Distesi sulla sabbia

Vorrei stare disteso sulla sabbia. Dylan Thomas esprime magistralmente in questa poesia, questa sensazione di struggente sgomento che si prova quando ci si pone di fronte ad un improvviso lampo di bellezza.  “La musica del cielo sopra la rena”, quella sensazione che colpisce il cuore atterrito gioia, è il tempo che “risuona in ogni granello che s’affretta”. Mi piace la poesia di Dylan Thomas perché scuote e travolge, ti rapporta alla realtà con il vivere in tutto il suo essere.

Il bello del vivere è quello che è. In tutto il suo non trovare pace. Per riconoscersi in taluni momenti di beatitudine. Come i giorni d’infanzia in estate ad aspettare trascorrere il caldo eccessivo delle ore silenziose del primo pomeriggio. I ricordi di mio padre che mi raccontava storie sul Dio Pan, dall’aspetto spaventoso e inquietante, nella campagna estiva, assolata e muta.

Uscire in cerca di bellezza e vita. Da piccoli, a trattenere il respiro. Per non farci trovare dal Dio Pan. Quelle giornate d’estate in attesa di uscire di nuovo, in cerca di fresco e di amici. Ma intanto, sul letto, ad attendere il sole farsi meno cocente. In un senso inquieto di attesa. Tra letture di Zagor e desideri di avventura. Anche lì Dylan Thomas a farmi compagnia. Questa poesia mi riporta a quelle sensazioni.

In tutta la sua straordinaria forza evocativa. Distesi sulla sabbia è tratta da Il mondo che respiro, raccolta del 1939. Il poeta gallese, in questo brano, condensa le proprie inquietudini, facendone un distillato di vita, succoso e vivido. Lo sorseggio con avidità. Esserci è fiorire ogni volta.

Come su quella spiaggia alle Seychelles, nel viaggio di qualche tempo fa di questa immagine.

SeychellesDylan

Distesi sulla sabbia, l’occhio al giallo
E al grave mare, beffiamo chi deride
Chi segue i rossi fiumi, scava
Alcove di parole da un’ombra di cicala,
Ché in questa tomba gialla di rena e di mare
Un appello al colore fischia nel vento
Allegro e grave come la tomba e il mare
Che dormono ai due lati.
I silenzi lunari, la marea silenziosa
Che lambisce i canali stagnanti, l’arida padrona
Della marea increspata fra deserto e burrasca
Dovrebbero curarci dai malanni dell’acqua
Con una calma d’un unico colore.
La musica del cielo sopra la rena
Risuona in ogni granello che s’affretta
A coprire i castelli e i monti dorati
Della grave, allegra, terra in riva al mare.
Fasciati da un nastro sovrano, sdraiati,
Guardando il giallo, facciamo voti che il vento
Spazzi gli strati della spiaggia e affoghi
La roccia rossa; ma i voti sono sterili, né noi
Possiamo opporci alla venuta della roccia,
E dunque giaci guardando il giallo, o sangue
Del mio cuore, finché la stagione dorata
Non vada in pezzi come un cuore e un colle.

Dylan Thomas

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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