Gradara, Gabicce e San Marino, 3 posti da vedere in un giorno

Gradara, Gabicce e San Marino, 3 posti da vedere in un giorno. Partendo da Roma, un bel giro in moto con i nostri soliti 700 chilometri con la sorpresa della Valmarecchia. Parliamoci chiaro. Per un giro di questo tipo, servono motociclisti che amano stare con le terga attaccate alla sella per chilometri e chilometri. Ma questo è il senso dei miei piccoli racconti di Moto Adventure. Se avete voglia di macinare chilometri, dunque, ecco la mia proposta, sperimentata e verificata. Partendo da Roma.

I 3 posti

– Gradara
– Gabicce Mare
– San Marino

Partenza da Roma, per arrivare al Castello di Gradara, rocca leggendaria di Paolo e Francesca i due amanti descritti da Dante nel V canto dell’Inferno. La strada che si percorre da Orte è la classica E45 dove a farla da padrona sono buche e autovelox. Negli autogrill troneggia il cartello “Siete in un paese meraviglioso”. A guardare le strade, le autostrade e gli autovelox che scassano la minchia al cittadino inerme visto che lo Stato deve fare solo cassa, più che meraviglioso il paese sembra quello dei balocchi, insomma una ricca presa per il culo.

Gradara, Gabicce e San Marino, 3 posti da vedere in un giorno

La strada ci inghiotte. Nonostante gli scossoni delle strade del “paese meraviglioso” e alcuni rettilinei che potrebbero annoiare, il motore boxer, ci pensa lui a svegliarti. L’E45 è un’onda lunga con i camion che tengono indifferentemente la destra o la sinistra, poco avvezzi alla disciplina.

Mi guardo negli specchietti. Mi scopro identico a mio padre su questa strada che ho spesso percorso con lui che appestava l’abitacolo della nostra vecchia Fiat Ritmo nei miasmi delle sigarette che lo hanno portato via. Cancro ai polmoni.

Insomma, ogni volta che parto per fuggire il mondo, mi ritrovo con i miei ricordi. E ritrovo un mondo. Il mio. Con Guido avanziamo in un blitzkrieg che in poco ci porta a Gradara. Partiamo alle 9.30, una sosta caffé e alle 12.30 arriviamo alla rocca dei due amanti.

Gradara

Il parcheggio antistante Gradara è deserto. Il bello dei viaggi durante la settimana. A tratti, ti sembra di attraversare il Kurdistan con luoghi di una bellezza semplice e silenzi che sono una terapia.
Luoghi che in altri giorni sono presi d’assalto dalle celebri “moltitudini transumanti che profanano ogni luogo”. Parole di Nicolàs Gòmez Dàvila.

Gradara, Gabicce e San Marino, 3 posti da vedere in un giorno

La luce che ci taglia mentre camminiamo, stivaloni, pantaloni e giacca, è di quelle irriverenti e la salita verso la Rocca, col il suo selciato che ribolle, non aiuta.Gradara è bella, peccato che il paesaggio sia oggi quello della globalizzazione. Si mangia ovunque, a sproposito, si compra paccottiglia, inutile. Noi ci fermiamo per un pasto veloce in un ristorante defilato ma ottimo. Taverna Paradiso, il nome, consigliato il posto.

Gradara, Gabicce e San Marino, 3 posti da vedere in un giorno

Per approfondimenti sul Borgo di Gradara vi rimando a questo articolo particolarmente interessante. Noi, prima di rimontare in sella, acquistiamo alla Bottega del Buon cibo di Via Roma un paio di vini che, degustati al ritorno in serata, non deluderanno.

Gabicce Mare

Facciamo rotta da Gradara su Gabicce Mare. Sono pochi chilometri di strade tortuose, da lontano si vede il mare, passiamo per Tavullia dove diversi motociclisti si immolano con foto di rito sotto al cartello della toponomastica. Siamo nel paese che diede i natali a Valentino Rossi. A noi ce ne frega fino a un certo punto e mettersi in coda per fare una foto ebete sotto a un cartello ce la risparmiamo.

Gradara, Gabicce e San Marino, 3 posti da vedere in un giorno

Tornando a Gabicce Mare, dicevo, ritorno ai ricordi. Di quando l’estate, dopo i miei viaggi in Europa, mi andavo a riposare con i miei genitori nei due hotel che amavano frequantare, il Grand Hotel Michelacci che prima si chiamava Tre Ville e l’Hotel San Marco.

 

Della riviera al confine tra Emilia-Romagna e Marche ho sempre e solo amato la solerzia e cortesia degli “indigeni”. Mondanità, spiagge stile Papeete e tutto il resto. no. Erano i tempo della Baia Imperiale che oggi mi sembra attraente solo perché mi riporta agli anni Ottanta. Per me che andavo a macinare chilometri in paesi non ancora globalizzati in Renault 4 GTL, la Baia Imperiale era una discoteca da guardare da lontano. Gabicce tutto sommato però è rimasta uguale. Stessi negozi, passeggiate serali per andare a Cattolica e tanta organizzazione impeccabile

San Marino

Con Guido decidiamo di puntare all’estero. Dopo Gradara e Gabicce, San Marino è a una distanza di circa 40 chilometri dalla cittadina di mare. Ne vale la pena di farci un salto. Magari solo per comprarsi un adesivo da mettere subito sulle nostre borse laterali. Peccato per le strade, congestionate dal trasporto su gomma di decine di camion che affliggono il mio boxer che scalpita come fosse un cosacco al supermercato. Di San Marino mi colpisce quello che banalmente si dice della Svizzera. Sembra davvero di non stare in Italia. Regnano ordine e pulizia. Strade intonse, verde serrato e fiori. Anche in questo caso vi rimando allo spazio web https://www.sanmarinosite.com/ per in formazioni più dettagliate su quella che viene definita “antica terra della libertà”.

 

Ora viene il bello, la Valmarecchia

La parte più suggestiva del viaggio è il ritorno. Di tante diavolerie inutili, il navigatore è una di quelle con cui ho imparato a convivere con piacere. Come con il cellulare e Facebook, non sono stato tra i pionieri ad utilizzare di questi attrezzi. Insomma, digito casa sul navigatore e ci spara per una strada meravigliosa che ci conduce fino a Sansepolcro prima di riprendere la E45.

Attraversiamo la Valmarecchia. Leggiamo su Wikipedia: “La Valmarecchia scende dall’Alpe della Luna comune di Badia Tedalda in Toscana fino alla foce del Marecchia nell’area urbana di Rimini. Le maggiori località lungo il corso del fiume sono Badia Tedalda, Pennabilli, Talamello, Novafeltria, San Leo, Torriana, Verucchio, Santarcangelo di Romagna e Rimini, cui si aggiungono paesi e frazioni dai nomi legati alle tipicità dei luoghi che sorgevano lungo il fiume: Ponte Presale, Ponte Messa, Molino di Bascio, Ponte Santa Maria Maddalena, Ponte Verucchio, San Martino Dei Mulini. La Valmarecchia è ricca di luoghi d’interesse storico ed archeologico. Tra questi, le torri di segnalazione di epoca romana, che sorgevano a distanza visiva ed alcune ancora presenti, specie su alcune alture.

La Valmarecchia si differenzia considerevolmente rispetto alle valli più a nord tanto che il corso del suo fiume è utilizzato convenzionalmente come confine tra l’Italia settentrionale e quella centro – meridionale”. E ancora,. “Contrariamente ai seguenti fiumi poi, dove le valli sono disposte perpendicolarmente rispetto alla dorsale dei Appennini formando una struttura omogenea “in denti di sega”, caratterizzata da dorsale strette che scendono gradualmente verso il mare adriatico, nella zona del Montefeltro le valli sono caratterizzate da scarpate o cadute intervallate da stimoli rocciose fortemente modellati dagli agenti atmosferici. Le formazioni marnose lasciano qui il posto ad argilla scagliosa di cui emergono delle rocce alte e ritagliate, formate soprattutto di gradimenti e di argille. Questa conformazione geologica collegata alla storia sanguinante medioevale che ha caratterizzato questo territorio, fa che i principali nuclei abitati si siano sviluppati sugli stimoli rocciosi che sono sospesi sul fondo delle valle (fa eccezione la moderna Novafeltria, già Mercatino Marecchia, che si trova nella valle)”.

In cima ad un crinale ci sporgiamo verso la vallata dove si vede la diga con il lago di Montedoglio. Prima di immergerci in questo panorama che nemmeno fotografo per non rubare nulla alla sacralità del momento, facciamo sosta in un distributore da film alla Tarantino. Non c’è nessuno, all’entrata sonnecchia su una sedia una ragazza che si rivelerà colta e disponbile a raccontarci la solitudine della valle. Ha occhi azzurri come il cielo e il sorriso di chi trova nei viandanti una sciabolata alla noia.

Guido durante la sosta

Intorno ruderi nel vento, qualche motociclista estasiato, cespugli che ricoprono i falsopiani. Il silenzio è di quelli che ti entrano dentro e quasi ti chiedi come si va oggi a vivere immersi nel caos di un rumore che non è normale, è una condanna.
Per fortuna sul casco rigorosamente aperto troneggia un azzurro blu maiolica, come gli occhi incontrati da poco, impossibile non sentirlo questo struggimento sulla bellezza fragile della vita. Per questo molti fuggono. Nell’alcool, nelle droghe, nelle dipendenze di qualsiasi tipo. In viaggio trovi la chiave di ciò che sei, a tratti. I ricordi sono un’ombra. Come la storia. In questa società iperveloce che copre il vuoto con le distrazioni, mi accorgo che c’è un filo sottile che mi collega all’antico.

Ogni viaggio me ne dà sempre maggiore consapevolezza. Si fa sera, forse è per questo che una nostalgia indefinita prende in gola. Fa buio ma non per noi. Altra luce illumina i nostri sguardi. Non solo quella dei fari ma quell che ti rende una cosa sola con l’anima dei luoghi. Una luce che smotta, scarica, rabbrividisce e spesso apre i pori della pelle, svelandoti alle parti più buie di ciò che sei E così risolvi e pacifichi. Come conclude Paolo Rumiz nel suo splendido La leggenda dei monti naviganti “Dio ci ha dato tutto. Ma gli uomini se ne fottono”.

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