28 Gennaio 2020

Anni Ottanta, divertimento e tanta musica

Anni Ottanta, divertimento e tanta musica
Foto di Annalise Batista da Pixabay

Anni Ottanta, un viaggio attraverso anni spensierati che per molti di noi, hanno coinciso con l’ebbrezza della gioventù

Abbiamo bisogno di spensieratezza. Io, che sono figlio degli anni Ottanta, mi traghetto molte volte col pensiero a certi momenti. La musica l’ho vissuta dal vivo negli anni Ottanta. Suonavo e facevo concerti. Era davvero un “nuovo miracolo economico”, o forse è solo la nostalgia di gioventù a farci idealizzare gli anni Ottanta?

Tutto comincia dopo i mondiali del 1978. Il Settantasette e il punk stanno per diventare “post”. Ai mondiali di calcio l’Argentina ha battuto in finale l’Olanda di Re Cruijff, che però non gioca per protestare contro il Regime, alla sua seconda finale dopo quella con la Germania del 1974. Non c’è niente da fare.

L’Olanda gioca un calcio strepitoso ma per due finali consecutive si trova davanti la Germania di kaiser Franz Beckenbauer e l’Argentina del Conducator Menotti, quella che fuma in doppippetto blu in panchina e sembra un ufficiale nazista. Gli argentini lo sanno, di essere protetti, al governo ci sono i generali di Videla e i giocatori menano più dei “falconisti”. L’Italia sarà l’unica squadra a battere l’Argentina campione del mondo e il calcio azzurro del 1978 sarà, a mio avviso, il più bello giocato dall’Italia in tutta la sua storia.

La situazione politica è quello che è, tra rapimento Moro, Ustica e strage di Bologna, fatti che solo apparentemente appaiono disgiunti. L’ombra della P2 comincia a svelare le sue trame. Paninari, pensiero positivo, edonismo reaganiano, Drive-in, con il sogno proibito incarnato da Tinì Cansino, e il rock-barock delle discoteche con le feste ad ascoltare Falco, gli Alphaville, Pop Muzic, i Duran Duran e gli Spandau. Tanto per citarne alcuni. La musica la ascoltiamo con il Walkman, toccando le vette del cielo, mentre camminando, ci sembra di far parte di uno di quei filmati che lancia Videomusic a tutte le ore del giorno. Una rivoluzione in movimento in ogni giorno con una sua “Notte prima degli esami”, film che ne ricrea l’atmosfera alla perfezione. Altri film icona? Il mio amato Rocky, tutta la saga e il primo Rambo. Strepitosi anni Ottanta.

Anni Ottanta, il potere del disimpegno

E il ricordo diventa mito. Forse perché è più facile idealizzare il passato, forse perché la nostalgia canaglia fa parte di me, tant’è che la storia degli anni Ottanta con le proprie contraddizioni e rivoluzioni ancora affascina. È indubbio che la spensieratezza di quegli anni giochi un ruolo fondamentale. Il potere esercitato sull’immaginario collettivo riesce ad influenzare ancora il presente. Molti più, almeno per me, degli anni Sessanta, che mi dicono poco, e degli anni Settanta che, se non fosse per qualche gruppo e celebrità musicale, mi dicono zero o quello che non vorrei sentirmi dire, cioè, lasciamo perdere. L’impegno sociale negli anni Ottanta comincia a trasformarsi in un riflusso nel privato e nella ricerca di un espressione artistica personale. Le zazzere colorate di David Sylvian e dei Police sono un’icona.

Come ha detto uno dei guru di quegli anni Roberto D’Agostino (chi non ricorda una trasmissione cult come Quelli della notte?) si passa “dal sinistrismo al narcisismo, dalla rivolta a Travolta”. In realtà, forse, una ribellione c’è ma è diversa. Ci vuole altro. Occorre uscire dalla drogatissima disperazione degli anni di Manson e dell’hippitudine che di gaio ha poco. Se non l’evasione nell’amore libero, prodroma del pansessualismo che tanto piace a relativisti e “fottutisti”. Negli anni Ottanta passiamo dai Sex Pistols ai Duran Duran, le giacche hanno spalle imbottite, il look ha la sua importanza ma non siamo ancora al delirio ossessivo-compulsivo dell’attualità aristo-dem e fintamente proletaria, caratterizzata dai tratti esotico-Piazza di Spagna.

No, il look diventa parola magica e collante sociale. Non più opposti estremismi. I giovani si distinguono per lo stile di abbigliamento e il “pensa positivo” diventa un imperativo kantiano perché il futuro è nell’immediato. Sono gli anni della Thatcher e di Reagan che se la intendono. Il presidente americano taglia del 25 percento l’imposta sul reddito d’interesse, aumenta le spese militari e annuncia l’uscita dalla recessione. Sembra un trionfo. In realtà, lascerà un debito pubblico enorme.

La Milano da bere

In Italia è l’epoca del motto “Torna a casa in fretta, c’è un biscione che ti aspetta”. Nascono le tv private, il Commodore 64, al cinema abbiamo Blade Runner, Guerre Stellari, E.T. e Ghostbusters. Il Boss e Madonna dettano legge. La Veronica Ciccone arriva anche in Italia e nel 1987 il concerto di Torino viene trasmesso in diretta tv con oltre 14 milioni di telespettatori. I tempi che la musica, molto spesso, la ascolti su cassetta e ti registri gli LP dagli amici che te li passano.

Gli anni Ottanta terminano con il crollo del Muro di Berlino, il 9 novembre del 1989. Nulla sarà più come prima. Sia per il mondo che per me. Le macerie del muro cambiano tutto, il futuro si fa incerto. Il rock-barock diventa minimalismo, arriva l’esotismo che fa tendenza e il desiderio di cancellare tutto ciò che siamo. Finisce la guerra fredda e inizia la dittatura su cui aveva ammonito Ernst Junger nel suo bellissimo Il Trattato del Ribelle: tecnologia e finanza saranno il Grande Leviatano. Il mito si fa ricordo. Io finisco il militare nel 1990. Mi diranno: divertiti ora che dopo il militare cambia tutto e sarai più vecchio. La banalità del bene, penso io. In effetti, tutto cambia dopo il 1990. Non saranno più anni Ottanta. Lunga vita agli anni Ottanta. E soprattutto ai bei ricordi, che bisogna essere in grado di crearsi sempre.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.