Il bello che mi viene

Niente,
E’ che a me il bello viene così:
dai cieli con le ali,
da un gatto che sonnecchia,
zampamano,
dal bronzo,
dalla polvere di marmo,
raggrumata,
che disegna i volti,
nell’aria limpida,
da un sorriso buono,
da una mano tesa e da una carezza,
da occhi ardenti, che hanno il tocco,
dal mare che profuma e infuria,
e poi sta zitto, all’improvviso
e dona pace,
dalle candele in chiesa
o da un tempio,
dalla luce che batte colpi,
tum tum, sull’incalzare della vita,
dalla speranza che parla piano,
dai fiori sul davanzale, anzi meglio,
ovunque,
dal fuoco acceso quando abbaglia e schiocca,
dagli amanti a finestre chiuse,
nella notte buia,
dagli amici e dal sentirci insieme,
dal freddo, di mattina, quando giro,
dal camminare, sempre.
Dalla distanza con chi non ama e non ha rispetto.
E poi mi viene ancora
dai libri, dalla carta quando scrocchia,
dall’albero e dalla spiga, bionda
che d’estate, curva
aspetta,
dal tramonto che rosseggia,
dalla strada e dal percorso e dalle stelle,
mute ma raggianti,
da chi dona e da chi rinuncia,
perché, il dolore, sa
da un quadro e dai colori,
e dal sibilo, talvolta, di qualcosa
che sento accanto,
ma che non c’è,
e dal silenzio che faccio intorno
quando ascolto,
finalmente
dentro me.

 

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

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