Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone
Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Laura Cola, unica partecipante italiana e prima donna a completare il rally Budapest-Bamako. Settemila km su una Honda Crf 250 per portare aiuti umanitari. La motociclista veneta, fondatrice di Donneinsella, ha raccontato la sua impresa a noi di Scrittore in viaggio

Laura Cola è di Chioggia, architetta, amante delle due ruote, insegnante di guida e più volte protagonista di Donnavventura. Ha viaggiato da Budapest alla Sierra Leone a bordo di una Honda Crf 250 Rally. Un percorso di oltre 7000 km in tredici tappe che hanno reso possibile alla fondatrice di Donneinsella, scuola e community di moto tutta al femminile, di portare aiuti umanitari in Sierra Leone.Ha fatto appena in tempo a tornare dalla Sierra Leone prima che la pandemia chiudesse definitivamente tutte le frontiere.

La Budapest-Bamako, uno dei più importanti Charity Challenge al mondo, ha portato in questa quattordicesima edizione 300 equipaggi provenienti da tutta Europa. Una trentina in moto e gli altri in auto, attraverso cinque Paesi africani: Marocco, Mauritania, Senegal, Guinea e Sierra Leone, con arrivo a Freetown. Da sottolineare anche la natura “green” del rally. In Sierra Leone, infatti, verranno compensate le emissioni di carbonio piantando alberi da frutto e da olio medicinale, una importante iniziativa in un paese vittima di tagli e incendi nell’agricoltura e di pratiche irresponsabili nella gestione delle foreste.

L’obiettivo è la piantumazione di 2000 alberi che miglioreranno la qualità dell’aria, forniranno ombra e produrranno entrate in contanti per gli abitanti dei villaggi lungo il percorso di Bumbuna Falls Freetown per molti anni a venire. Gli abitanti riceveranno l’addestramento nella gestione e nella cura degli alberi.

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Saliamo in sella e partiamo all’avventura insieme a Laura. Al rally Budapest-Bamako sei stata la prima donna a tagliare il traguardo in moto. Puoi raccontare ai nostri lettori la tua esperienza?

Si tratta di un charity challenge al limite della resistenza fisica e mentale soprattutto per chi, come me, l’ha affrontato in moto. Tra le peculiarità della Budapest-Bamako ci sono infatti il dover essere totalmente autosufficienti e il dormire quasi sempre nei bivacchi previsti dall’organizzazione. Devi continuamente centellinare acqua e benzina, guidare in notturna tra mille pericoli e sudare, o avere freddo come i primi giorni, sotto l’attrezzatura da moto. Il tutto con il peso di bagagli, taniche , tenda e pezzi di ricambio al seguito.

È stata un’esperienza davvero unica. Una volta iscritto ti viene spiegato più volte che devi essere indipendente e autosufficiente in tutto. Di campo in campo, di bivacco in bivacco. Hai le coordinate quotidiane, un numero di telefono attaccato al collo per le emergenze (e non è detto comunque che possano soccorrerti), ma per il resto fai come credi. All’inizio tutto ciò ti sembra strano, ma poi capisci: decidi tu qual’è il tuo ritmo, cosa vuoi fare, quale aspetto dell’evento vuoi maggiormente esplorare. Sei tu a creare la tua Budapest -Bamako.

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Molti i team a scopo umanitario che hanno rifornito i villaggi di medicine o altri prodotti, svariati anche i team “vacanzieri” pronti semplicemente a godersi il viaggio, i suoi scenari mozzafiato e la vita da bivacco e poi “noi”, i motociclisti, più che altro impegnati ad arrivare tutti interi alla fine della giornata.

I miei 20 giorni africani attraverso 5 Stati con una media di 12 ore e 600 km al giorno di guida di cui l’80% in off road. Venti giorni immersi in nuove culture, dalle spettacolari piste Dakariane nel deserto alla Savana Senegalese, passando per le rosse piste della Guinea fino alla verdeggiante Sierra Leone. Un paesaggio in continua mutazione con un’unica costante: l’ondata di schiamazzi di bambini sorridenti pronti a sbucare da ogni lato per salutare e riempirti il cuore di calore. Allora mi è stata chiara un’altra cosa, che ero io ad aver bisogno di loro. E non viceversa.

Mi sono divertita tanto a vedere le reazioni delle persone. A ogni distributore o dovunque ci fermassimo i ragazzi si facevano a turno il selfie con me, e quando arrivavamo ai villaggi e mi toglievo il casco sentivi gli “ooohhh”, di tutti i bambini che mi guardavano con gli occhi sgranati.

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Quale moto hai utilizzato e il perché della scelta

Honda CRF 250 Rally. Scelta per leggerezza e praticità. È un piccolo muletto, (o meglio draghetto dal momento che l’ho ribattezzata “crifù”. Poteva andare tutto storto, ma è andato tutto bene. Sono caduta più volte dalla sella del mio CRF 250 Rally Honda, spesso ci siamo trovati davanti camion contromano, animali tranquillamente sdraiati in mezzo alla strada, buche enormi o interruzioni improvvise. Ma con una moto del genere anche gli imprevisti sono bene gestibili.

È una moto davvero semplice e leggera perfetta per toglierti facilmente dai guai e per goderti una guida spigliata. Certo dopo, 12 ore minimo in sella sei stanco, ma è una moto davvero confortevole e ottima anche in rapporto alla mia corporatura. L’unica pecca è che non sarebbe una moto fatta per portare tanti bagagli. Devo ringraziare Givi per il supporto datomi, allestendo la moto con telai, borse laterali ed ogni tipo di accessorio necessario per migliorare la qualità del mio viaggio, ma diciamocelo, senza pesi, soprattutto nella guida off road, sarebbe stato meglio!

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Ci racconti qualche curiosità e qualche ricordo che ti è rimasto nel cuore più di altri

Vediamo, ce ne sono tanti. Quell’odore secco del deserto che ti pervade e fa battere forte il cuore, le urla di gioia dentro il casco mentre guidavano liberi sulla spiaggia, la sensazione di coccola dentro la tenda dopo una lunghissima giornata affrontata. Il vento fortissimo della Mauritania, le lacrime nelle interminabili notti in cui realizzavi di essere ancora nel mezzo del nulla ad ore dal campo.

 Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Ci sono state tappe più scorrevoli ma lunghissime, ed altre più brevi ma davvero impegnative. L’imprevisto era all’ordine del giorno e spesso non avevamo la benché minima idea di cosa ci saremmo dovuti aspettare. Seguivi la traccia ma non sapevi se ti saresti trovato su un bel sentiero battuto e scorrevole o a sprofondare nella sabbia. A volte ci trovavamo anche per ore a guidare in notturna in mezzo al nulla e poi, quando non ce la facevi proprio più eccole in lontana, le lucine del bivacco ad aspettarti.

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Parliamo del progetto Donneinsella la prima, e unica, scuola di moto per donne. Una filosofia di vita, un’idea per uscire dalla comfort zone e abbattere il luogo comune “donne e motori…” Com’è nata la tua passione per le due ruote?

Tutto ha inizio quando, per affrontare un viaggio in Marocco del famoso format Donnavventura, ho dovuto prendere la patente della moto. Dopo il Marocco, la Lapponia e poi ancora il Sud America oltre a varie edizioni del Giro D’Italia, gli Europei di Calcio con Casa Azzurri e tanto altro ancora. Tutte esperienze itineranti che mi tenevano lontana da casa (ma molto vicina a me stessa) per settimane e spesso mesi. Una vita da zingara, dentro la quale mi sono sempre sentita perfettamente a mio agio.

Nel 2007 mi contattano per scrivere su Women on Bikes, rivista tutta al femminile curata da donne. Con l’occasione conosco Alessandro Dinon, responsabile della pubblicità e gli dico “Vorrei fondare una scuola moto per sole donne in una formula full immersion con esame patente annesso”. E lui, in veneto, ”Xe beissimo!!! Ti do un mano io”. Fondamentale e insostituibile socio per circa due anni, il tempo sufficiente per fare di un’idea una realtà mettendo le basi concrete di quella che è ad oggi l’unica scuola italiana di motociclismo femminile.

Laura Cola, in moto da Budapest alla Sierra Leone

Dopo il coronavirus, come cambierà secondo te il modo di viaggiare in moto?

Onestamente, credo che non cambierà di una virgola. Il motociclista anche quando viaggia in gruppo è comunque solo con se stesso…in più hai volto e mani coperte, anzi probabilmente molta più gente comincerà a guidar moto perchè molto più sicuro che stare a stretto contatto con altre persone in auto e nei mezzi pubblici. In attesa di risalire in sella programma il tuo prossimo viaggio. Non importa quando potrai andarci e se al momento non c’è il budget, è il consiglio con il quale Laura Cola ci saluta ringraziandoci per l’intervista.

Leggi anche:

Lago di Vico e Tuscania, natura, cultura e motocicletta
Orbetello, Argentario in moto
In moto sulle strade del film Il Sorpasso
Se ti abbraccio non aver paura

Manola Testai

Manola Testai

Liceo artistico e IED. Esperienza decennale in società romana di network solution. Grafica freelance, appassionata di musica, lettura e di ogni forma d’arte, camminatrice e amante della natura. Ha lavorato per anni in radio.

Altri articoli

Aggiungi commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Manola Testai

Manola Testai

Liceo artistico e IED. Esperienza decennale in società romana di network solution. Grafica freelance, appassionata di musica, lettura e di ogni forma d’arte, camminatrice e amante della natura. Ha lavorato per anni in radio.

Seguici su Facebook