Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati

Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati
Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati

Fotografie in carcere, l’esposizione che documenta il libero esercizio della fede da parte dei detenuti, nella quotidianità del carcere di Milano Opera

Fotografie in carcere di Margherita Lazzati è una mostra dai toni intensi, un invito alla riflessione capace di generare emozioni. L’esposizione, curata da Nadia Righi e Cinzia Picozzi, rispettivamente direttrice e conservatrice del Museo Diocesano, realizzata in collaborazione con la Galleria L’Affiche di Milano, raccoglie 50 immagini in bianco e nero, che documentano il libero esercizio della fede, all’interno del carcere di Milano Opera. Sarà possibile visitare la mostra al Museo diocesano Carlo Maria Martini di Milano sino al 26 gennaio 2020.

Dal 2011, Margherita Lazzati ha frequentato, come fotografa, la casa di reclusione milanese, nell’ambito del “Laboratorio di lettura e scrittura creativa”. Dopo quell’esperienza, che ha portato alla serie dei Ritratti in carcere, Margherita Lazzati ha allargato il suo sguardo verso altre realtà, sempre all’interno dell’istituto.

Fotografie in carcere, il progetto

In particolare, dal dialogo avviato nel 2017 con l’allora direttore Giacinto Siciliano, e proseguito con il suo successore, Silvio Di Gregorio, e con il provveditore Luigi Pagano, è scaturita l’idea di documentare la quotidianità del carcere in tutti i suoi aspetti. Il progetto Fotografie in carcere è nato col fine d’illustrare attraverso la fotografia la corrispondenza tra la realtà e alcuni articoli dell’ordinamento penitenziario, come il numero 58, sulle “manifestazioni della libertà religiosa”.

Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati

Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati
Margherita Lazzati

Le immagini dell’artista milanese ritraggono persone a contatto con la propria fede e con il proprio credo; non solo detenuti, quanto volontari, ministri di culto, agenti, appartenenti a comunità di diverse confessioni religiose, siano essi cattolici, ebrei, evangelici, copti, buddisti, musulmani, còlti nei vari momenti di preghiera e di condivisione.

Ho scelto di ritrarre non solo i luoghi della preghiera – ricorda Margherita Lazzati – e della condivisione, ma anche i dialoghi, gli sguardi, i gesti rituali, i momenti di convivenza tra persone, che sono poi quelli che maggiormente mi hanno colpita”.

È proprio la persona, il singolo individuo ad aver attratto l’obiettivo della fotografa, senza alcuna retorica.Questo è un tema a me molto caro – prosegue Margherita Lazzati. Cerco di rimanere lontana da ogni retorica e di rivolgere la mia indagine unicamente alla “persona”. In questo caso mi sono concentrata sull’esperienza che le persone vivono e condividono: un’esperienza di riflessione, preghiera, speranza, disperazione”.

Il grido del cuore di ogni uomo

Una mostra, dunque, ad altissimo “tasso emotivo” che invita a riflettere e a condividere, a sapersi immedesimare nell’altro per comprendere i palpiti del cuore” di chi ancora cerca di guardare il mondo con rinnovata fiducia. E con speranza. Per una inclusione che si traduca soprattutto in un atteggiamento della mente, in senso buddhista, meno “retorico”. Sottolinea Nadia Righi: “Margherita Lazzati, con la delicatezza che contraddistingue il suo modo di fotografare, riesce a parlare di questo tema che, in realtà, riguarda noi tutti. Non è facile raccontare ciò che succede tra le mura del carcere. Non è facile descrivere l’intensità di alcuni momenti, non è facile soprattutto far percepire quel grido nel cuore di ogni uomo. Margherita Lazzati tenta di fare questo, attraverso un dialogo incessante con i soggetti che fotografa. E ci riesce, attraverso una sensibilità straordinaria che la porta, in punta di piedi, a tessere una trama, senza narrare episodi o raccontare aneddoti, ma evocando attraverso situazioni, dettagli, e soprattutto gesti, volti e sguardi, il desiderio che ogni uomo ha nel suo cuore. Il luogo, il carcere, è inevitabilmente presente nei suoi scatti. Stanze chiuse, sbarre, mura fanno da sfondo alle immagini in mostra. Ma quelle mura non sono l’ultima parola. La luce entra dalle sbarre, va oltre, colpisce i volti, crea contrasti, a volte nasconde visi ed espressioni che possiamo solo immaginare. Il risultato è molto di più di un racconto. Margherita Lazzati, con le sue fotografie, non ci “spiega” cosa avviene in carcere. Intende invece sollecitare in tutti coloro che visiteranno la mostra profondi interrogativi”.

Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati

Aggiunge Cinzia Picozzi: “Intitolare genericamente una mostra “Fotografie in carcere” può assumere molteplici significati: necessario dunque, in questa sede, un sottotitolo che nella complessità di una realtà così sfaccettata possa delimitare il confine della rassegna, possa metterne a fuoco il singolo aspetto: “manifestazioni della libertà religiosa”. Attraverso i circa cinquanta scatti presenti in mostra Margherita Lazzati documenta, infatti, relazionandosi con le comunità presenti all’interno dell’istituto, i preziosi momenti di condivisione legati all’espressione del proprio credo: momenti di preghiera, di dialogo e di convivenza”.

Particolarmente interessante il punto di vista di Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale: “Facendo leva sulla sana curiosità dei visitatori l’artista ci aiuta a cogliere come le religioni siano già riuscite ad abitare il carcere, mostrando proprio in questo luogo le energie migliori che sanno sprigionare in termini di umanizzazione, di capacità di futuro, di educazione. Anticipando quanto la società e le istituzioni milanesi non sono ancora riuscite a realizzare negli spazi normali della vita civile e quotidiana, le religioni dentro il carcere rivelano una capacità di collaborazione e di coesistenza che molti non sanno riconoscere. Si riesce a pregare, rispettando le reciproche differenze, cristiani e musulmani, cristiani cattolici e ortodossi, seguaci delle religioni orientali come pure simpatizzanti di movimenti pentecostali ed evangelici. A nessuno viene l’idea di realizzare un insano miscuglio di credenze, una sorta di inedito sincretismo in salsa postmoderna. Tutti invece sanno riconoscere e rispettare la sacralità delle tradizioni, attingendo ad esse in momenti di solitudine e difficoltà, sempre pronti all’ascolto e al confronto. Pregare in carcere è vivere un’esperienza di cattolicità in senso letterale, oltre che pieno. Si scopre come le fedi riescono a dialogare e a collaborare avendo come punto di riferimento la crescita e la redenzione di ogni persona umana. Si scopre in questo modo come il Vangelo di Gesù Cristo viene vissuto alla lettera, reso presente in modo nuovo dalla drammaticità delle situazioni che il quotidiano del carcere ripropone, spesso in modo naturale e discreto, quasi con una sorta di pudore”.

Fotografie in carcere. Manifestazioni della libertà religiosa di Margherita Lazzati

Margherita Lazzati, con delicatezza e determinazione, invita ad oltrepassare la cinta muraria e ad avvicinarsi di una realtà che è parte integrante della società. Il risultato è molto più di un racconto. Queste immagini non “spiegano” cosa avviene in carcere. Sollecitano invece profondi interrogativi.

È proprio per tale ragione che la mostra trova negli spazi di questo museo il suo senso più compiuto, in totale sintonia con l’identità del museo stesso che, attraverso la bellezza dell’arte, intende suscitare domande di significato e desiderio di Bellezza. Una mostra che si trova in particolare sintonia con il nostro giornale il cui motto è Alla ricerca del buono e del bello come visione del mondo.

In questo caso, il bello si trasforma in autentica catarsi per chi cerca una nuova possibilità di vita. Una nuova possibilità di bellezza e di credere ancora nel proprio percorso. Accompagna la mostra Fotografie in carcere, un catalogo Edizioni La Vita Felice.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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