Kibbutz, esperienza diversa e vacanza a costo contenuto

Kibbutz, esperienza diversa e vacanza a costo contenuto
Kibbutz, esperienza diversa e vacanza a costo contenuto

Kibbutz, un’idea per una vacanza diversa in Israele, a costo contenuto. Tutti hanno un comune denominatore: la condivisione. In ogni kibbutz si può trascorrere una esperienza originale nella “Terra promessa”. Vediamo perché.

Kibbutz, in Israele ce ne sono di vario tipo, quelli sul mare, oppure in mezzo al deserto, o vicino alle città. Ogni kibbutz è diverso dall’altro. La scelta è pertanto varia, fra quelli di lusso a quelli più semplici. Andiamo alla scoperta di una tipica forma di società israeliana, fondata su uguaglianza e condivisione.

Nate oltre un secolo fa, queste comunità vivono una nuova giovinezza: sono diventate mete turistiche e di volontariato, dove la condivisione non è solo virtuale ma si può imparare divertendosi.

Il primo kibbutz, quello di Degania Alef, risale al 1909, quando già numerosi ebrei europei si erano trasferiti nella regione grazie alle prime due Aliyah, le ondate migratorie verso la “Terra Promessa”. La sua struttura innovativa, ispirata ai valori della condivisione e dell’uguaglianza, riscuote subito molto successo, al punto da venire replicata in tutto il Paese.

I Kibbutz, elementi fondamentali dell’economia israeliana

I kibbutz sono ancor oggi un elemento importantissimo per l’economia israeliana, dato che da loro derivano il 40% della produzione agricola nazionale e il 10% di quella industriale. Il loro contributo non è certamente solo economico.

I kibbutz sono spesso luogo di ricerca e innovazione per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente, oltre che una delle esperienze più singolari e autentiche per i tanti turisti che visitano Israele ogni anno.

I kibbutz sono infatti luoghi aperti ai turisti nei quali è possibile scoprire le bellezze di Israele. In Kibbutz è possibile anche svolgere un’esperienza di volontariato per un periodo minimo di due mesi.

Questi villaggi sono anche un’ottima alternativa low-cost per una vacanza a stretto contatto con la natura: hanno prezzi contenuti, ma molteplici attrattive.

Natura e tecnologia

Attualmente in Israele i kibbutz sono circa 250, ognuno con le proprie aziende e peculiarità: alcuni sono uniti dalla ricerca tecnologica, altri dalla vicinanza e dall’armonia verso la natura; alcuni hanno scelto di mantenere uno stile di vita sobrio, altri invece hanno optato per qualche lusso in più.

Moltissimi Kibbutz offrono un livello di ospitalità altissimo che si snoda tra hotel, B&B, ospitalità all inclusive. L’universo dei kibbutz israeliani è insomma estremamente variegato, tanto che sarebbe impossibile racchiuderlo tutto sotto un’unica categoria.

Sde Boker, per andare alla scoperta del deserto del Negev

Il più celebre kibbutz è sicuramente quello di Sde Boker, sorto nel 1952 nel sud di Israele, a 50 chilometri dalla città di Beer Sheva. Qui David Ben Gurion, storico Primo Ministro e fondatore dello Stato di Israele, trascorse l’ultima parte della sua vita ed è ancora possibile visitare la sua casa, oggi convertita in museo.

Il kibbutz ospita circa 80 famiglie che vivono grazie all’agricoltura e all’industria leggera. Sde Boker è un ottimo punto di partenza per andare alla scoperta del maestoso deserto del Negev e del parco nazionale di Ein Ovdat, famoso per i resti dell’antica civiltà nabatea, ma anche per la sua natura rigogliosa e incontaminata.

Kibbutz Ketura e l’ambiente

Sempre nel Negev, troviamo il kibbutz Ketura, vera e propria oasi in mezzo al deserto a 50km da Eilat. Fondato nel 1973 da un gruppo di giovani nordamericani, oggi ospita la Arava Power Company, azienda nel settore dell’energia che proprio nei terreni del kibbutz ha installato il primo impianto fotovoltaico di Israele. Ketura è il secondo insediamento più popoloso della regione: conta infatti circa 300 abitanti, di cui la metà sono bambini.

È inoltre uno dei kibbutz più attivi sul fronte ambientale, non solo per il grande impianto a energia solare che ospita: promuove attivamente tra i suoi abitanti uno stile di vita il più ecosostenibile possibile, fondato su un riciclo efficiente dei rifiuti, sull’utilizzo consapevole dell’acqua (pratica fondamentale quando si vive nel deserto) e sull’utilizzo senza sprechi, nella vita di tutti i giorni, di energia pulita.

Ketura è anche la sede della ong AIES (Arava Institute for Environmental Studies), un centro di ricerca e formazione attivo del 1996 per proteggere i delicati ecosistemi del Negev e del Mar Morto, promuovendo pratiche di agricoltura sostenibile Solo un terzo dei membri di Ketura è nativo di Israele: per questo motivo, passeggiando tra i suoi viali, è possibile sentire parlare in francese, spagnolo, russo e catalano.

Ein Gedi e Eilat, parco nazionale ed eco-turismo

Ein Gedi si affaccia invece sul Mar Morto e ospita un grandioso giardino botanico, diventato parco nazionale nel 1972. Sorto nel 1953 sopra un insediamento millenario, questo villaggio è un luogo perfetto per il relax, grazie alle sue incantevoli spiagge.

Camminando verso sud, a Eilat si trova invece Samar, una comunità vivace e attiva, che accoglie circa 50 famiglie attualmente importante meta per l’eco-turismo. Le possibilità, insomma, sono tante. Per avere un contatto diverso in terra d’Israele e cercare anche di capire tutto un mondo così importante da sempre per gli equilibri internazionali.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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