Capo Spartivento, la Sardegna sospesa tra cielo e mare

Capo Spartivento, la Sardegna sospesa tra cielo e mare
Capo Spartivento, la Sardegna sospesa tra cielo e mare

Capo Spartivento, una vacanza in Sardegna che può significare, per dirla con Nietzsche, tutto il prorompente vitalismo di un soggiorno a contatto con l’immensità. Della natura e di un mare strepitoso

Dopo il racconto sui fari di Cape Cod, non possiamo non parlarvi di un posto come Capo Spartivento. La sintasi dell’estasi come irruzione dell’eterno nel reale. Dormire e soggiornare in un faro può coincidere con questa estasi. Soprattutto per chi ha più volte identificato il guardiano del faro con una poesia del distanziamento sociale senza necessariamente farna apologia dell’antisocialità. Ci sono spazi che sono come li definisce Paolo Rumiz, “arcipelaghi dell’anima infinitamente più misteriosi e complicati di quelli reali”.

Nel bellissimo volume Il Ciclope che racconta l’esperienza di mesi trascorsi in un faro, Rumiz scrive: “Ho anche la sensazione che il mare aperto lentamente disidrati i pensieri, renda superflua la sintassi, le spiegazioni, come se fosse vano comunicare l’incommensurabile. Diventi come Ungaretti in trincea, digrigni parole sempre più scabre, sei trafitto da un raggio di sole, crocifisso a una costellazione, lì in mezzo al nulla. Le tue giunture diventano stelle; gomiti, ginocchia, mani e piedi tracciano misteriosi segni zodiacali. E soprattutto senti che è subito sera”.

Ma non è quel farsi subito sera che si accompagna ad un vago e angosciante senso di nostalgia. No, è qualcosa di più. Il faro è “omfalos”, periferia e centro, ombelico, infinito e solitudine, gioia e spaesamento.

Capo Spartivento, la Sardegna sospesa tra cielo e mare

Anche Capo Spartivento può trasformarsi in una epopea. Di se stessi e dell’attimo, della bellezza e del viaggio, guardando l’ignoto e, nel mondo gòlobale, pensare ancora per un attimo di essere viaggiatori in attesa di nuove trame e narrazioni.

Capo Spartivento è un antico faro della nostra Marina, situato in provincia di Cagliari. “Ritrova la tua anima e perdila per sempre perché lei qui vorrà restare”. A Capo Spartivento è facile ritrovarsi per decidere di non partire più. Perché talvolta quel ritrovarsi coincide con il taglio netto, con il buttarsi tutto alle spalle.

Il nome del promontorio, Spartivento, su cui il faro sorge, viene dalla tradizione dei pescatori. La struttura, infatti, divide i venti orientali e occidentali e rappresenta l’estremità ovest del golfo di Cagliari che forma il golfo degli Angeli assieme a Capo Carbonara.

Capo Spartivento, icona del viaggiatore che guarda all’infinito

La vista è la sintassi dello struggimento e di un pensiero. Lo scrittore giapponese Yukio Mishima ebbe a dire: “La vita è bella e io vorrei vivere sempre”. Ancora di più, con lo sguardo proteso anzi sospeso tra cielo e mare, a Capo Spartivento.

Da una parte l’azzurra distesa a perdita d’occhio, dall’altra le spiagge di Cala Cipolla, la sabbia bianca di Chia, Capo Teulada e le isolette vicino Tuerredda. In un gioco di amplessi tra gli elementi della natura più intensa che risponde al nome di armonia.

Si percorrono 4 chilometri di mulattiera prima di arrivare in vetta. I profumi dei ginepri secolari e della vegetazione tipica della Sardegna sono una terapia dell’anima per chi è in cerca di un mondo diverso dallo sferragliare del progesso. Si concretizza in pochi attimo quell’aspirazione all’eterno e all’assoluto cui tendono molti scrittori oltre a Mishima.

Capo Spartivento, la Sardegna sospesa tra cielo e mare

Il primo restauro del faro risale al termine della seconda guerra mondiale. Mitragliato dagli aerei americani, era in condizioni critiche. Per molti anni rimane questo l’unico intervento effettuato sull’edificio che ospita la famiglia dei faristi fino agli anni Ottanta, momento che coincide con l’avvento dell’automazione e con la fine dei cambi della guardia.

Il faro rimane in stato di abbandono fino al 2006 quando viene restaurato con un intervento di recupero che lo caratterizza in maniera inequivocabile. L’hotel che ne viene ricavato è a 5 stelle. L’architetto che cura il restauro è Mario Dal Molin e la ristrutturazione fa parte di un ampio progetto ideato dall’imprenditore Alessio Raggio che punta al recupero e alla valorizzazione di antiche strutture di pregio.

Lusso, cultura, memoria storica, bioedilizia, imprenditoria in un abbinamento possibile. L’intervento è attento, rispettoso della memoria storica, pur nel mutamento profondo della destinazione d’uso dell’edificio. Il fascino di uno stile mediterraneo e minimalista dona al faro ancora più carattere.

Gli spazi vengono redistribuiti e trasformano il faro in una struttura non più proiettata solo verso il mare ma in grado di guardare anche verso l’interno. Ne deriva una sinergia, una fusione con il paesaggio di totale armonia.

Di giorno, la natura urla il suo grido di esaltante splendore, di notte il faro promana i suoi bagliori assieme ad un policromatico gioco di luce che illumina la proprietà. In alto un cielo di stelle a declamare i racconti dell’universo. L’architettura luminosa di Capo Spartivento continua a irraggiare il cuore dei naviganti che passano e che alzano gli occhi al cielo, ammirando una stella che brilla da 160 anni.

Il minimalismo votato al bianco degli interni con i suoi volumi essenziali si accompagna agli arredi composti da pezzi unici, in grado di raccontare, ogni singolo oggetto, una sua storia di lontananza e di artigianato. Antichi fondi di carro proveniente dalla Turchia, il baule indiano per i libri nella sala del té, il vecchio mortaio mongolo che funge da base per i lavandini del piano terra o la cornice dello specchio con 42 timbri indiani usati per stampare stoffe. Tutto concorre a realizzare un raffinato equilibrio dove si inseriscono, quasi per magia, i lampadari di design in cristallo di Murano e sedute in pelle bianca stile Luigi XIV.

Ritornano sempre il motivo del viaggio e la figura del viaggiatore perché a Capo Spartivento è questa l’icona che domina. È una visione del mondo. Quella della cultura del bello e della natura come emanazione di Dio.

Una visione del mondo capace di guardare oltre e “percepire” i richiami di ciò che sussurra invisibile dalla notte dei tempi. Dal mare, dal cielo, dai profili distesi delle rocce come mostri dormienti dopo narrazioni di grandezza. Soggiornare a Capo Spartivento significa saper cogliere l’infinito. Nel mondo che passa e nel transeunte. Quando tutto intorno è sospeso. Il tempo come il rimuginio dei pensieri disturbanti. Come quando si trova pace, come a Capo Spartivento.

Foto Roberto Patti

Leggi anche

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

Altri articoli

Aggiungi commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

Seguici su Facebook