Portandoci lontano. Senonaltro con la fantasia.

 

 

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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