Fiat Cabriolet, le ali della libertà

Fiat Cabriolet, le ali della libertà. Nel film, la scena che simboleggia la “resurrezione” a una nuova vita di Andy Dufresne è quando lui, a bordo della celebre decappottabile rossa, sfreccia sulla costa di Zihuatanejo, zazzera al vento e sorriso di piena soddisfazione genere “sono ancora vivo, figli di puttana”. Che poi è l’alta frase topica pronunciata da un indimenticabile Steve McQueen quando, in “sembianze” di Papillon affronta il mare. Preferisce il rischio dell’ignoto all’inferno della Guyana francese.

Dunque, sono tanti, sono diversi i simboli della libertà. C’è chi la vede in Syd Vicious e nel punk del 1977, c’è chi la vide nella stella a cinque punte, chi persino nelle stelle messe in quinta nota, fatto sta che ognuno la vede come vuole. Per qualcuno libertà significa auto d’epoca, decappottabili rosse, e nostalgie d’altri tempi. Anzi, forse, come cantano gli Afterhours, “la chiave della felicità è la disobbedienza in sé, a quello che non c’è”. E quello che non c’è per molti che hanno vissuto la libertà in certe icone è una tortura. Perché se non ci sono più certe icone, forse c’è anche meno libertà.

Sofismi a parte, con le decappottabili rosse, la libertà assume i contorni del sogno e della memoria. Significa proiettarsi su strade dove sfrecciare coincideva con la “metaforza” di una generazione in cerca di nuove serenità, consapevole della propria identità. Se la decappottabile americana incarna da sempre il desiderio un on the road, una corda sospesa tra Easy Rider e Thelma & Louise, Alfa Romeo e Fiat in Italia avevano gioie da vendere a chi cercava libertà in attimi indimenticabili.

Fiat Cabriolet, le ali della libertà

Uno di queste gioie era rappresentata dalla Fiat Cabriolet 1200. La vettura nasce nella seconda metà degli anni Cinquanta per rispondere al dominio delle spider Alfa Romeo e Lancia in anni ruggenti in cui l’industria automobilistica italiana è geniale e il Made in Italy non è ancora l’etichetta paracula ad uso e consumo delle fregnacce globali.

Fiat Cabriolet, le versioni

La Cabriolet 1200 incarna l’eleganza di quegli anni. Una vettura di quattro metri che, a dispetto della lunghezza, si presenta con due soli sedili. Lo stile italiano viene esaltato dalle linee che definire di charme è poco. I lisci fianchi sono “incernierati” da cromature come raggi di sole. La presa d’aria sul cofano che in quegli anni va di moda, è la testimonianza di un’ideologia futurista che si proietta sul “sol dell’avvenire”.

Presa d’aria e scalino in cui il bagagliaio si “fonde” col paraurti sono i dettagli inconfondibili di una matita che fa storia ogni volta che plana sul foglio i suoi disegni come un Icaro che sceglie la carta per volare al posto delle sue ali di cera. Questo signore, questo direttore d’orchestra che fa della matita una bacchetta per ineguagliabili partiture, si chiama Sergio Pininfarina.

Il motore della Cabriolet 1200 è un 3 cilindri Fiat da 58 cavalli, anche parco nei consumi. I 58 cavalli non brillano per mordente. Se davvero la vettura, al di là della bellezza che la rende una autentica leggenda, vuole competere con l’Alfa, ha bisogno di un propulsore che all’avvio giustifichi una simile scelta e non faccia rimpiangere di non aver scelto il Biscione.

Fiat Cabriolet, le ali della libertà

Per fare avere un motore più competitivo, arrivano in supporto alla Fiat i Fratelli Maserati. Nasce la Cabriolet motore Osca 1500, bialbero da 80 cavalli. È più bella di Rita Haywort quando scioglie la sua chioma rossa, sciogliendo anche i più tiepidi. La Fiat Osca ha cavalli che galoppano come si deve. Tanto per sottolinearne il carattere sportivo, tra le dotazioni, sulla versione 1500 troviamo il puntapiedi davanti al sedile del passeggero.

Versioni Cabriolet 1200 e 1500 Osca si affiancano ed è difficile distinguerle. A parte il motore, plancia in lamiera e volante rivestito in plastica per la 1200, volante in radica, bocca sul cofano più ampia e barra tendicapote dietro i sedili per la 1500.

Fiat Cabriolet, le ali della libertà

Col tempo, le due vetture si evolvono. Nel 1965 arriva il cambio a cinque marce più motore 1500 da 72 cavalli nella versione Cabriolet, quella originariamente 1200. Motore 1600 per la versione Osca. Diciamo la verità: nonostante la bellezza, questa Fiat non riuscirà mai davvero a impensierire le spider Alfa Romeo. Nemmeno con l’arrivo della Fiat 124 spider. D’altra parte quando l’esercito “nemico” era affidato al comando dei generali Giulia, Duetto, Gt Junior 1300, 1600 e 2000, vincere la guerra non era difficile. Era praticamente impossibile.

Fiat Cabriolet, le ali della libertà

Ma la Fiat Cabriolet fece storia ugualmente e divenne leggenda. Perché coincideva con il sogno rampante di un’industria che si sfidava a colpi di design e di tecnica per dare all’Italia il volto che meritava. Oggi trovare queste vetture è particolarmente difficile. Se vogliamo appropriarcene per rivivere quei ricordi servono soldi. Circa 20 mila euro per la Cabriolet 1200, il doppio per la 1500 Osca. Che tempi, che sogni, altro che globalizzazione e grande fratello.

Foto: da web

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