Citroen DS, nostalgia di un’epoca

Citroen DS, nostalgia di un'epoca
Citroen DS, nostalgia di un'epoca

Questo è un giornale, un giornale online. Ma è anche un giornale dove albergano nostalgie. Non di quelle che rimpiangono e basta. Ma di quelle nostalgie che pensano e che ripensano a un mondo. Come negli anni Cinquanta, quando fa il suo debutto una delle automobili della storia dell’industria automobilistica. Questa vettura si chiama Citroen DS, per molti diventerà leggendaria e verrà anche chiamata “lo squalo” o “il ferro da stiro”. Rintoccano le lancette del passato, e pongono al centro la clessidra dei ricordi indimenticabili. Questa è la storia della nascita della Citroen DS.

Citroen DS, ottobre 1955

6 ottobre 1955: a Parigi è una tipica giornata d’autunno, ma l’atmosfera che si respira in città è elettrica. Il Grand Palais sta per alzare il sipario sulla 42esima edizione del Salone dell’auto francese ed in fila davanti alle biglietterie c’è, fremente, la folla delle grandi occasioni. Alle 8.30 si aprono in cancelli ed il pubblico si riversa all’interno dell’elegante palazzo delle esposizioni per dirigersi compatta verso uno stand ben preciso, dove incontrare la vedette della manifestazione.

Citroen DS, nostalgia di un'epoca

Tra scoop giornalistici e falsi annunci, sono almeno cinque anni che gli appassionati aspettano una vettura straordinaria, sentono nell’aria qualcosa che ha il sapore della rivoluzione. Quello che accadrà, supererà di molto la più fervida delle fantasie.

Quando la Citroen DS19 viene presentata stupisce subito per la sua elegantissima semplicità. La Dea (il suo nome in francese si legge DéeSse, che vuol dire esattamente dea, divinità) è levigata, aerodinamica, priva di orpelli o cromature inutili. Lo stilista Flaminio Bertoni che la disegna con la tipica geniale creatività italiana ne valorizza alcuni dettagli, come le elegantissime maniglie, i paraurti che sembrano due sculture e le cerniere del bagagliaio posteriore, dissimulate nelle finiture dei fianchetti che incorporano anche le frecce posteriori.

Le curve descritte dalle superfici della lamiera sono pulite, interrotte solo da profili in gomma, sapientemente distribuiti, che fungono da guarnizioni e che sottolineano la perfetta ripartizione degli elementi della carrozzeria.

Il successo è immediato, travolgente. Nei primi quarantacinque minuti di apertura del Salone vengono siglati ben 749 contratti di vendita, che diventano 12mila alla fine del primo giorno, 80mila alla chiusura della manifestazione.

Con la DS Prestige, introdotta nel 1959, vengono le esigenze di chi, per protocollo o abitudine, utilizza un autista per i propri spostamenti. La DS Prestige, definita un “lussuoso ufficio viaggiante” è la prima auto a disporre di un radiotelefono di serie ed è fornita, sempre di serie, di una paratia di separazione tra il posto di guida ed i sedili posteriori, con un vetro scorrevole che garantisce la privacy dei passeggeri.

Nel 1962 un leggero restyling del frontale ne migliora ulteriormente le caratteristiche aerodinamiche senza appesantirne la linea. Piccoli elementi in gomma vengono posti a protezione del frontale e del paraurti posteriore, conferendo alla DS19 un ulteriore tocco d’eleganza.

1964, nasce la DS Pallas

Nel 1964 il marchio francese dona loro una nuova finizione per la DS, pensata espressamente per questo genere di clientela che, pur amando il design puro della “grossa Citroën” non voleva rinunciare ad un certo lusso e a finiture distintive, come quelle che avevano reso celebri le auto di fabbricazione inglese.

Citroen DS, nostalgia di un'epoca

La nuova finizione della DS viene caratterizzata da un altro nome che diventerà celebre. Pallas, con un chiaro riferimento alla regina delle Dee, Pallade Athena, dea della saggezza e dell’equilibrio. La nuova DS19 ha i filetti cromati, modanature in gomma inserite in profili in acciaio inox (splendidamente integrati con i catadiottri posteriori), fianchetti in acciaio satinato e (soprattutto) interni dove i rivestimenti in cuoio naturale (o tessuto) non lasciavano a vista alcun elemento in lamiera della carrozzeria, avvolgendo gli occupanti in un soffice abbraccio.

Sedili con schienali rialzati, un largo bracciolo integrato nello schienale posteriore (e poi anche uno tra le poltrone anteriori), pregiata moquette di lana, finiture in acciaio inossidabile e due grandi plafoniere che inondano di luce l’abitacolo della DS.

La presentazione della DS Pallas avviene al Salone di Parigi del 1964 e la produzione prosegue sino all’aprile del 1975, tanto che l’ultima DS uscita dalle catene di montaggio di Quai de Javel fu proprio una 23 Pallas. Tale finitura viene estesa, opzionalmente, anche alle DS Prestige che divennero Prestige Pallas e a tutte le Cabriolet prodotte dal 1965 a fine produzione.

La finizione Pallas, nel 1964, porta anche modifiche tecniche alla DS. In questa versione, viene dotata di due proiettori anteriori a lunga portata (chiamati “Boule” per la loro forma sferica), prodotti da Cibié e da Marchal per Citroën, poi gradualmente estesi (in opzione) a tutti i modelli fino al ’67, quando il nuovo frontale con fari carenati (l’ultima opera di Flaminio Bertoni) integra questa innovazione con il sistema di orientamento direzionale, collegato al movimento del volante.

La Citroen DS Pallas, fin dalla sua introduzione, divenne la più popolare tra le DS: in Italia, “Pallas” era spesso sinonimo di DS tanto che dal 1970 nel nostro Paese la DS20 (che da noi era il modello più popolare) fu disponibile nella sola versione Pallas con cambio a comando idraulico: il comfort elevato all’ennesima potenza!

Il successo della Citroen DS19 dura vigoroso per vent’anni, fino al 1975, quando la congiuntura tra crisi economica e crisi petrolifera determina la fine di molte auto di lusso e di grossa cilindrata, inclusa la stessa DS.

La sua produzione termina ufficialmente il 24 aprile, dopo circa un milione e mezzo di esemplari venduti, molti dei quali, alteri ed irraggiungibili, ancora oggi dominano le strade del terzo millennio. Con la Citroen DS, come accade per molte altre vetture, la cessata produzione finirà col determinare la fine di un’epoca.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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