Buon viaggio caro Roy Batty

Buon viaggio caro Roy Batty. “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
 navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
 e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
 E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
 come lacrime nella pioggia.
 È tempo di morire.” Il 19 luglio 2019 è morto Rutger Hauer, il celebre replicante di Blade Runner, proprio l’anno in cui è ambientato il suo film più famoso. Ve lo ricordate Blade Runner? il film di fantascienza del 1982 diretto da Ridley Scott ispirato dal romanzo Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep? 1968 di Philip K. Dick), interpretato da un giovane Harrison Ford. Un fulmine a ciel sereno, un messaggio di grande speranza, una luce fuori dal tunnel degli anni Ottanta, anni di plastica e di reganiana memoria.

Ambientato in una Los Angeles del 2019 senza identità, grigia, sovraffollata e perennemente avvolta in una nebbia da inquinamento, il pianeta Terra è diventato invivibile. L’atmosfera è cupa, il sole è sempre offuscato da smog, fumo e piogge inquinanti; la circolazione di veicoli e persone riempie le strade di una città sporca e inquietante.

Buon viaggio caro Roy Batty

Un mondo dispotico e fittizio che si basa sulla sottile differenza tra umani e replicanti. Ridley Scott ha raccontato gli spettri della globalizzazione quasi un ventennio prima del popolo di Seattle e del No Logo di Naomi Klein. Un film apripista a una lunga serie di riflessioni sull’umanità artificiale, ma che cosa significa essere umano? Un problema, questo, affrontato innumerevoli volte all’interno del panorama filosofico moderno e antico.

Come è noto, Aristotele all’interno della “Politica” definiva l’uomo “un animale razionale e sociale”: il filosofo, infatti, specifica nel “De Anima”, un’opera appartenente agli scritti della “Fisica”, che l’uomo è l’unico animale ad essere dotato di “anima intellettiva”, che comprende anche le facoltà proprie delle anime appartenenti ai livelli inferiori, “vegetativa” e “sensitiva”. L’uomo è quindi l’unico animale ad essere dotato di razionalità.

I replicanti, proprio come nella concezione aristotelica, si riuniscono in gruppi e sono allo stesso modo dotati di razionalità, almeno quanto i loro costruttori. “Queste costruzioni (i robot) non imitano gli umani: per molti aspetti fondamentali esse in realtà sono già umane.Di questi tempi, il maggiore mutamento in atto nel mondo è probabilmente la tendenza del vivente alla reificazione e, allo stesso tempo, la reciproca compenetrazione di animato e meccanico. Non disponiamo più di una definizione pura dl vivente in quanto contrapposto al non-vivente. Forse siamo noi umani le vere macchine.” (Philip K. Dick)

Oggi, “trentasette anni dopo”, di tutte le innovazioni tecnologiche, nessuna somiglia a quelle sognate dai pionieri della fantascienza. No, direi di no… almeno per quanto riguarda il settore della mobilità o meglio della immobilità cosmica. Ci sono dei giorni che mi assale il dubbio che stia camminando in una immensa tabula rasa popolata da replicanti… ma questa è un altra storia.

Roy Batty insegna che l’unica sconfitta che possiamo infliggere alla morte è la consapevolezza di quanto valore sia possibile accumulare con la propria presenza. L’ultimo stadio dell’evoluzione di questo personaggio vero è una sorta di Oltreuomo che affronta a testa alta la morte, brandendo contro di essa la bellezza dell’esserci pienamente. Perchè non è la durata della vita ma la qualità delle esperienze a determinare la bellezza dell’esistenza. Grazie Rutger.

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