Casina delle Civette a Villa Torlonia, una dimora “fatata” nel cuore di Roma

Casina delle Civette a Villa Torlonia, una dimora "fatata" nel cuore di Roma
Foto: Wikipedia (Licenze Creative Commons)

La Casina delle Civette a Villa Torlonia, un gioiello architettonico nel centro di Roma. Sembra una casa appena uscita da un libro di favole, un casa stregata che racchiude tanti segreti e tanta storia. E in effetti, è proprio così. Ampie vetrate, forme e volumi insoliti, legno massiccio e altezza imponente: cosa ha da raccontarci la Casina delle Civette?

La Casina delle Civette riporta subito alla nota casa di marzapane di Hänsel e Gretel, ad altre epoche che sembrano lontane da noi in maniera “cosmica”. Ci troviamo all’interno del bellissimo parco di Villa Torlonia. Il Museo della Casina delle Civette mette insieme stile liberty, esoterismo e magia in un viluppo evocativo di rara intensità.

La Casina delle Civette, dimora del principe Giovanni Torlonia junior fino al 1938, anno della sua morte, è il risultato di una serie di trasformazioni e aggiunte apportate alla ottocentesca Capanna Svizzera che, collocata ai bordi del parco e nascosta da una collinetta artificiale, costituiva in origine un luogo di evasione rispetto all’ufficialità della residenza principale.

La Capanna Svizzera era così definita perché ricordava un rifugio di montagna. Ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, si presentava come un manufatto rustico con paramenti esterni a bugne di tufo ed interno dipinto a tempera ad imitazione di rocce e tavolati di legno.

Casina delle Civette, il richiamo esoterico

Diventa Casina delle Civette a causa dell’iconico uccello presente sui decori delle vetrate e delle maioliche, a cui si accompagnano fate, cigni, pavoni, farfalle e rose. Le decorazioni con la civetta sono presenti in maniera quasi “opprimente” perché il principe, uomo scontroso, era amante dei simboli esoterici e la civetta proprio a questo fa riferimento.

Assolute protagoniste, dunque, le vetrate, un tripudio di colori e di dettagli di grande maestria. Le vetrate vengono tutte installate tra il 1908 e il 1930 e costituiscono un “unicum” nel panorama artistico internazionale, prodotte tutte dal laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.

Nel 1917 l’architetto Vincenzo Fasolo aggiunse le strutture del fronte meridionale della Casina, elaborando un fantasioso apparato decorativo in stile Liberty. L’impronta di Fasolo è riscontrabile nella scelta dei volumi che si aggregano e che si intersecano prendendo corpo in una grande varietà di materiali e particolari decorativi.

Elemento unificante delle molteplici soluzioni architettoniche è la tonalità grigia del manto di finitura delle coperture, per il quale venne utilizzato la lavagna in lastre sottili. La struttura ha subìto negli anni diverse manipolazioni nel corso degli anni. Le torrette, le logge e i porticati che caratterizzano oggi il museo, hanno trasformato l’edificio in una casa che sembra uscita dal film Biancaneve.

Il passaggio sotterraneo

I due edifici del complesso architettonico attuale, il villino principale e la dipendenza, collegati tra loro da una piccola galleria in legno e da un passaggio sotterraneo, nulla o quasi hanno a che fare con il romantico rifugio di sapore alpestre ideato nell’Ottocento dallo Jappelli, la citata Capanna Svizzeara, se non per le strutture murarie dei due corpi di fabbrica principali disposti ad “L”, per l’impronta volutamente rustica, per l’uso dei diversi materiali costruttivi lasciati a vista e per la copertura a falde inclinate.

Gli spazi interni, disposti su due livelli, sono tutti particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo mostrano la particolare attenzione del principe per il comfort abitativo.

La distruzione dell’edificio inizia nel 1944, con l’occupazione delle truppe anglo-americane, durata oltre tre anni. Quando nel 1978 il Comune di Roma acquisisce la Villa, sia gli edifici sia il parco sono in condizioni disastrose.

L’incendio del 1991 aggrava le condizioni di degrado della Casina, a cui si aggiungono furti e vandalismi. L’immagine odierna della Casina delle Civette è il risultato di un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito dal 1992 al 1997, che, con quanto ancora conservato e sulla base delle numerose fonti documentarie, ha permesso la restituzione alla città di uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso.

Visitando Roma, o per chi vi abita, da non farsi assolutamente mancare una visita alla Casina delle Civette, un luogo così misterioso e affascinate da rimanerne… letteralmente “stregati”.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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