Cammino ancora

Sto spesso in “solitaria”. Mi piace. Interagisco poco con la gente, soprattutto dal vivo. Preferisco spazi “social” intelligenti e scambi virtual-virtuosi. Ho imparato a contare su me stesso, in larga parte. Sia quando sto bene sia quando sto male. Mi incazzo sempre meno, lascio correre, quello che fanno le persone raramente turba il mondo in cui mi immergo per sfuggire a quello “ordinario”.
La mia non è amarezza, assolutamente.

E’ consapevolezza, anche del tempo che passa e che per questo non ho più voglia di perdere, nemmeno nel più piccolo attimo.
Mi faccio essenziale, elimino, scanso, soprattutto persone e conversazioni inutili. Quelli che giudicano, che esagerano, che ce l’hanno col mondo ma che ci sguazzano dentro. Non sono quelli che, pur attraversandolo il mondo, e spesso con sofferenza, cercano di trarne qualcosa di buono e lasciarne una traccia benevola.

No, quelli che ci sguazzano dentro, sono, molte volte, quelli che mirano al traguardo del fuoco fatuo, al rigurgito dell’effimero.
C’è una strana idea oggi: che si debba dimostrare sempre di essere qualcosa o qualcuno, si fa rumore, si cerca di coprire il vuoto del guscio. Si giudica, si litiga, si polemizza, si vive senza pace. Nella realtà, si cambia, giocoforza.
Si deve, per rivivere ancora, di più e ogni volta. Sto bene appartato. Non voglio trasformarmi in una barca sul mare disseccato ma procedere con lentezza, nel tempo della vita, senza che questa, per troppa velocità, se ne vada tra le mani e mi ritrovi ad essere l’ombra di me stesso.

Sto bene davvero con chi è in grado di farmi rinunciare al piacere intenso del mio viaggio “in solitaria” e offrirmi autentica compagnia. Tipo un gatto, che stile, che amore.

O chi guarda insieme a me all’orizzonte, in cerca di luce e di armonia. Perché ha scoperto il senso dello spirito, “vita che taglia nella propria carne: dal suo patire, s’accresce il suo sapere”.
E, anche in questo caso, è consapevolezza, scoperta dell’essere me. Non è presunzione.

“Sume superbiam quesitam meritis”.
Più tolgo e più aggiungo perché guardo all’essenziale. C’è tanta bellezza intorno.
Cammino ancora.

 

Scozia, agosto 2016, Attraversando le Highlands

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

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