Il dramma dell’anoressia in un libro

Dall’anoressia si può guarire ma occorre fare chiarezza. Il volume di Marina Valcarenghi, L’anoressia, va in questa direzione

“Perché un’inconscia autocondanna a morte per fame? Perché questa sentenza riguarda quasi esclusivamente le donne? Esiste un denominatore comune all’origine dell’anoressia? Quali sono le differenze fra l’anoressia isterica e l’anoressia tipica? È possibile neutralizzare questo comportamento autodistruttivo attraverso la psicoanalisi? Senza recidive? E quali sono l’utilità e il senso del ricovero ospedaliero e dell’intervento psichiatrico?”

Disturbi dell’alimentazione come anoressia, bulimia nervosa e alimentazione compulsiva colpiscono, in un caso su dieci, già nella pre-adolescenza. Sono tanti i quesiti a cui prova a rispondere la psicanalista Marina Valcarenghi, che giovedì 13 settembre alle 18.00 presenta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea la sua ultima pubblicazione recentemente edita da Moretti e Vitali, L’anoressia. Tra gli incontri organizzati dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, questo di giovedì è uno di quelli più interessanti.

Marina Valcarenghi ha introdotto per la prima volta in Italia la psicoanalisi in carcere nel 1994, lavorando per nove anni nel reparto di isolamento maschile del carcere di Opera (Milano) e per due anni nel carcere di Bollate (Milano). Fra le sue pubblicazioni di argomento psicoanalitico: I manicomi criminali (Mazzotta), L’aggressività femminile, L’insicurezza, Ho paura di me. Il comportamento sessuale violento, L’amore difficile, Mamma non farmi male, Il coraggio della felicità (B. Mondadori); Senza te io non esisto. Dialogo sulla dipendenza amorosa (Rizzoli); Nel nome del padre e Relazioni, tradotto in Germania e negli Stati Uniti (Tranchida); Signori della corte – un’arringa per Antigone (Renudo). È stata vice presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia. Ha svolto corsi e docenze alla Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Milano, alla facoltà di Psicologia dell’Università di Urbino e all’Università Bocconi di Milano.

Nella prima parte del volume L’anoressia l’autrice si propone di esaminare questi interrogativi dal punto di vista storico, teorico e clinico, presentando quindi il suo metodo di intervento e di cura, fondato sulla ricerca di particolari cause inconsce, collettive e personali, del sintomo anoressico. Nella seconda parte è riassunto il lavoro psicoanalitico con quattro pazienti e il lavoro rimasto incompiuto in un quinto incontro, attraverso le diverse storie di ognuna, i dialoghi con l’analista e l’interpretazione dei sogni, alla ricerca della ferita ancora aperta che si nasconde dietro un autolesionismo così radicale.

Un allarme spesso sottovalutato dai mass media. “In realtà di anoressia e bulimia nervosa si guarisce, basta intraprendere un percorso mirato di terapie” ha dichiarato Maria Gabriella Gentile, responsabile del Centro per la Cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare all’Ospedale Maggiore Niguarda di Milano. Come si legge nell’intervista pubblicata sul sito della Fondazione Veronesi: “L’approccio alla cura è duplice: si deve curare il corpo e la mente. Attraverso questo metodo è possibile guarire. Ogni anno festeggiamo con le nostre ex-pazienti la nascita dei propri bambini. Guarire e tornare ad una vita normale sotto ogni punto di vista dunque è possibile» conclude la dottoressa Gentile. Il percorso, la cui durata è dipendente dal grado di sviluppo del disturbo, necessita l’intervento di un’equipe multidisciplinare che coinvolga sia la persona malata che i suoi familiari”.

Un libro sull’anoressia come questo è, dunque, di particolare importanza, per sfatare molti luoghi comuni sull’argomento e per dipanare quel complesso groviglio psichico che sta all’origine del sintomo anoressico.

INFO

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – 00197 Roma
dal martedì alla domenica 8.30 – 19.30
ultimo ingresso 18.45
T +39 06 3229 8221
lagallerianazionale.com

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