Io sono così

Quando l’anima avvampa,

resisto ad ogni tortura,

pure sgusciato.

Scrosto foschie, maciullando gli apostrofi,

e tutti i dettagli che dondolano,

appesi, alla balaustrata cosmica,

della mia testarda sostanza,

talvolta, di ebbri terrori.

Rifaccio l’orlo,

ai risvolti stanchi

e riaggancio il coraggio,

per un altro viaggio,

rovistando nel petto,

un pò di fango e di luce.

E m’imperlo,

perché spero,

di nuovo, del nuovo,

e degli ignoti colori,

che porta ogni giorno.

Indago nel polso,

mi accarezzo in millimetri,

e ne schiocco

una grazia,

di solitudini.

Mi impallino

a quell’eco che oscilla,

tra burrasca e rimuginio,

sangue e linfa,

martoriato, forse,

ma pulsante palpito.

Non ho più ghiaccio di spilli,

ma spruzzaglia di lucciole e arcobaleni di acrobati.

Uno scalcinato cuore,

che giace

in un morbido petto,

scheggiato,

d’infinita bellezza.

Insaponato,

picchietto una musica obliqua,

sempre una sinfonia,

pure a sghimbescio.

C’è pane,

però,

sotto la grandine.

Ne mangerò io,

ne mangeremo un pò tutti

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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