“L’uomo dal cuore di ferro”, Operazione Anthropoid

L’uomo dal cuore di ferro: così aveva soprannominato Adolf Hitler uno dei suoi gerarchi più spietati, quel Reinhard Heydrich, generale delle SS conosciuto anche come il “boia di Praga”. “L’uomo dal cuore di ferro” è anche il titolo di un bel film appena visto che ripercorre le vicende eroiche di Jan Kubiš e Jozef Gabčík, i due membri della resistenza ceca addestrati in Scozia dalla Royal Air Force, e paracadutati, insieme a sette altri combattenti, in patria.

Operazione Anthropoid viene definito il progetto che punta all’eliminazione di Heydrich mentre si reca in ufficio a bordo della sua Mercedes-Benz decappottabile seduto accanto al suo autista il 27 maggio del 1942. Il gruppo “Anthropoid” era composto dai caporalmaggiori Jan Kubiš e Jozef Gabčík, che aveva come obiettivo l’eliminazione del generale delle SS Reinhard Heydrich.

C’era poi il gruppo “Silver A“, di cui facevano parte il tenente Alfred Bartos, il caporalmaggiore Josef Valcik e l’appuntato Jiri Potucek, il cui scopo era di supporto ad “Anthropoid” con spionaggio, attraverso la Resistenza Nazionale Ceca.

"L'uomo dal cuore di ferro", Operazione Anthropoid

Chi era l’uomo dal cuore di ferro

Reinhard Heydrich fu uno dei principali ideatori della “soluzione finale”, che prevedeva l’uccisione di tutti gli ebrei nei territori occupati dalla Germania nazista. Heydrich venne inviato in quello che venica definito il Protettorato di Boemia e Moravia per reprimere qualsiasi tentativo di ribellione e di resistenza. Heydrich dimostrò assoluto zelo nel portare a termine ogni suo compitoi: migliaia di persone furono arrestate e giustiziate, mentre molte altre inviate nei campi di concentramento.

Il film

Il film ripercorre la storia dell’Operazione Anthropoid, “dall’aspetto umano”, identificativo di un’azione che stigmatizzava nella definizione la brutale “anaffettività”  del Reichsprotektor. Il film parte dalla fine e si ricongiunge alla scena iniziale dopo averci fatto conoscere in maniera abbastanza esplicativa il carattere di Heydrich. Come quando ricatta un generale della Wermacht che ostenta aristocratico disprezzo nei confornti del capo delle SS che definisce non un esercito regolare ma “un branco di delinquenti”.

Il generale della Wermacht ha il vizio imperdonabile di frequentare bordelli. Se la Wermacht non lascerà fare la “pulizia etnica” che Heydrich persegue, spiffererà tutto a Hitler. Il generale cede ma la SS dovranno arrrivare solo quando la Wermacht sarà andata via.

La scena iniziale che è quella da cui riprende la parte dedicata agli eroi cechi Jan Kubiš e Jozef Gabčík è questa. Il 27 maggio 1942 Heydrich si sta recando come al solito in ufficio, accompagnato dall’autista. In un punto in cui l’automobile è costretta a rallentare, si posiziona Gabčík che apre il fuoco. L’arma si inceppa, Heydrich ordina all’autista di fermarsi, estrae la pistola. Jan Kubiš allora lancia una bomba a mano sotto l’automobile.

I due attentatori sono convinti che l’Operazione Anthropoid sia stata un fallimento. In realtà, “l’uomo dal cuore di ferro” muore il 4 giugno del 1942 senza riprendere conoscenza. Una setticemia contratta dalla ferita alla gamba e alla milza che entrano in contatto con il crine di cavallo dell’imbottitura del sedile della Mercedes ne decretano la fine.

L’epilogo dell’Operazione Anthropoid

Il generale Kurt Daluege che prende il posto di Heydrich scatena il terrore. Viene annunciata una ricompensa di dieci milioni di corone a chi farà aveere notizie degli attentatori. Il giorno dopo i funerali di Heydrich il 9 giugno 1942, i tedeschi mettono a ferro e fuoco il villaggio di Lidice.

Tutti cercano di aiutare i paracadutisti: il prete superiore Vaclav Cikl, il sacrestano Vaclav Ornest e il vescovo Gorazd Matej Pavlik. Il terrore fu tale che uno dei paracadutisti tra gli ultimi arrivati, Karel Čurda, cede e svela segreti preziosi. La Chiesa Ortodossa dei Santi Cirillo e Metodio, a Praga, su cui oggi troviamo una targa di bronzo, è il teatro dell’epilogo finale di questa vicenda eroica. Il muro è crivellato di proiettili. All’interno della chiesa si nascondono gli uomini dell’Operazione Anthropoid.

Il 18 giugno del 1942 due battaglioni delle SS circondano la chiesa per colpire i sette paracadutisti che si trovano nelle catacombe. Tre di loro, tra cui Kubiš, per cinque ore oppongono resistenza dal patio della chiesa, nel tentativo di proteggere gli altri quattro, nascosti nella cripta. Muoiono tutti ma i tedeschi capiscono che gli altri si trovano nella cripta che cercano di allagare.

Bellissima la scena finale: i superstiti, con l’acqua che sale, ormai senza munizioni e allo stremo delle forze, decidono di usare l’ultima pallottola di ciascuno per suicidarsi. “Ci vediamo dall’altra parte, seguiamo il sole e non ci sbaglieremo”. Si sente il colpo e la pellicola termina con i due amici ormai liberi che ripercorrono l’inizio della storia. Insieme su un carro agricolo, in mezzo al fieno, una distesa innevata di grande bellezza, sorridono e se ne vanno.

Le famiglie di Vaclav Ornest (sacrestano), Vaclav Cikl (prete superiore), Jan Sonneved (capo del consiglio della chiesa ortodossa di Cirillo e Metodio) vennero deportate a Mauthausen insieme con altre 254 persone, dove perirono. Il vescovo Gorazd venne torturato per tre mesi e poi condannato a morte in un processo farsa insieme con i preti Cikl e Petrek e il signor Sonneved. Con questa azione viene azzerato il vertice della Chiesa ortodossa di Boemia.

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