L’angelo dallo sguardo dolce: la storia di Luciano Re Cecconi

L’angelo dallo sguardo dolce: la storia di Luciano Re Cecconi
L’angelo dallo sguardo dolce: la storia di Luciano Re Cecconi

Ricordiamo la triste e folle storia di Luciano Re Cecconi. Un campione di calcio dallo sguardo dolce che morì per una casualità drammatica. Ancora oggi, dietro la vicenda e la versione di uno scherzo finito male, ci si interroga con poche certezze

In curva si gridava “Tabocchini boia”, lui, il gioielliere Bruno Tabocchini, la sera del 18 gennaio 1977 faceva fuoco contro Luciano Re Cecconi, centrocampista della Lazio, reo di aver finto una rapina. Un giornale dell’epoca titolava così: “Povero, caro, pazzo Re Cecconi”. Nell’assurdità e nel dramma della morte , quella, di un giovane ragazzo a cui la vita e la carriera da calciatore dovevano ancora molto, è stata ancora più crudele e ingiusta.

Ma forse un giocatore di quella Lazio non poteva che morire così, tra mito e follia. Ancora oggi, chi ha avuto la fortuna di vivere quegli anni e tifare quei campioni, non può non ricordare i nomi degli undici, ripetuti come una preghiera: Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico. Ognuno una storia, ognuno le sue bizzarrie, ognuno la sua voglia di vivere in anni terribili, di piombo. Giravano pistole, si sparava, ci si picchiava.

Uno spogliatoio diviso in due gruppi che si sfidavano quotidianamente in partite che vincere o non vincere faceva tutta la differenza del mondo. Una rivalità che rasentava l’odio ma che, miracolosamente, spariva la domenica, quando si ritrovava un’unità ed una voglia di combattere e dare tutto per il proprio compagno. Un miracolo che aveva il suo artefice, Tommaso Maestrelli, un padre, al cui solo ricordo ancora oggi quei ragazzi, diventati uomini maturi, piangono, proprio come si fa ripensando al più dolce dei papà. Non a caso Giorgio Chinaglia ha scelto di essere tumulato con lui, in un messaggio d’amore eterno.

 

L’angelo dallo sguardo dolce: la storia di Luciano Re Cecconi

Luciano Re Cecconi nasce a Nerviano, in provincia di Milano, il primo dicembre 1948. Muove i primi passi da calciatore nella Pro Patria, per poi essere trasferito a Foggia dove allenatore era Tommaso Maestrelli. Proprio lui, trasferitosi alla Lazio, nella stagione 1972-73 decide di fare arrivare Luciano a RomaRe Cecconi è un giocatore che sa combinare tecnica e forza fisica, un vero motore di centrocampo che non perdi mai di vista, grazie alla sua chioma bionda che lo rende tanto simile ad un grandissimo centrocampista tedesco, Gunter Netzer, tanto da meritarsi il soprannome di “cecconetzer”. Gli anni alla Lazio sono straordinari e culminano, nella stagione 1973-74, nella conquista dello scudetto. Ogni tifoso laziale ha ancora negli occhi il gol di Re Cecconi nel finale di Lazio Milan, un destro all’angolino che fece esplodere lo stadio Olimpico in un urlo che ancora oggi, in molti, ricordano come il più fragoroso di sempre. Conquista la nazionale, con la quale partecipa al mondiale in Germania Ovest del 1974.

L’angelo dallo sguardo dolce: la storia di Luciano Re Cecconi

 

Il 1976 per Re Cecconi si chiude male. Il 24 ottobre, allo stadio Olimpico, in una sfida contro il Bologna, si infortuna seriamente. Occorreranno mesi per rivederlo in campo. Il 18 gennaio 1977 l’agonia è quasi agli sgoccioli ed il rientro è prossimo. Terminato l’allenamento il medico sociale dà il via libera alla ripresa dell’attività agonistica sin dalla domenica successiva. E’ un’occasione da festeggiare. Con il compagno di squadra Pietro Ghedin decidono di andare a cena fuori, rimangono loro due perché, altri due compagni di squadra, Renzo Rossi e Renzo Garlaschelli, scelgono di non seguirli.

Si incontrano invece con un profumiere, Giorgio Fraticcioli, che chiede loro di accompagnarlo a consegnare due flaconi di profumo ad un gioielliere, in via Nitti, alla collina Feming. Entrano… Cosa successe realmente in quei minuti, trascorsi più di quaranta anni, non è ancora dato saperlo. L’unica verità è che Luciano Re Cecconi cadde vittima di un colpo di pistola che lo centrò nel petto.

Lasciò la moglie Cesarina, allora incinta, ed i figli Stefano, di due anni e Francesca, nata da pochi mesi. La versione del gioielliere fu che il calciatore simulò una rapina e che lui, già terrorizzato da precedenti esperienze, sparò senza riflettere né riconoscere Re Cecconi. Questa fu anche la versione accolta dai giudici che assolsero Tabocchini dall’accusa di “eccesso colposo di legittima difesa” dicendo che sparò per “legittima difesa putativa”.

L’angelo dallo sguardo dolce: la storia di Luciano Re Cecconi

Ma punti oscuri in questa triste storia ne restano tanti. E tali credo rimarranno per sempre. La frase “Fermi tutti questa è una rapina” è stata mai pronunciata? Perché il profumiere Fraticcioli affermò di non aver mai conosciuto Re Cecconi e Ghedin? Come faceva Tabocchini a non conoscere Re Cecconi che in quella zona abitava ed era un calciatore noto e famoso? Ma soprattutto, ciò che rende questa vicenda assolutamente misteriosa, per quale motivo Pietro Ghedin si è sempre rifiutato di tornare a parlare dell’argomento non volendo mai chiarire fino in fondo come si svolsero i fatti?

Sul caso Re Cecconi sono stati scritti due libri: quello di Guy Chiappaventi “Aveva un volto bianco e tirato. Il caso Re Cecconi” e “Re Cecconi 1977, la verità calpestata” di Maurizio Martucci. Entrambi ricostruiscono i fatti aggiungendo precisazioni e testimonianze a favore della tesi secondo la quale Re Cecconi, una volta entrato nella gioielleria, non disse una parola, e Tabocchini sparò per errore.

L’unica certezza è che la famiglia meriterebbe di conoscere la verità che ha portato via per sempre un marito ed un padre a soli 28 anni. Mi piace chiudere affidandomi al ricordo di Massimo, uno dei figli gemelli di Tommaso Maestrelli che, quella sera, si trovavano casualmente a passare in via Nitti: “Io e Maurizio tornavamo dalle ripetizioni di latino da casa di nostra cugina Bina, a circa 200 metri. Man mano che ci avvicinavamo, il brusio cresceva. Ci guardammo perplessi e arrivati davanti al negozio, infilandoci nella folla, capimmo: Cecco era stato portato fuori e giaceva per terra, il capo tenuto su da qualche passante. Facemmo in tempo a guardarlo in viso e chiedergli cosa fosse successo. Lui ricambiò con lo sguardo dolce”.

Luca Malgeri

Luca Malgeri

Giornalista, laureato in Scienze Politiche, Vicedirettore responsabile per Green Planet News, svolge da sempre la sua professione con grande passione, scrivendo e confrontandosi con tanti e diversificati argomenti.

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Giornalista, laureato in Scienze Politiche, Vicedirettore responsabile per Green Planet News, svolge da sempre la sua professione con grande passione, scrivendo e confrontandosi con tanti e diversificati argomenti.