Fase 2, non prendiamoci in giro per favore

Fase 2, non prendiamoci in giro per favore
Foto di Dipesh Parmar da Pixabay

Fase 2, si parte il 4 maggio, che praticamente è come la Fase 1. Tanto parlare, aggrapparsi al fumo della pipa, presentazioni in grande stile, appuntamenti all’ora di cena come la finale del più bello dei Mondiali e poi? Rimangono le autocertificazioni, non possiamo spostarci se non con valide motivazioni, i negozi non aprono e i soldi non ci sono. Insomma, tutto come prima o poco più.

Certo, la situazione è eccezionale, mai capitata, una questione di proporzioni storiche. Rimane la sensazione che cui sia ancora parecchia confusione e forse tanto varrebbe dare disposzioni categoriche, ferree, militari. Se così fosse, probabilmente, la politica attuale sarebbe “diversamente rispettata”.

Fase 2, fateci capire: davvero la priorità era la riapertura dei parchi? Non i negozi, i parchi, per poi dirci evitate gli assembramenti e potremo visitare i nostri genitori anziani con mascherina, calmierate a 50 centesimi, e sempre tenendoci a distanza. Ah sì, altra cosa importante era riaprire i musei, fornire i tabaccai e garantire di nuovo l’accesso al gioco. I negozi no però, i bar, e i ristoranti più avanti. In concreto, insomma, la Fase 2 sarebbe: si passa il confine del quartiere, ancora autocertificazioni e soprattutto nuovi moduli, no alle messe, rimangono quelle più profane, soprattutto nei confronti di molti che non sanno più come andare avanti, sì ai funerali, tipo quello del paese, no agli assembramenti, però ai parchi sì, potremo andare, potremo riaccogliere quelli al di là del muro, riandare a trovare i familiari e poi si vedrà.

Fase 2, ecco il decreto in pdf
DPCM e allegato del 26 aprile 2020 (1)

In ogni caso, su molti aspetti, si ha la sensazione di stare al Gattopardo: bisogna che “tutto cambi perché tutto rimanga come prima”. Se è per la salute, non si può che essere prudenti ed è giusto che il premier dica che non siamo ancora al liberi tutti. ma fatecelo capire chiaramente. Questo paese non ha solo bisogno di soldi, ha bisogno di strategie, orgoglio e coglioni, in senso buono naturalmente.

Se dobbiamo stare a casa, dateci indicazioni precise, in maniera da poter percepire l’autorevolezza delle istituzioni non il caos dell’approssimazione. E non indorateci la pillola che finisce, questo sì, per scatenare la rabbia e il risentimento. Non fateci la predica ma siate esempio concreto per dimostrare al popolo che siete anche capaci di fatti e di chiarezza. I nostri Padri Costituenti, dopo la guerra e la dittatura, seppero armonizzare tre correnti di pensiero che hanno costruito l’Italia: social-comunista, cattolica e liberale, dando il via alla rinascita.

Si è gridato alla libertà con Tangentopoli dove, guarda caso, sono passati indenni tutti quelli che hanno iniziato le privatizzazioni con la solita storia di risanare il debito pubblico. Nel 1992 inizio la svendita dello Stato con le privatizzazioni perché appunto “un capitalismo senza mercato” sarebbe stato il problema di questo paese. Poi è arrivato, pian pianino, il sogno della vita a rate e della finanza come metastasi. Se è questo il modello delle felicità, mangia, consuma e crepa, va benissimo, tant’è. Ma se dobbiamo rivedere tutto, che sia al più presto e con un progetto. Politico prima di tutto. Per riportare una visione del mondo al centro e far capire all’economicismo che in Italia c’è una classe dirigente capace di attuare una rivoluzione. Altrimenti, finiremo bolliti, come la celebre rana, in quello che continuerete a descriverci come il migliore dei mondi possibili.

 

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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