Cronache della riapertura

Cronache della riapertura
Foto: Pixabay

Una giornata di sole. Di quelle che attivano il buonumore. Per scrivere un pezzo “diversamente” giornalistico e raccogliere informazioni, percezioni, sentimenti. In strada, consumando le suole. Come un vecchio cronista. L’aria è fresca, frizzantina, come si usa dire. La riapertura dal 18 maggio eccola qua.

Ci sono gli italiani, quelli che si lamentano ma anche quelli, e sono tanti, che guardano all’orizzonte, cercando l’azzurro. Come in una giornata così. Ci sono anche gli assembramenti, è vero, ci sono le persone senza mascherina, è comprensibile anche dopo mesi di “domiciliari”.

C’è insomma uno spaccato del mondo in una nazione che proprio attraverso questi assembramenti cerca di riemergere, non cerca solo la riapertura. Cammini, saluti. Il solito bar dove spesso ci siamo “assembrati” prima dell’emergenza per riunioni di lavoro è più pulito del primo giorno dell’inaugurazione.

Tramezzini e cornetti sono più invitanti di un finanziamento a fondo perduto. L’odore è di quelli della pasticcerie in estate quando si andava a mezzanotte a fare l’immancabile tour dei cornetti prima di ritornare a casa. Segnapostato e col “distanziamento in canna”, il locale è pronto “a quel che sarà”.

Il proprietario, mascherina e guanti, il look che fa tendenza, ostenta ottimismo. “Non è cambiato molto rispetto a prima. facevamo 70 coperti, ora solo caffé ma va bene così. L’importante è essere qui, anche se ci organizziamo in due e dobbbiamo aspettare tempi migliori”. Ecco, l’Italia a cui del Mes e delle polemiche frega poco. Interessa il lavoro.

Cammini ancora e ti accorgi che non è solo una questione di estate in arrivo e di belle giornate. La gente è in cerca della vita. Che non è neanche solo lo shopping ma è il contatto, il piacere di “assembrarsi” un attimo, magari a distanza e fare due chiacchiere. Il solito barbiere, marchigiano dalla tempra di ferro, 8o anni, è sulla porta. Accanto al bar gestito da una famiglia di cinesi che sono al banco più coperti di Wuhan in pieno lockdown.

Il barbiere sorride e mi invita: “Facciamo la barba?” “Volentieri”, rispondo “ma ripasso dopo”. Voglio ancora godermi le cronache della riapertura. La mano attenta di questa istituzione di quartiere saluta e sottolinea: “La aspetto con più piacere di prima”. Ecco un altro italiano che non si lamenta ma che alla bella età che si ritrova, è ancora felice di tornare al lavoro e passare la giornata, aspettando che qualcuno gli faccia visita. Una grazia di Dio.

Poi ci sono i negozi, qualcuno vuoto, qualcuno con l’immancabile coda, qualcun’altro più “assembrato”. Ma l’umore è lo stesso. Le commesse sorridono come se fosse la prima volta, il primo giorno, un appuntamento di quelli aspettati per anni. Come uscire fuori da una brutta malattia e sapere: “Ce l’ho fatta”. Sorridono, le commesse, in periferia e nelle vie del centro, sistemano le vetrine, disinfettano gli ambienti.

Per loro è importante essere lì, ritentare ancora di darsi un percorso. Artigiani, commercianti, lavoratori. C’è anche chi dice: “In Italia è tutto più difficile, la burocrazia ma io gli assegni dell’INPS li ho avuti. Fortuna che i soldi non me li sono mai mangiati. E per andare avanti ho messo mano alle riserve”.

Il popolo laborioso di un tempo, il senso del risparmio, la progettualità davvero “italica” del rimboccarsi le maniche. La migliore bandiera di fronte alla retorica facile delle bandiere appese ovunque.

Po ci sono i ristoratori, in questa passeggiata delle cronache della riapertura. Vicino casa, ne abbiamo due, compagni di convivialità domenicali e serate estive. Sono anche contenti della riapertura nonostante i tavoli a distanza e la riduzione dei coperti. “Intanto la riapertura c’è. Poi continuiamo a fare il servizio di asporto. Speriamo che piano piano si torni alla normalità”.

E quando provo a dire provocatoriamente: “Certo con tutti questi centri commerciali,non è facile la vita per voi”, risponde: “Che dobbiamo fare? Da una parte meglio, così girano più soldi”. Eccola l’Italia della riapertura. Quella che decide di essere ottimista. Nonostante i problemi struturali di un paese ancora più in difficoltà.

Ma che arma potente che è l’ottimismo. L’italiano che non si lamenta, quello “operoso” che questo paese l’ha reso migliore davvero, eccolo qua, sta un po’ ovunque, disseminato, non solo assembrato. Basta sapersi guardare in giro e provare ad avere fiducia. Buongiorno Italia.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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