La città della cura

La città della cura: non è solo il titolo di un volume uscito da poco. È anche l’idea di una autentica civiltà dove la città si trasforma in uno spazio amico delle persone e delle loro storie

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha ospitato a dicembre la presentazione del volume di Annalisa Marinelli “La città della cura. Ovvero, perché una madre ne sa una più dell’urbanista”, edito da Liguori Editore.

Il titolo mi ha subito colpito. La città della cura, quello che ogni città dovrebbe riuscire ad essere.

Che significa?

Leggiamo: “La città della cura è la città dei corpi nella loro plurale vulnerabilità, con le loro relazioni e la loro fame di bellezza. Le nostre città sono ancora molto distanti da questo traguardo. Quello che manca sembra essere proprio uno sguardo capace di partire da un altro paradigma, un modello che tenga conto delle relazioni che reggono in equilibrio l’integrità della vita delle persone.

La città della cura

La cura è il paradigma necessario che offre insieme un punto di vista privilegiato sulla città e un modello di governo capace di operare nella complessità cui quello sguardo apre.

Non può esserci città della cura senza una civiltà della cura condivisa tra donne e uomini; questo testo ha l’ambizione di scindere le competenze della cura dall’idea di “femminile” e dal destino delle donne e vuole far prendere parola politica alla cura. A partire dall’esperienza della cura è possibile dire una parola autorevole sulla città, sui suoi tempi e i suoi spazi, affrontare il progetto urbano con un sapere differente”.

In realtà, quello che serve, è anche quanto definito dalla fenomenologa Roberta de Monticelli ovvero una “educazione al sentire” che possa farci ancora di più “percepire” il valore immenso della bellezza e della “cura” come attenzione per gli altri e per la vita che attraversiamo. Nella consapevolezza di quanto importante sia ogni spazio e come debba essere valorizzato.

La città che sa valorizzare la bellezza e l’integrazione è, dunque, una vera e propria terapia dell’anima capace di unire e sollevare le vicende umane e i percorsi della quotidianità.

La cura è l’attenzione riposta alla realizzazione di una città progettata a misura di bambino, di un anziano, di un “diversamente abile” che ogni giorno hanno da confrontarsi con il traffico e con le  barriere architettoniche. L’autrice, insomma, pone una riflessione sul rapporto tra la città e l’esperienza di chi ogni giorno si prende cura degli altri.

La città della cura

La cura è pensare alla città e ai i suoi ostacoli fatti di pietra, regole e orari che molte volte sembrano non tenere conto dei corpi delle persone e della complessità della loro storia. In questo modo, la cura diventa anche un modello di governo, un diverso governo delle cose del mondo. Un modello che può aiutare a riflettere su un modello diverso di progettare le nostre città.

La città della cura

Che possano tenere davvero conto delle esigenze di tutti. Per la realizzazione di un autentico modello di civiltà.
L’autrice, Annalisa Marinelli, indaga dal 1996 il tema della cura che ha scelto come lente per lo studio della città. La città è la sua passione di architetta, ma anche umana, civica, sociale e politica. Fa tesoro del suo sguardo parziale di donna e pratica la curiosità come la forma più divertente di “cura” verso l’altro, verso il mondo. Per Liguori ha pubblicato anche: La grammatica del quotidiano in Architetture del desiderio a cura di Bianca Bottero, Anna Di Salvo, Ida Farè (2011); Etica della cura e progetto (2002).

 

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