La notte, pensieri, ricordi e viaggi nel tempo

Questa notte non riuscivo a dormire. A volte capita. Non prendo sonno oppure mi sveglio e il flusso dei pensieri mi scorre accanto come un ruscello di montagna. Una volta avrei detto come un molestatore irriverente. Oggi, con un po’ più di pace, dico un ruscello che scorre e mi passa accanto ma il cui rumore ascolto, quasi volesse dirmi qualcosa, forse con amore.

E allora la notte, certe volte, non diventa un incubo ma si trasforma in una piccola magia. Anche sui pensieri velati. Rivado indietro. Stanotte pensavo a come era diversa la vita. Mondano non sono mai stato. Però uscivo la sera, a cavallo della mia Supertenere, una birra con un amico, dalla ragazza, cose semplici ma “identitarie” a cui ancora oggi va il mio pensiero.

Pensavo anche a cose comuni. Tipo: arrivavo qualche volta più tardi del solito e parcheggiavo la mia R4 lontano dalla via in cui abitavo. Mi piaceva tornare di notte e camminare, come sempre, ascoltando solo il rumore dei miei passi. Il silenzio della notte una volta lo adoravo, oggi è meno “spensierato”. Sono anche i tempi che sono cambiati. Camminare per parecchio, di notte, da soli, non è più un atto senza ombre.

Però era bello una volta. Come i rumori nel silenzio. Mi piaceva, ricordo bene, dialogare con il silenzio della mia stanza, inframezzato da qualche nota. Lo zampillare di una fontana nel giardino del palazzo dove abitavo con i miei, una fontana ricolma di pesci rossi.

Mi alzavo per guardarli dall’alto, immergervo il volto nell’aria estiva e mi rimettevo a letto. E continuavo a dialogare con la fontana che scrosciava. Oppure penso a quando abitavo da solo, rietravo in casa, mi chiudevo dietro la porta, aprivo le finestre e rimanevo nel buio a guardare le luci da lontano, lo sfavillio dei Castelli Romani.

Abitavo ad un terzo piano che in realtà era molto rialzato e godevo di un panorama intenso. Rientravo in casa, mettevo la mia musica di sottofondo e rimanevo in estasi amorosa con la notte e pensavo a chi avrei incontrato, alla donna che immaginavo, arriverà poi mia moglie, pensata e immaginata nella mia beata solitudo. Passa il tempo, passano molte cose e rimane giovane chi non dimentica. Questo rapporto con la notte è una costante della mia vita. Non solo insonnia.

Non la notte dello sballo ma la notte dei pensieri. Ricordo anche la notte prima del mio esame di maturità. Siamo nel 1983. Sono andato al mare per staccare dallo studio. Mi sono ustionato e passo la notte ad ascoltare Pink Floyd. Sempre guardando la fontana coi pesci rossi.

Rivedo la luce accesa della camera da letto dove mio padre legge fino a tardi. Ecco, mio padre è ancora quella luce nella notte. Quando sono a letto mi pare di vederla ancora quella luce accesa. O anche quando viene a controllare per rassicurarsi se sono rientrato. E forse viene ancora perché i morti non ci abbandonano mai.

Oppure quando facevo i concerti, suonavo la batteria. Torno tardi. Non ho sonno e mi butto a leggere. Ho passato le mie notti migliori così. O quella volta in moto in Abruzzo per vedere la luna e le stelle agli Altipiani delle Rocche o al mare a Santa Severa a sentirne il profumo.

O magari a godersi un bel film fino a tardi. Ancora oggi per me l’orario ideale di un buon film inizia alle 23. Braveheart, film che ho amato, lo vidi fino alle 2 di notte, preso in videocassetta. E lo vidi nella stessa casa in uno dei miei primi incontri con la mia futura moglie.

E ho anche pensato a come mi piaceva prendere la moto o entrare nella macchina fredda d’inverno e sentirne il calore, accedendo la mia solita musica, guardando le luci del cruscotto. Guidare di notte, dopo una giornata di lavoro, tornando a casa. Forse la cosa peggiore del tempo che passa è che il vissuto rimane, come ricordo è presente, è vero, è bello.

Ma lo puoi accarezzare solo da lontano. Come un treno che parte e su cui vedi allontanarti chi ami. E che vorresti tornasse indietro. E la vita ti insegna che ogni giorno può essere straordinario. La sua stessa fragilità è un monito: prendimi come vengo, sembra dirti la vita. Dolori recenti me lo hanno scolpito sulla carne.

E la notte, certi ricordi ti abbracciano, altri mordono con mascelle di ferro. Ma va bene così. Maturità spirituale è dire grazie, starsene in silenzio, essere umili, divenire selettivi ma inevitabilmente, farsi consapevoli. Serve mettersi nei panni degli altri tante volte e provare a godere, con lo sguardo disinfettante dell’intelligenza, vero antidoto alle purulenze della vita, di ogni attimo.

Perché almeno la notte si possa uscire dagli incubi, sognando un po’. Con qualche ricordo e con la speranza che ne arrivino altri. Di momenti da ricordare e da starci sveglio, la notte, in compagnia di me stesso e di ciò che ero e di ciò che sono diventato. Stringendo la mani di chi ami, sentendo il calore di tutto ciò che ami. E sperare, sempre.

Foto: Pixabay

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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