Il piacere dell’impiglio

Mi aggrappo

ai lacci dell’aurora,

ai fiori, ai colori, ai profumi o agli amori,

al rimbombo

di un tramonto che formicola,

per un battito di ciglia,

per uno sguardo che stropiccia,

e che tace

ma divampa nel tumulto delle rocce.

Ci sono strade nei miei sogni

che portano laddove

l’onda si fa fuoco

e spartito di sostanza.

Sul mio percorso,

nonostante cortine d’ombra

in nero fumo,

quella malinconia d’impronta

che fugge quando un corallo

mi rapisce,

sul mio sentiero,

c’è un batticuore,

un paesaggio di sistri e neve,

un ciottolato di cristalli trasparenti,

un urlo,

uno scricchiolio, un gorgoglio,

di tracciate storie

mentre sotto la coltre

preme, che so,

un raggio, un cielo, una crepitante tenerezza.

Poi riprendo,

la mia nuda disciplina

nel susseguirsi degli istanti,

del quotidiano,

per non soccombere

allo scatto,

all’inquietudine appuntita,

che scalpiccia

sulla mia balbuzie,

troncando le parole.

Intanto, semina l’ignoto,

nelle crepe,

mentre imparo

e mi allaccio ai cuccioli,

ai pianali di un respiro

che sappia un pò di vastità.

Sbocconcello,

nella prospettiva fluttuante,

un pò di terra,

un silenzio

che mi rada al suolo,

uno schiaffeggio a questo esilio,

un’aria effervescente,

un morso di pochi abbracci,

o qualcosa che mi sbricioli.

E’ il piacere dell’impiglio,

nel fiocco della vita,

rifarsi nome,

muto,

esultante sul crinale

 

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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