Il nero dell’Alabama e l’ariano di Germania, la forza dell’amicizia

La forza dell’amicizia? A Natale, tempo di viaggi o di riflessioni, viene meglio. Forse. Per non cedere alla malinconia, serve un elisir di pura bellezza. Che ci ricorda l’amore e la forza dell’amicizia. Forse a questo davvero serve anche il Natale. A ricordare e a raccontare certe storie. Come quando guardi in tv qualcosa di decente. Non solo Una poltrona per due che a Natale ci sta sempre bene. Come il vino rosso coi porcini.

Pochi giorni fa, un film bello Race, il colore della vittoria, l’omaggio cinematografico alla leggendaria figura di Jesse Owens. In tempi di rigurgiti scomposti e di fisime razziali, raccontare la storia dell’amicizia tra Jesse Owens e Carl Ludwig Hermann Long, detto Luz, il nero e l’ariano, è di quelle che sciabola il cuore e che ti fa dire: a volte c’è bellezza, pure quando gli uomini fanno di tutto per nasconderla.

Del leggendario Owens tante cose si potrebbero raccontare. Sia retoriche che antiretoriche. Ma più di tutto, certe narrazioni sono “terapie” esistenziali, scudi di speranza contro l’orrore che appartiene a tutte le epoche. Senza menarcela con il positivismo e gli abbagli di Voltaire. Come direbbe Totò nella sua magistrale Livella, “o fatt è chest”.

Anni Trenta, Olimpiadi di Berlino, 1936. Quello che accade il pomeriggio del 4 agosto 1936 nello stadio olimpico di Berlino è un insulto al regime nazista, Vince la medaglia d’oro una “freccia nera” che Hitler non riesce proprio a sopportare. La medaglia è d’oro ma l’amicizia che sorge in quel contesto ha il sigillo dell’eroismo, dell’epica che si fa beffe dell’odio e trasforma la politica di chi avrebbe voluto mettere gli uomini contro, in rivalità sportiva e umana bellezza contro tutto e tutti.

La rincorsa è il problema di Owens che si becca due nulli nei primi salti di prova, determinanti per la qualificazione alla finale. Basta un terzo errore e Owens è fuori dalla competizione. Luz Long, è il migliore nella specialità. Suggerisce a Owens di partire partire più indietro e di fare il salto trenta centimetri prima della pedana (la scena del fazzoletto che si vede nel film). Sappiamo come andrà a finire con l’atleta afroamericano che vince la medaglia d’oro e Luz quella d’argento.

Il nero dell'Alabama e l'ariano di Germania, la forza dell'amicizia

Il tedesco e l’americano si complimentano l’uno con l’altro per i salti, il record olimpico di Owens sarà di 8,06 metri. Un giaguaro. Riguardo al mancato saluto da parte di Hitler pare che ci sia stato in verità. Lo riporta lo stesso Owens nella sua autobiografia. Aggiunge che il saluto viene omesso dalla propaganda affidata a Leni Riefenstahl che, come sembra, evita anche di riprendere il richiamo di un gerarca, forse Rudolf Hess, a Luz, “colpevole” di troppa “confidenza” con un nero. E invece, la forza dell’amicizia “che terapia”!

Luz all’inizio della guerra viene dispensato dall’andare al fronte. Quando però le sorti del conflitto cominciano ad andare male per la Germania, anche lui, atleta rappresentativo e importante, viene “gettato” nella mischia. “Sente” che sarà la sua ultima battaglia e affida alla sua corrispondenza con Owens il suo testamento spirituale. La memoria della loro amicizia dovrà rappresentare il modo migliore per un dialogo tra i popoli a pace ritrovata.

In quella Sicilia bruciata dal sole estivo dove gli americani sbarcano con la complicità dei capimafia e dei servizi segreti che “arruolano” Lucky Luciano, Luz incontra la “grande mietitrice”. Viene ferito a Gela il 10 luglio 1943 nel corso dell’operazione Kusky e muore dopo un’agonia di quattro giorni in un ospedale da campo. A soli trent’anni. In silenzio, in mezzo alla follia del disumano che travolge spesso ogni percorso. Anche le amicizie più belle.

Dalle vittorie delle Olimpiadi alla Fossa comune 2, piastra E, tra i nomi di tanti giovani morti in guerra, dove spicca il suo nome e la data di nascita, 27 IV 13 e di morte, 14 VII 43, il cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia di Catania. Una fossa comune dove riposa ai soldati tedeschi dipersi in Sicilia tra il 1941 e il 1944.

Il legame intenso fra l’atleta tedesco Luz Long e Jesse Owens, versione anni Trenta di “Io sono Leggenda” è tutta nell’ultima lettera che Long invia a Owen nel 1942, testimonianza di una corrispondenza epistolare d’altri tempi dal fronte della guerra. Luz si trova in Tunisia a combattere con il ruolo di Obergefreiter della Luftwaffe (appuntato della riserva).

Leggiamo quanto riportato dal Fatto Quotidiano in un articolo di Domenico Occhipinti: “Dove mi trovo sembra che non sia altro che sabbia e sangue. Io non ho paura per me ma per mia moglie e il mio bambino, che non ha mai realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo. Se così dovesse essere ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita vai in Germania a trovare mio figlio e raccontagli anche che neppure la guerra è riuscita a rompere la nostra amicizia. Tuo fratello, Luz”.

Luz muore solo, lontano dagli onori, il suo più difficile salto lo effettuerà distante dal suo più caro amico. Senza aver accanto quella calorosa umanità di cui aveva palpitato l’amicizia e la fratellanza con Owens. Quanta bellezza negli uomini che sanno opporsi al corso della storie, quanto fanno esempio quando bisogna cercarsi degli eroi. Sono lì questi eroi, quelli col cuore che sanno andare oltre le differenze e la retorica che strumentalizza ogni popolo. Sono gli uomini che un giorno, vorrano ritrovarsi ancora, e brindare alla vita ricordando ciò che hanno vissuto e parlare di tutto. Sorridendo per sempre. Come Luz, come Jesse.

 

2 comments

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  • Che bella storia caro Daniele. Anche se termina tristemente. Scusa se non mi senti da tempo, ma la mia vita ultimamente è un po’ complicata. Ora ho anche Arianna, la mia nipotina, con la bronchite. E domani dovrò trattenermi a dormire da mia figlia. E’ un correre a destra e sinistra. Ma non potevo non farti gli auguri per un sereno periodo festivo. Buon Natale mio caro con affetto. Isabella

    • E’ vero carissima, è triste ma ha la forza della speranza in mezzo alla durezza della vita. Mi piace tantissimo la loro intesa, la loro amicizia che va oltre lo sfondo della guerra e della tragedia. Un abbraccio grande e tantissimi auguri di Buon Natale e a presto carissima Isabella, a te e alla tua famiglia.

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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