Caro governo, che si fa?

Caro governo, che si fa? Unità nazionale e strategia condivisa
Foto di PhotosByGreg da Pixabay

Caro governo, non importa chi, di che colore, dove e come. L’Italia sta come sta. Con l’Europa che dice no ma chiede solidarietà. Pe se stessa e per gli amici degli amici. Ha senso ancora, in questa prospettiva, un’Europa che si attesta sul fronte dell’indifferenza e dove a decidere sono cinque persone?

Caro governo, che succede? Capisco la pandemia, l’evento mai accaduto, la circostanza eccezionale ma che si fa? Non è colpa vostra ma certo è che speranza oggi sia rara leggiadria. Non tanto perché stiamo in mano a Dio ma perché stiamo a casa ogni giorno in perenne attesa. Di notizie buone. Come la penetrante Rossella O’Hara in Butler: “Dopotutto, domani è un altro giorno”. O come il film di Simone Spada. Un invito a guardare oltre le apparenze.

Ma qui i giorni passano. E il lavoro pure. Con la matrigna Europa, pedonate se la chiamo così, che incombe. Bisogna darsi una mossa. Vero è che ora occorre avere cautela. Magari pure ad averla avuta prima. Se a gennaio era emergenza, perché aver aspettato fino a marzo allora per metterci tutti in gabbia? Abbiamo aspettato troppo? Col senno di poi, nulla sa di realtà.

Ma forse, a non aver minimizzato, oppure non compreso, non so, oggi sarebbe autentica primavera. Il problema attuale non è la distanza sociale. Figuriamoci, c’è chi come me la pratica con piacere orgasmico da inenarrabili epoche.

Il problema è che se il paese continua a essere “closed” come piace dire ai vostri amici americani, la bomba sociale è in agguato. Mica quella d’acqua. Che si fa di lavoratori, partite IVA, giornalisti precari, giovani, commercianti? O ad esempio, di tanti altri poveri diavoli che si arrabbattavano in lavoretti occasionali e che ora, a pandemia dilagata, possono solo che aspettare di vedere l’alba quanto prima, perché non sanno cosa fare?

E la criminalità? Se non manipola e grufola nel malaffare, che facciamo, ce la ritroviamo sul groppone, dentro casa perché col tutto chiuso non sa più dove sbattere la testa? Insomma, la situazione è preoccupante. Più che altro perché si ha come l’impressione che la difficoltà della politica, non dico solo la vostra, sia pandemica, quella si. Procrastinando ancora il fermo. Con un fermo senza previsioni, il lavoro muore. E l’economia tutta? Se davvero fosse giunto il momento di mettere la politica al centro, al posto dell’economicismo, e puntare i piedi con l’Europa? Non per fare slogan ma per dire: signori, ora basta, pensiamo al nostro popolo.

Ma siamo fiduciosi. Nella Divina Provvidenza di estrazione manzoniana. Come è passata la peste e i turpi monatti, passerà anche questa. Se magari fosse possibile, quanto prima, ve ne saremmo grati. Possibilmente dicendo marameo a chi vorrebbe prestarci i famosi soldi a strozzo per toglierci le ultime cose rimaste “Made in Italy”. Caro governo, fatti di Unità Nazionale e di strategia condivisa. Rompi gli indugi. Tira fuori… l’orgoglio. E non ti fidare di chi usa la nostra eccellenza, per depredarci in dolcezza, parlando un pessimo italiano mentre ci spalma con la vaselina.

Occorre stare insieme. Non solo a casa. Ma davanti al mondo. Per il bene della nostra patria, non del sovranismo o dell’europeismo. Per le imprese, per chi deve alzare la serranda, per i lavoratori, per i giovani, per gli artigiani, per i commercianti, per le famiglie, per i nostri figli. Il resto è aria fritta. Restate a casa o estate a casa, dunque?

Ricorda i nostri padri che cantavano “Non passa lo straniero”. Che non era né il migrante, né il viandante. Sempre la stessa lotta. Contro l’invasore che di questa Italia voleva fare terra bruciata. Dunque, caro governo, a casa noi ci restiamo. Ma per quanto? Aiutaci, dacci una prospettiva, così da avere un sogno. Anche prenderci un caffé, entrando in un bar, uno alla volta. Con obbligo di guanti e mascherina. Ma esercita i poteri dello Stato per farle avere, soprattutto a chi ne ha più bisogno, fatti sentire, se ci sei, battili vari colpi. Che andrà meglio per tutti. E se la droga fa male, allora basta con l’euroina.

 

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Daniele Del Moro

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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