Il mio angelo

Dedicata a chi non è più, non ha più…

Il mio angelo

cammina di notte

tra case rotte, di babeliche onde.

Ha piedi scalzi

per dare risposte

al dolore

di chi non trova pace

tra polvere

e silenziose grida

che non attutiscono le ombre vaganti

di ingiuste spelonche.

Ha poi le sbucciature

dei morti

che accoglie

con l’ala piumata ma sporca

nel gioco umano

di smarrimenti senza sosta

su sabbia e sangue a terra

mentre sotto la pelle delle unghie

rispondono solo fili d’erba strappati

al sole d’estate, quando ancora l’alba profuma.

Cammina e tocca

gli anni sbocciati e poi finiti

che però accarezza nei sogni che lui conosce ma noi no

in luoghi di api

abitate di luce.

Poi si avvicina, dolce,

e bacia le crepe,

sanando il triste singulto

di chi cerca i contorni, delle cose, delle carni, dei respiri.

Per fare del corpo,

un pianto d’universo

e un’incisione precisa

dove attende, di nuovo,

che sia primavera

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

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