La motocicletta come Zen e “ossessione filosofica”

La motocicletta come Zen e "ossessione filosofica"
La motocicletta come Zen e "ossessione filosofica"

La motocicletta e le sue solitudini, il viaggio come reportage sulle ali del vento. Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig (Adelphi, 1988, pp. 402) è un classico della letteratura, un “diario di viaggio” dove la motocicletta si trasforma in “un’ossessione filosofica” e in una “weltanshauung” di libertà.

“In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare della TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più un spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata”.

https://www.adelphi.it/la-casa-editrice

Ecco, è uno dei passi che più ci avvicina all’intensità romantica del mototurismo, al piacere del viaggio a due ruote inteso come scoperta e libertà. Lo Zen a l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig è uno di quei libri che se hai il gusto della “frontiera” e dei chilometri, non puoi non aver letto. Soprattutto per chi vede la motocicletta come “un’ossessione filosofica” e come uno stile di vita.

Il libro non è solo un diario di viaggio. È anche un racconto di vita dove Pirsig si confronta con se stesso e con la sua storia. Inoltre, è anche un saggio su come “mantenere in forma la propria motocicletta”, trovando la saggezza orientale, lo Zen appunto, per “aggiustare e poi ripartire”. Una riflessione esistenziale sporca di olio e di grasso, con l’odore delle testate roventi che lo stesso Pirsig definisce un lungo e complesso Chautauqua:

Quel che ho in mente è una specie di Chautauqua […] come i Chautauqua ambulanti che si rappresentavano sotto un tendone e si spostavano da un capo all’altro dell’America […] una serie di conversazioni popolari intese a edificare e divertire, a migliorare l’intelletto e a portare cultura e illuminazione alle orecchie e ai pensieri degli ascoltatori” .

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, l’incipit

La narrazione in motocicletta di Pirsig trova il suo incipit con una strada di campagna. L’autore è in viaggio in motocicletta, in America, con compagnia del figlio Chris e degli amici John e Sylvia. Sin dall’inizio il libro ammonisce: viaggiare in motocicletta fa la differenza.

Una cosa è starsene seduti in una scatola di metallo e l’altra è cavalcare una motocicletta sotto le cui ruote sfreccia l’asfalto. Corpo, paesaggio, anima e moto stessa trasformando l’esperienza della motocicletta, assicurando una kafkiana metamorfosi: si diventa come creature mitologiche, moderni centauri con lo sguardo all’orizzonte e le radici ben piantate nel vissuto.

Fin dall’inizio tutto si mescola: il paesaggio, che muta di continuo dagli acquitrini alle praterie, ai boschi, ai canyons, i ricordi che dilagano nella mente, la rete tenace dei pensieri che si infittisce intorno al narratore

I diversi piani narrativi si fondono, si intrecciano, si mescolano, dando vita anche a percorsi non sempre fluidi ma l’attenzione rimane in ogni caso alta. D’altra parte, viaggiare in moto mantiene intatto il suo fascino anche nel mondo globale dove sembra non esserci più nulla da scoprire.

In moto, le strade si percorrono e si “respirano”, si fanno proprie, si passa ad un diverso livello dell’essere: si diventa viaggiatori anche in un solo giorno, purché si facciano chilometri e chilometri e il volto si copra di polvere, come un antico cavaliere di ventura in cerca del “sacro Graal”.

“I programmi sono volutamente vaghi, abbiamo più voglia di viaggiare che non di arrivare in un posto prestabilito. […] Diamo la preferenza alle strade secondarie […]. Ci preoccupiamo più di come passiamo il tempo che non di quanto ne impieghiamo per arrivare: l’approccio cambia completamente […]. Le strade che serpeggiano su per le colline sono lunghe, ma in moto sono più belle, in curva ti inclini senza andare a sbattere contro le pareti di un abitacolo. Le strade con poco traffico sono più gradevoli, oltre che più sicure, e anche quelle senza autogrill e cartelloni, strade dove boschetti e pascoli e frutteti si possono quasi toccare, dove i bambini ti fanno ciao con la mano e la gente guarda dalla veranda per vedere chi arriva”.

La motocicletta come chiave di lettura per la filosofia Zen

La motocicletta diviene la chiave d’accesso alla filosofia Zen. Per quale motivo? Da una parte perché percorrere chilometri è come camminare. Stimola il pensiero “senza pensiero” di cui parlano le filosofie orientali, come il Taoismo e il Buddhismo, ossia l’attenzione focalizzata su ciò che si sta facendo, senza il rimuginìo della contaminazione esterna. In motocicletta si pratica il “satori”.

Concentràti su ciò che stiamo vivendo in quel momento, motore, motocicletta, freno, frizione, marce, acceleratore, curve, orizzonte, strada, attenzione all’attimo, l’essenza più profonda dello Zen, una meditazione assoluta sul qui e ora, senza distrazioni, senza pensieri disturbanti che sovraccaricano lo spirito.

La manutenzione stessa della motocicletta porta la mente a “quell’ora et labora”, cardine del monachesimo, dove il pensiero viene disciplinato dall’applicazione ai lavori materiali. Se il Dalai Lama ha detto, “dormire è la miglior meditazione”, lo Zen vede nelle attività domestiche una forma più alta di preghiera. Lavare i piatti è zen applicato al concreto.

Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore. Pensare altrimenti equivale a sminuire il Buddha – il che equivale a sminuire se stessi”.

Oltre il pensiero occidentale e la sua dicotomia

In questo modo si risolve e si oltrepassa la dicotomia così tipica del pensiero occidentale, creando armonia. La visione classica e quella romantica del mondo finiscono per coincidere e non sono più in eterna contrapposizione.

Secondo Pirsig, l’Occidente è sempre stato lacerato da due visioni apparentemente opposte della realtà: da una parte la coscienza razionale, razionalizzante, logica, che è alla ricerca continua di nessi scientifici tra gli oggetti e le cause;

dall’altro lato la coscienza romantica e artistica che punta ad una visione generale della realtà, più emotiva, che predilige una lettura universale dei fenomeni rispetto a quella analitica. In questa forma di coscienza la bellezza generale della motocicletta prevale sulla conoscenza razionale e particolare del suo funzionamento.

In tutto il testo, Pirsig ricerca questa unità ccapace di ricondurre pace tra coscienza romantica e coscienza classica. Una ricerca di armonia che passa attraverso la vita stessa dell’autore, con il suo passato doloroso e di trascorsi in manicomio. Proprio da questa esperienza Pirsig, parte con la sua ricerca filosofica che arriva a definire cosa sia realmente il concetto di qualità:

“La Qualità non è una cosa, è un evento. […] È l’evento che vede il soggetto prendere coscienza dell’oggetto. E dato che senza oggetto non ci può essere soggetto – sono gli oggetti che creano ne soggetto la coscienza di sé – la Qualità è l’evento che rende possibile la coscienza sia dell’uno sia degli altri […]. Questo vuol dire che la Qualità non è solo la conseguenza di una collisione tra soggetto e oggetto. L’esistenza stessa di soggetto e oggetto è dedotta dall’evento Qualità. L’evento Qualità è causa del soggetto e dell’oggetto, erroneamente considerati causa della qualità! Il sole della Qualità non gira intorno ai soggetti e agli oggetti della nostra esistenza […]. E’ lui che li ha creati. Ed è a lui che essi sono subordinati”.

La motocicletta coincide con l’idea di “Qualità” che pacifica i conflitti

In questo modo, la motocicletta incarna alla perfezione l’idea di Qualità perché capace di racchiudere nella sua entità reale di ingranaggi, olio, benzina, motore,  ruote, metallo, cavalli e potenza,  una “visione del mondo”, un “Cosmos” che prende vita con ogni moderno Prometeo capace di cavalcarla.

Con la motocicletta e lo zen, la vita appare come una possibilità in più. Quella in cui la pacificazione con la realtà si fa concreta in un processo non sempre facile e privo di asperità ma capace di avere una realizzazione, come un orizzonte e una strada davtni, rapresentano una possibilità.

I conflitti, anche tra i protagonisti, nel volume, soono la rappresentazione della durezza del mondo. Come la “lotta” tra uomo e macchina senza finire necessariamente nel “luddismo” antitecnocratico di Junger.

Il conflitto tra l’uomo e la macchina, tra il motociclista e la moto, quando un guasto improvviso costringe il motociclista a fermarsi è una ulteriore prova della capacità di darsi una disciplina, di mantenere una mente zen.

In questo volume, la risoluzione di tutti i conflitti appare sempre nel vivere qui e ora ogni istante. Fare zen attraverso il viaggio in motocicletta e placare tutti i pensieri, tutte le sofferenze, tutte le emozioni, nell’immersione completa nel tragitto che sembra trasformare uomo, motocicletta e paesaggio in una cosa sola.

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta non è un testo alla portata di tutti. Filosofico, a tratti tortuoso, necessita di una lettura calma e attenta. Deve essere zen anche lo sfoglio di ogni singola pagina. Sempre attenti al qui e ora. Come in motocicletta, come non vedere l’ora di avere un manubrio ben saldo tra le mani appena finito l’ultimo percorso.

Ricordando sempre che “la vera motocicletta a cui state lavorando è una moto che si chiama voi stessi”.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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