Bono Vox, anni ruggenti e la meglio gioventù

Bono Vox, anni ruggenti e la meglio gioventù
Bono Vox, anni ruggenti e la meglio gioventù

Bono Vox e gli U2, la meglio gioventù. Viene facile l’associazione quando, noi, giovani degli Anni Ottanta e della “Notte prima degli esami”, ripensiamo ai nostri pomeriggi in ascolto degli U2 e della chitarra martellante di The Edge. Li ricordo ancora.

Era il 27 maggio del 1987 e io mi trovavo “accalcato” sull’erba dello Stadio Flaminio per sentire tutta la potenza musicale di Joshua Tree Tour. Attimi indimenticabili, soprattutto per chi, come me, suonava in quegli anni la batteria in un gruppo sperando di viverci con la musica e di essere come Larry Mullen Jr. o come Steward Copeland.

Lo scorso 10 maggio Bono Vox ha compiuto 60 anni. Chi scrive se la gioca più o meno con la stessa età. E quando Bono, su quel palco, intonava le note di Sunday Bloody Sunday, mai avremmo immaginato come sarebbero stati i nostri 60 anni. Perché con la musica degli U2 eravamo convinti di rimanere giovani per sempre. per sempre su quell’erba col sapore dei vent’anni sulle labbra.

I nostri sogni hanno ancora l’ardore di quegli anni. Per questo siamo rimasti giovani. Soprattutto a ripensare all’emisfero stellare che la musica degli U2 ha saputo creare nel corso di intere generazioni sulle nostre serate d’estate e davanti a qualche camino in inverno, con la chitarra color del fuoco.

I 60 anni di Bono coincidono con un altro evento. La storia del gruppo irlandese inizia proprio il 10 maggio. Del 1978. Paul Hewson, il futuro Bono Vox deve il suo leggendario soprannome” alla storpiatura dell’amico e futuro membro dei Virgin Prunes, Fionan Hanvey, in arte Gavin Friday. Il nome spunta da un negozio di apparecchi acustici di Dublino, il Bonavox. A Bono inizialmente il soprannome non piace. Ma poi si convince. In latino Bona Vox significa “bella voce” e non può che essere di buon augurio. Con il debutto discografico della band alla fine degli anni Settanta il nome d’arte “Bono Vox” si trasformerà semplicimente in Bono.

Il giorno in cui Bono festeggia il suo diciottesimo compleanno, appunto il 10 maggio del 1978, l’artista scrive Out of control, la canzone che esce a settembre dell’anno dopo con il primo Lp degli U2 intitolato Thre. Il brano verrà ripubblicato nell’ottobre 1980, come prima canzone del loro primo disco, Boy, dando inizio al mito. Con Out of control inizia la storia della band: “Lunedì mattina, All’alba del diciottesimo anno, mi sono chiesto per quanto ancora. Mi chiedo per quanto ancora. Era una mattinata grigia, svegliai il mondo con un pianto rumoroso. Ero così triste, loro così felici. Avevo l’impressione di non avere il controllo su niente, pensavo che tutto fosse fuori controllo”.

Bono canta la sua rabbia. Non è un caso che il fratello lo chiami “l’Anticristo”. La band si forma tra i banchi della Mount Temple School rispondendo ad un avviso affisso in bacheca. Il batterista Larry Mullen Jr. cerca di mettere su un gruppo, è la fine di settembre del 1976.
La scuola frequentata dai futuri U2 si trova in una zona di Dublino abitata dalla classe operaia. La vita è complessa nell’Irlanda di quegli anni. Irlanda dell’Irish republican army, l’Irlanda di Bobby Sands, della guerra tra cattolici e protestanti, l’Irlanda dei “4 di Guilford” da cui sarà tratto il bellissimo film In nome del padre.
A parte Adam Clayton figlio di un pilota della Raf, Bono, The Edge, immigrato del Galles e Larry Mullen Jr. vivono nei palazzoni popolari del Ballymun Flats, in quei caseggiati che vengono chiamati anche Sevent Towers, tanto per avere l’idea del contesto.

Bono perde la madre a 14 anni. Cantare è vivere e attraversare quegli anni, quegli eventi, donandogli senso. Le prime prove gli U2 le effettuano a casa di Larry, un sabato mattina, nella cucina di casa. Sopraggiunge anche il ricordo dei miei inizi. All’ultimo piano di un palazzone popolare a casa di un mio amico. Fustini del detersivo in polvere come batteria e una chitarra male accordata di quelle acustiche, marca Clarissa, a dire economica è un eufemismo. Con tanta passione e voglia di fare qualcosa di “diverso”. Trovando se stessi.

Il primo album Boy sintetizza l’atmosfera di quegli anni. Rabbia e desiderio di andare oltre la realtà, fatta anche di guerra e tossicodipendenze. I will follow, il brano ddicato da Bono alla madre, ripercorre le tracce ossessive e cupe della musica dei Joy Division e dello struggimento alla Ian Curtis. Anni dopo, nel 2005, Bono scrivera la bellissima ballata Sometimes You Can’t Make It On Your Own, dedicata al padre scomparso nel 2001.

“Ascoltami adesso, ho bisogno di farti sapere, che non devi fare tutto da solo. E quando guardo nello specchio ci sei tu, e quando alzo il telefono sei tu, a volte non puoi farcela per conto tuo. Litighiamo tutto il tempo
Tu ed io, va bene. Siamo la stessa anima”.

Che dire poi dello storico album dal vivo Under a blood red sky? Raccoglie le migliori canzoni tratte dai primi tre album (“Boy”, “October” e “War”) e dai primi 45 giri. Si sente a chiare note la matrice post-punk della band: canzoni dirette, riff taglienti, una ritmica inconfondibile, incisiva e vibrante e, su tutto, l’interpretazione calda ed evocativa di Bono. Quando la batteria di Larry attacca come una marcia militare e Bono urla mimando il passo dell’oca, momenti indimenticabili e irripetibili.

In quarant’anni di carriera Bono e gli U2 hanno avuto i maggiori riconoscimenti possibili, hanno tenuto concerti in tutto il mondo, incontrato star internazionali, lanciato messaggi di pace e di fratellanza universale. Nel suo ruolo di ambasciatore della musica, Bono ha provato a far ragionare i potenti della terra, non sempre riuscendo nell’intento.

Nel frattempo noi, con gli U2 e con Bono Vox, siamo riusciti ad arrivare “Where the streets have no name”.  Grazie Bono, grazie agli U2, saremo per sempre giovani. Come loro.

 

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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