Italia-Germania 4-3, l’epopea eroica di un sogno italiano

Italia-Germania 4-3, l'epopea eroica di un sogno italiano
Italia-Germania 4-3, l'epopea eroica di un sogno italiano

“Che partita meravigliosa, ascoltatori italiani”. Italia – Germania 4-3. Ancora sembra di sentirla nitida la voce di Nando Martellini, concitato a fine partita, con quel tono inconfondibile di entusiasmo garbato. Il tono che si ripeterà nel 1982 con il leggendario “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!”. Il 17 giugno di 50 anni fa allo stadio Azteca di Città del Messico si gioca la semifinale del mondiale di calcio, la “Partita del Secolo” Italia-Germania che finisce col risultato che ha dato vita a libri, film e narrazioni mitiche.

In quel giorno di giugno del 1970 trova la sua epopea una sfida in cui le emozioni saranno la traccia di una nuova ridefinizione dell’anima. Non la compulsiva emocracy dei social, liquida e da dissenteria dell’umore, ma il ricordo che si fa leggenda, la memoria che diventa orgogliosa identità. Di un popolo e di una storia calcistica che è metafora della vita.

Questa epopea eroica va in onda in tv in mondovisione quando in Italia è notte piena e in mondovisione. Le immagini iniziali che illustrano gli attori che sul palco stanno per prendere parte alla scena sono tanto ma tanto diversi dai guitti del calcio di oggi. Italia-Germania 4-3 è incarnazione di una società e di uno stile.

In divisa azzurra e in tenuta bianca, italiani e tedeschi hanno i volti dei camalli e dei metalmeccanici, sono soldati operai, ogni volto ricorda Der Arbeiter di Ernst Junger.

La formazione dell’Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato (Poletti), Cera, Domenghini, Mazzola A. (Rivera), Boninsegna, De Sisti, Riva. Non hanno orecchini, tatuaggi e creste da analisi psicopedagocica in testa. No, hanno facce proletarie di chi col calcio la sfanga un pochino meglio che la prospettiva di una vita in fabbrica o al negozio di papà e mamma.

Rappresentano l’Italia che non si piega. Nemmeo di fronte alla “Wermacht” del calcio. E senza l’8 settembre. Rivendicando l’onta della Coreea del 1966.

Italia-Germania, la partita

Quell’Italia-Germania del mondiale di Messico del 1970 dal punto di vista propriamente calcistico sarà per la verità per 90 minuti una gara noiosa: con i tedeschi guidati dallo statuario Beckenbauer (ferito, braccio appeso al collo per un infortunio, ma imperiale nel suo incedere) all’assalto del temibile catenaccio italiano.

Gli azzurri di Valcareggi sono in vantaggio per 1-0, gol di Boninsegna. Il pareggio tedesco arriva nel recupero del secondo tempo grazie a Schnellinger, che gioca nel nel Milan e si ritrova sotto porta solo perché punta allo spogliatoio per evitare i fischi dei suoi tifosi. Da quel punto in poi, i gol di queste epopea chiamata Italia-Germania 4-3.

Per i tedeschi Gerd Muller, poi 2-2 firmato da Burgnich, uno che nella carriera di difensore arriva sottoporta a dire tanto 4, 5 volte. Poi 3-2 di Riva che esulta con le gambe che si piegano, 3-3 ancora di Muller con errore difensivo di Rivera che si ributta in avanti dopo gli insulti di Albertosi. E rivera fa il coplo: nel giro di una manciata di secondi, colpo millimetrico di piatto destro in controtempo sul tuffo di un Maier spiazzato e inebetito. L’Italia vince ai supplementari.

Nando Martellini aggiungerà a fine partirta: “Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono”. Lo sforzo di quei giocatori fu impagabile. Col clima dello stadio Azteca e la “maledizione di Montezuma” sempre in agguato, come ricorderà Sandro Mazzola.

I giocatori arriveranno alla finale col Brasile in debito di forze e finiranno per perdere 4-1. Ma ancora oggi, non possiamo che essere d’accordo col mitico Nando. “Che meravigliose emozioni che ci avete regalato” e che sogno quella notte: essere italiani e dimostrare al mondo di vincere e saperci risollevare sempre. Il migliore augurio per il futuro, anche in tempi di coronavirus, viene proprio da quella storica semifinale Italia-Germania 4-3.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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