9 Dicembre 2019

Lambretta, l’ascesa di un popolo operoso in viaggio

Lambretta, l'ascesa di un popolo operoso in viaggio
Foto Wikipedia 1966,_Lambretta Innocenti, Li125, Special Metallic Blue

Se la Vespa è leggendaria, la Lambretta non è da meno. Ha rappresentato per il nostro paese un momento importante di ripresa e di voglia di spensieratezza. Quello che manca forse oggi, in un paese tanto tecnologico quanto piuttosto chiuso su se stesso. Se quelli di oggi sono anni dis-struggenti, non possiamo che cedere alla tentazione del “si stava meglio, quando si stava peggio”. Ed ecco in un attimo che i sogni prendono forma, gli anni leggendari di Vespa e Lambretta.

Lambretta, l'ascesa di un popolo operoso in viaggio

Proprio alcuni giorni fa, nello sceneggiato dedicato a Enrico Piaggio, si sceneggiato, come amo e oso ancora dire, non questa scoglionante parola fiction che appunto finisce per rendere tutto finto, come tanto piace agli americani, ecco in questo sceneggiato, vengono messi bene in evidenza alcuni tratti dell’italica società prima del melting pot.

Fatica, lavoro, sudore, idee, creatività e autentico Made In Italy, magari con l’appoggio di qualcuno sennò la ricostruzione era complicata, però tanta voglia di risollevarsi. A tutti i livelli sociali e a qualsiasi età. Mica come oggi che, pam, leggi il giornale sul tablet, e parecchie righe raccontano di una moltitudine sbracata fecciocratica che delinque, che so, per andare a puttane, mangiare e bere o comperarsi l’orologio d’oro. (Il linguaggio aulico è voluto). Insomma, attualità lercia a parte, la Lambretta è storia. Una storia che coincide forse con un’epoca in cui il guadagno facile era roba da autentici “gangsters” mica roba da tv della domenica. A quell’epoca c’era quella dei ragazzi.

Lambretta, la nascita

La nascita della Lambretta è merito di Ferdinando Innocenti che nel 1922 a Roma realizza la celebre fabbrica di tubi in acciaio che ancora oggi vediamo utilizzati nella realizzazione delle impalcature edili. La fabbrica, che ne frattempo si è trasferita a Milano, nel quartiere Lambrate che darà appunto il nome alla Lambretta, viene bombardata e distrutta nel corso della seconda guerra mondiale. Mentre l’industriale aspetta di ritornare in possesso degli stabilimenti, lavora ad un progetto che deve sintetizzare la riconversione della fabbrica. Come Enrico Piaggio.

Trae ispirazione dagli scooter americani che sono arrivati in Italia nel periodo bellico e comincia a lavorare al progetto Lambretta che sarà particolarmente rivoluzionario. Il design è affidato a due ingegneri aeronautici di grande rilievo: Pier Luigi Torre, che si occupa della meccanica, (lo stesso che aveva creato i motori dell’idrovolante Savoia-Marchetti S.55A della trasvolata atlantica di Italo Balbo) e ricostruisce gli stabilimenti milanesi, e Cesare Pallavicino, direttore tecnico prima della Breda fino al 1935 e poi della Caproni, che lavora il telaio e al design.

La Lambretta fa il suo debutto nel 1947, con il modello 125 M, e rimane in produzione, con tante varianti, per circa 25 anni per essere realizzata su licenza anche in Argentina, Brasile, Cile, India e Spagna. Al pari della Vespa, anche la Lambretta monta un motore due tempi a miscela, 3 o 4 marce, con una cilindrata che variava dai 39 ai 198 cc. Al contrario della Vespa che viene realizzata con un telaio costituito da un solo pezzo, la Lambretta ha una struttura tubolare più rigida su cui viene montata la carrozzeria.

I primi modelli

I primi modelli prodotti presentano la peculiarità della carrozzeria scoperta, tratto distintivo del mezzo milanese. La vespa, invece, è carenata. Dal 1950, con il modello C, anche i modelli della Lambretta vengono presentati con carrozzeria carenata. Proprio questo modello, criticato da Piaggio per la somiglianza concettuale con la Vespa, avrà un gran successo tanto che dal 1957 in poi, escludendo il modello LUI, la Lambretta verrà sempre prodotta con carrozzeria chiusa.

Il modello C costava 125 mila lire, prodotto in circa 87.500 esemplari. Il carburatore è un Dellorto MA16 e aveva cambio a tre rapporti. Altra importante differenza rispetto alla Vespa è la posizione centrale del motore che invece sullo scooter Piaggio si trova sul lato destro del mezzo. Alla fine degli anni Cinquanta, la Lambretta viene modificata nella meccanica e nella carrozzeria.

Le versioni saranno la LI, la LI III serie, scooterlinea del 1962 e la DL prodotta fino al 1972 con poche modifiche. Nello stesso anno la catena di montaggio viene venduta al governo indiano. Dei modelli degli anni Sessanta molto richiesti sono le versioni TV (Turismo Veloce) e SX (Special X). Il modello TV sarà il primo scooter al mondo a montare i freni a disco anteriori.

Lambretta, l'ascesa di un popolo operoso in viaggio

Vespe e Lambrette erano apprezzate non solo per la loro semplicità di utilizzo e per i motori indistruttibili ma perché potevano essere personalizzate a totale piacimento. Non a caso, il fenomeno giovanile dei Mod’s, fece di questi scooter un simbolo della rivoluzione culturale dei giovani di quell’epoca. Mio padre ci arriverà in Austria. Senza casco e senza abbigliamento tecnico.

Le Furgonette

Anche le “Furgonette” erano interessanti, sul genere delle apette. La gamma era siglata F 240. F stava appunto per furgonette e 240 è la portata in kg. Il modello “furgonette tolee” era provvisto di cassone metallico con porta a due battenti sulla parte posteriore e veniva costruita su licenza dalla Lambretta Società Anonime di Troyes in Francia, dal 1953.

La Furgonette era pressochè uguale al modello Lambretta FD 125 prodotto in Italia dalla casa madre Innocenti tranne alcune modifiche come il faro anteriore Marchall di maggior diametro e foggia differente, la forcella di diversa esecuzione, il convogliatore aria in alluminio, l’impianto frenante Loocked idraulico (posteriore) e, nell’ultima versione F 300, carburatore Zenith e selle in gomma con portata 300 kg. Le lambrette furgone vengono immortalate nel film Perduto Amor di Franco Battiato.

Tra i tanti record stabiliti dalla mitica Lambretta, come quello di velocità che porterà il mezzo a oltre 200 km orari, ci sarà quello di durata con l’impresa del 17-18 dicembre 1958 in cui verranno percorsi su una Lambretta LD 125 ben 1.658 km in 24 ore sulla pista di Caversham (Perth – Western Australia). Certo, per avere un orologio d’oro basta rubare o fare anni di rate, per appassionarsi alla Lambretta, non bastano i soldi, serve anche quel gusto e quella classe d’altri tempi che in pochi, soprattutto oggi, possiedono.

Foto: Flickr

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.