Kurtz, Cuore di tenebra, “scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere”

Kurtz, Cuore di tenebra, "scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere"
Kurtz, Cuore di tenebra, "scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere"

Kurtz, il colonnello Cuore di tenebra. “Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio. È un sogno che faccio, è il mio incubo, strisciare, scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere”. Il tema dell’orrore e del male in Apocalypse Now e nel romanzo di Conrad.

Kurtz:Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio. È un sogno che faccio, è il mio incubo, strisciare scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere. Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei, ma non avete il diritto di chiamarmi assassino, avete il diritto di uccidermi, questo sì, avete il diritto di farlo ma non avete il diritto di giudicarmi. Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario, a coloro che non sanno cosa significhi l’orrore”.

Marlon Brando e Francis Ford Coppola, un legame cui noi tutti appassionati di viaggi e letteratura, di cinema e di scene indimenticabili, dobbiamo molto. Pensiamo al Padrino, nei fotogrammi iniziali, con la macchina da presa che si allontana gradualmente da Vito Corleone che ascolta l’impresario delle pompe funebri e a questo film, Apocalypse Now, dove ogni frammento celebra il tema del male come deriva dell’anima, come eterno dissidio di fronte al palpitare delle proprie ombre.

Un film monumentale, inquietante, visionario, potente. Sapete che Apocalypse Now è la trasposizione cinematografica dello splendido Cuore di Tenebra di Joseph Conrad?

Alla ricerca di Kurtz

Apocalypse Now è ambientato nel 1969. Gli Stati Uniti sono nel pieno della famosa guerra del Vietnam. Al capitano Benjamin L. Willard (Martin Sheen), uomo provato dalle crudezze del conflitto, il governo militare affida la missione di affrontare la giungla cambogiana e scovare l’ex colonnello dei Berretti verdi Kurtz (Marlon Brando). Considerato un disertore, Kurtz rappresenta una minaccia per il governo e per questo motivo deve essere eliminato.

Il tema del romanzo Cuore di tenebra è il male come l’orrore è l’argomento principale del film. In Apocalypse Now il viaggio viene affrontato come discesa agli inferi in cerca del colonnello Kurtz.  Il viaggio come confronto con il principale enigma, quello dell’animo umano. “Stare a guardare una costa mentre scivola via lungo la nave è come meditare su un enigma”.

Apocalypse Now è anche uno dei film più famosi dell’industria cinematografica, con alcune scene che sono diventate dei veri e propri cult, come la famosa sequenza dell’attacco aereo sulle note de La Cavalcata delle Valchirie di Wagner.

Il colonnello Kilgore: “Mi piace l’odore del napalm di mattina. Una volta una collina la bombardammo per dodici ore e, finita l’azione, andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di Viet. Ma quell’odore, si sentiva quell’odore di benzina. Tutta la collina odorava di vittoria”.

Per non parlare della scena iniziale del film con la canzone This is the end cantata dalla voce allucinata di Jim Morrison.

Film e romanzo, immersi in una “luce spettrale”

Film e romanzo sono pervasi da una luce “spettrale”. Qualcosa di pervasivo e di ammaliante. Il male che ti guarda dalla profondità dei suoi abissi, dove rischi di sprofondare se non riesci a tramutarlo in luce.

Leggiamo Conrad: “Eravamo in vena di meditazioni, a nient’altro disposti che a una placida contemplazione. Il giorno finiva in una serenità di calmo e squisito splendore. L’acqua scintillava pacifica; il cielo, senza macchia, era una benigna immensità di luce pura; sulle paludi dell’Essex, la foschia stessa era come una garza trasparente e radiosa che, impigliata ai pendii boscosi dell’interno, drappeggiava le sponde basse nelle sue pieghe diafane.

Solo l’oscurità a ponente, che incombeva sui tratti superiori del fiume, diventava sempre più tetra, come irritata dall’avvicinarsi del sole. E infine, nella sua caduta obliqua e impercettibile, il sole toccò l’orizzonte e dal bianco incandescente passò a un rosso opaco, senza raggi e senza calore, come stesse per spegnersi all’improvviso, colpito a morte al contatto di quella oscurità che incombeva sopra una moltitudine di uomini.

Anche sull’acqua ci fu un cambiamento repentino, e la serenità si fece meno brillante, ma più profonda. Il vecchio fiume riposava imperturbato al declinare del giorno, dopo secoli di onorato servizio reso alla razza che popolava le sue rive, disteso nella tranquilla dignità di una via che conduce ai confini più remoti della terra. Guardavamo quel venerabile corso d’acqua non nella passeggera vampata di un giorno che compare e poi scompare per sempre, ma nell’augusta luce dei ricordi duraturi”.

Conrad conosceva molto bene l’argomento di cui ha scritto, avendo navigato in qualità di comandante su quello stesso fiume. L’enigma su cui si è interrogato e ci interroga il romanzo è il cuore umano. La vita scorre come una nave che costeggia un paese sconosciuto. C’è però un messaggio più nascosto e più profondo in Cuore di tenebra.

In realtà, sembra volerci dire Conrad, non c’è nessuna cultura, nessun meglio o peggio, nessun bene o male. Esiste il cuore umano che è per propria natura selvaggio, avido di potere e ricchezza. La cultura ha lo scopo di nascondere questa sua natura originaria, preistorica. Ma non appena si trova nel suo elemento primordiale, il cuore umano torna a rivelare se stesso.

Cuore di tenebra in versione audiolibro con la voce di Francesco De Gregori

Di grande rilievo Cuore di tenebra, in versione audiolibro, narrata dalla voce profonda di Francesco De Gregori. La narrazione del cantautore è perfetta per accompagnare l’ascoltatore nel viaggio che Marlow compie risalendo il fiume Congo. Il battello di Marlow affonda invece in un paesaggio sempre più ignoto alla ricerca di Kurtz.

Su Kurtz le leggende maligne fioriscono, si aggrovigliano; la sua base, vera destinazione di Marlow, è molto all’interno dell’inestricabile e malsana foresta pluviale ed è raggiungibile solo via fiume. Marlow parte quindi, a bordo di un rattoppato battello a vapore con altri coloni e indigeni cannibali, assunti e pagati con un sottile filo d’ottone lungo non più di trenta centimetri. Nella notte risale faticosamente il fiume: domina l’ombra delle rupi lunari, il suono cupo dei tamburi nascosti, quasi un viaggio nell’Ade, come diranno molti critici. Marlow ha l’impressione di percorrere il tempo e il paesaggio preistorico, ma anche nella preistoria della mente

Giunto a destinazione, scopre che la base di Kurtz è luogo di misfatti atroci. Gli occupanti del battello si scontrano con la primordiale ostilità degli indigeni, i quali hanno divinizzato Kurtz, soggiogati dal suo aspetto, dalla sua determinazione feroce e soprattutto dalla sua voce, anche se ora Kurtz è molto malato, quasi in fin di vita. Marlow rimane affascinato dal personaggio senza essere in grado di darsi alcuna spiegazione razionale. L’unica cosa da fare in quel frangente è catturare Kurtz. Cosa che avviene non senza difficoltà. Nel viaggio di ritorno, Kurtz muore, ma prima di spirare pronuncia due parole: “L’Orrore! L’Orrore!”, e consegna a Marlow un pacco contenente delle lettere e la foto di una giovane donna.

Marlow, rientrato a Bruxelles, va a incontrare la vedova di Kurtz; lei si ritiene tale, pur essendo stata solo la fidanzata. Ma non ha il coraggio di svelarle la vita malvagia condotta dall’uomo, da lei idolatrato e rimpianto. Preferisce mentirle, dicendo che le ultime parole di Kurtz furono per lei.

L’epilogo nel film, il mondo degli uomini “è una solitudine abbandonata da Dio”

Il mondo degli uomini “è una solitudine abbandonata da Dio”. Una solitudine dove si fanno schiavi gli uomini che abitano i luoghi che vengono colonizzati a causa di quello che Marlow descrive come “il demone flaccido, pretenzioso e miope di una rapace e spietata follia”.

Come appare nel film. Kurtz si è insediato nella parte più inaccessibile della foresta cambogiana. Kurtz viene adorato come una divinità dalla popolazione locale. Lui premia e punisce a sua discrezione; teste mozzate “decorano” la sua capanna. Lo stesso capitano Willard incaricato dal governo di uccidere Kurtz ne subisce il fascino.

Il Kurtz di Apocalypse Now è lo stesso protagonista di Cuore di tenebra. Pare che Coppola ne fosse ossessionato e che durante le riprese del film portasse sempre con sé il romanzo di Conrad. Voleva che combaciassero anche se in tempi e luoghi diversi.

Kurtz va oltre. Abbandona l’ipocrisia della guerra giusta che porta benessere e felicità, per la nuda e cruda verità della sopraffazione. L’orrore è l’ultima parola in entrambe le opere.

“Io ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei. Ma non ha il diritto di chiamarmi assassino. Ha il diritto di uccidermi, ha il diritto di far questo. Però non ha il diritto di giudicarmi. È impossibile trovare le parole per descrivere ciò che è necessario a coloro che non sanno ciò che significa l’orrore. L’orrore ha un volto e bisogna farsi amico l’orrore. Orrore. Terrore morale e orrore sono i tuoi amici ma, se non lo sono, essi sono nemici da temere, sono dei veri nemici.

Ricordo quand’ero nelle forze speciali, sembra migliaia di secoli fa. Andammo in un campo per vaccinare dei bambini. Lasciammo il campo dopo aver vaccinato i bambini contro la polio. Più tardi venne un vecchio correndo a richiamarci, piangeva, era cieco. Tornammo al campo. Erano venuti i vietcong e avevano tagliato ogni braccio vaccinato. Erano là in un mucchio. Un mucchio di piccole braccia e mi ricord che ho pianto, pianto come una madre. Volevo strapparmi i denti di bocca, non sapevo quel che volevo fare. E voglio ricordarlo, non voglio mai dimenticarlo. Non voglio mai dimenticarlo. Poi mi sono reso conto, come fossi stato colpito da un diamante, una pallottola di diamante in piena fronte, e ho pensato: mio dio, che genio c’è in questo, che genio, che volontà per far questo. Perfetto, genuino, completo, cristallino, puro. E così mi resi conto che loro erano più forti di noi perché loro la sopportavano. Questi non erano mostri, erano uomini, quadri addestrati.

Uomini che combattevano col cuore, che hanno famiglia, che fanno figli, che sono pieni d’amore ma che avevano la forza, la forza di far questo. Se io avessi dieci divisioni di questi uomini, i nostri problemi, qui, si risolverebbero molto rapidamente. Bisogna avere uomini con un senso morale ma che allo stesso tempo siano capaci di utilizzare i loro primordiali istinti di uccidere senza emozioni, senza passione, senza discernimento. Senza discernimento. Perché è il voler giudicare che ci sconfigge. Mi preoccupa che mio figlio possa non capire ciò che ho cercato di essere e, se dovessi essere ucciso, Willard, vorrei che qualcuno andasse a casa mia e dicesse a mio figlio tutto, tutto quello che ho fatto, tutto quello che lei ha visto, perché non c’è nulla che io detesti di più del fetore delle menzogne. E se lei mi capisce, Willard, lei farà questo per me”.

“È il voler giudicare che ci sconfigge”, il voler essere a tutti i costi sempre e per sempre superiori. A ogni cosa.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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