Il nulla del silenzio

Camminando tempo fa. In Toscana, San Quirico d’Orcia, posto di taumaturgiche evasioni dove mi lancio appena posso

Al pari di un turista affetto da sindrome di transumanza esistenziale. Entro nel palazzo del Comune. Situazione che adoro. Nessuno intorno a me. Il nulla del silenzio, il silenzio che ti osserva.

Una piccola mostra di disegni “manuscritti” di bambini, dalle loro piccole laboriose dita, ingentilisce la monumentale e avvolgente spettralità delle stanze. Il mio passo è lieve. Attraversa le cornici che delimitano gli spazi, oltrepassa i perimetri come cicli di vite.

Mi inebrio di questa solitudine, di questa meditazione militante, di questo silenzio narrante e mi torna in mente Nicolas Gomez Davila: il nulla è l’ombra di Dio. In questo nulla mi ritrovo. Il meglio e il tutto. Spartanizzarsi, farsi leggeri, essenziali, decrescere. Esco. Non incontrando nessuno. Ancora nessuno. Piove leggermente. Spettrale anche all’esterno.

Eppure mi sento in compagnia e mentre mi allontano dialogo. Il nulla si ricolma. Il meglio e il tutto. Di nuovo. Lascio dietro di me il palazzo. Incontro un cane che mi sorride. Camminiamo insieme. Non c’è altro, non c’è bisogno d’altro.

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