L’affascinante mondo delle città fantasma, un Abruzzo insolito

L'affascinante mondo delle città fantasma, un Abruzzo insolito
L'affascinante mondo delle città fantasma, un Abruzzo insolito

Un Abruzzo che sembra il West americano: è quello delle città fantasma. Tutti luoghi che potremmo visitare con una diversa idea di turismo, in considerazione della realtà che stiamo vivendo

Un Abruzzo particolarmente insolito. Ammaliante per alcuni, triste per altri, questo tende a suscitare la scoperta di città o paesi che negli anni sono stati abbandonati. Quando ci si imbatte in case lasciate lì spesso in tutta fretta dai proprietari, dei quali non si conosce più nulla o anche quando ci troviamo di fronte a dei ruderi, segni di una civiltà non troppo lontana da noi, un mix tra senso di rispetto, paura e curiosità ci pervade. Capitando o scegliendo di godersi una città disabitata, quello che più vogliamo sapere è perché è stata abbandonata, come vivevano, le case sono state chiuse o qualcuna è rimasta aperta o magari sono scappati lasciando degli oggetti.

Quando si parla di Abruzzo spesso si usa dire “da favola”. Sono tante le foto che possono provare l’esistenza di questa regione fiabesca che spesso si trova ferma nel tempo, con paesaggi, usi e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi, e numerosi sono i paesi abbandonati, ruderi o case intatte che sono lì tra il buio della notte e il silenzio che la fa da padrone ogni giorno. Per alcuni di esse la ruota della fortuna ha girato a favore di una rivalutazione che porta il nome di turismo, per altri nessuna riscoperta, sono lì, alla mercé del tempo. Un Abruzzo da riscoprire e da valorizzare.

Molte di esse sembrano certamente poter essere riportate in vita con un piccolo restauro combinato a notevoli quantità di denaro, ma comprendiamo le ragioni che si celano dietro l’abbandono di un paese, piccolo o grande che sia. Tra le motivazioni più forti che sono da annoverare tra le cause dell’abbandono, senza dubbio in primis c’è l’isolamento: la distanza dalle città o dai centri abitativi più fiorenti, dalle fabbriche e dalle industrie, hanno contribuito alla scelta da parte di chi viveva in questi paesini (soprattutto nel dopoguerra) di andare a vivere in città o più semplicemente vicino ai luoghi dove c’era lavoro.

La seconda ragione, legata in particola modo all’Abruzzo, è senza dubbio il terremoto. Quando un paese o una frazione di esso viene colpita dal sisma, difficilmente i suoi abitanti rimangono: nella maggior parte dei casi si ritrovano case inagibili, nella peggiore delle ipotesi distrutte. Oppure la loro attività lavorativa si ferma in conseguenza al cataclisma. Quindi si allontano per cercare un’altra abitazione, un nuovo lavoro o riprendere la propria vita altrove, in un luogo che li rende più sicuri.

Valle Piola

Affascinante e tra le più recenti ad essere stata abbandonata: Valle Piola, un paese disabitato del comune di Torricella Sicura in provincia di Teramo, nel cuore dei Monti della Laga. Lo spopolamento del paese risulta avvenire a causa dell’attrattiva che le città offrivano rispetto alla difficile vita di montagna: le prime famiglia iniziarono ad abbandonare il territorio negli anni ’50, l’ultima nel 1977, quando ne era rimasta solo una che poi decise di trasferirsi altrove.

L'affascinante mondo delle Città Fantasma, un Abruzzo insolito

Il borgo è compreso nel distretto “Tra due Regni” del Parco Nazionale ed è costituito da nove edifici più la Chiesa ed un casale per pastori. Una particolarità del borgo è la presenza del caratteristico gafio, un balcone tipico longobardo ancora presente su qualche edificio. Un gruppo noto come il Team di rinascita di Valle Piola ha cercato di trovare un acquirente, senza successo per ora e il borgo risulta ancora in vendita ad una cifra che si aggirerebbe intorno ai 550.000 euro.

Montebello sul Sangro

In provincia di Chieti incredibile la storia che si cela dietro la città fantasma di Buonanotte, che ha visto cambiare il suo nome tante volte nel corso degli anni, fino all’abbandono definitivo di chi abitava in questo borgo negli anni ’70. “Malanotte” era il nome originale, legato a tante leggende mai confermate: la più famosa è quella che racconta di una guerra locale, con gli abitanti del borgo costretti a cedere ai vincitori le loro donne per una “malanotte”.

Gli abitanti di questa ghost town abruzzese oggi vivono altrove, in un paese con un altro nome ancora, Montebello sul Sangro: niente a che vedere con notti difficili e miti sulla sfortuna.
Le case del borgo vecchio sembrano cristallizzate al momento dell’abbandono: ci sono divani, letti, camini, persino bottiglie di amari ancora in bella vista come se i suoi abitanti volessero solo allontanarsi un momento e non cambiare residenza per sempre.

Gessopalena

Gessopalena ha una storia ancora più oscura. Un Abruzzo teatro delle storie di guerra. Fu zona di uno degli eccidi più drammatici della Secondo conflitto mondiale, quando il 21 Gennaio 1944 i nazisti bruciarono vive oltre 40 persone, soprattutto donne e bambini e questo fu lo spunto per la nascita della Brigata Majella, fulcro della resistenza partigiana. Oggi questo borgo nato su una rupe di gesso è vuoto ma non stremato dalle ingiustizie. Anzi, è il luogo in cui la Passione di Cristo rivive ogni venerdì santo da un po’ di anni grazie alla volontà dell’ente del turismo locale, in una modalità unica e suggestiva.

Il borgo antico di Gessopalena, la “preta lucente” per via dei cristalli di gesso che luccicano e rendono vive le antiche case, domina la valle dell’Aventino ed è a partire dal XIX secolo che è stato progressivamente abbandonato ed ha cominciato a prendere forma il nuovo e attivo centro abitato. Del borgo rimangono le povere e semplici abitazioni distrutte, dal tempo e dai terremoti, a volte scavate nel gesso. Percorrendo le stradine lastricate fra le basse casette, i resti di muri di cristalli lucenti, le rovine del castello, si riesce ad immaginare come deve essere stato la vita su quel costone e il lavoro dei suoi abitanti, in un tempo ormai così inimmaginabile.

Calascio

Esempio lampante di buona manutenzione e trasferimento ad uso alternativo delle città fantasma, è il borgo di Calascio Vecchio, distrutto dal terremoto del 1706, su cui poggia la nota Rocca di Calascio, set di numerosi film tra i quali Il nome della rosa e Ladyhawke. Il borgo medievale nell’aquilano spopolatosi negli anni ’50 a causa del fenomeno dell’emigrazione, ha contrariamente alla maggior parte delle ghost town presenti sul territorio, attuato una strategia di progetto indirizzata al suo ripopolamento e valorizzazione funzionale così da divenire un modello per altri borghi dismessi.

L'affascinante mondo delle Città Fantasma, un Abruzzo insolito

Dunque oltre ad un restauro di tutti i beni storico-culturali presenti nell’antico borgo medievale si è scelto di riconfermarne l’uso abitativo. Si sono utilizzate le varie unità come alloggi ad uso temporaneo per far fronte all’emergenza casa, in particolare per i rifugiati di guerra problema. di grande evidenza ed attualità. Oltre le abitazioni sono stati progettati nuovi spazi pubblici sia ad uso dei dimoranti che dei turisti che a loro volta possono integrarsi con le altre attività presenti nel borgo. Insomma, abbiamo in Italia un Abruzzo in grado di coinvolgere e affascinare per molteplici e aspetti. Un Abruzzo tutto da scoprire per un nuovo modo di concepire il turismo ai tempi del coronavirus.

Contributo a cura di Sonia Reginelli

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Sonia Reginelli

Sonia Reginelli

Ha studiato presso la facoltà di Scienze della Formazione all’Università degli studi di Firenze, città dove ha vissuto per 13 anni. Oggi vive in Abruzzo ed è una blogger appassionata della nostra bella penisola. Scrive di cultura italiana e di viaggi. Il suo blog personale si chiama Sonia Road Life.

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Ha studiato presso la facoltà di Scienze della Formazione all’Università degli studi di Firenze, città dove ha vissuto per 13 anni. Oggi vive in Abruzzo ed è una blogger appassionata della nostra bella penisola. Scrive di cultura italiana e di viaggi. Il suo blog personale si chiama Sonia Road Life.

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