Fuori casa

 

Fuori casa,
sul crinale,
c’erano scosse,
tra smisurate scie.
In un costato estivo,
impastavo veglie,
mentre consegnavo a notti insonni,
trincee,
di cieli in fiamme.
L’isola mi portava in dono,
scalinate d’ebano
e tritoni ubriachi,
tra solitudine sacra
e sirene,
in orgiastica armonia.
Geometrie d’acqua
annunciavano il silenzio, abissale,
della distanza,
con il rumore,
vano,
del mondo.
Per disarmare,
con accurata ingenuità,
ogni perdita,
conferendo pienezza,
delirio e rapimento
ad ogni vuoto,
da irridere.

 

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

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