I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna

I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna
I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna

I Mamuthones sono tra le maschere più conosciute del Carnevale in Sardegna. Simbolo del Carnevale di Mamoiada, dietro cui si celano tuttavia storie incredibili, di una terra e un popolo con una storia tutta da scoprire. Una delle tradizioni più antiche e sentite dell’Isola, è infatti su Carrasegare o Carre ’e segare, con i suoi Mamuthones attraverso cui noi di Scrittore in Viaggio, vogliamo oggi raccontarvi un po’ di Sardegna. Su Carrasegare è una tradizione dalle origini misteriose e che rimanda a miti e storie tra le più svariate. Storie dal sapore antico, quasi primordiale, che arrivano fino a noi soprattutto grazie a una trasmissione orale sopravvissuta nei secoli.

Su Carre ‘e segare

I Mamuthones: chi ha partecipato, almeno una volta nella vita, al Carnevale in Sardegna, sa benissimo che si tratta di un’esperienza del tutto unica nel suo genere e che la distingue soprattutto da una semplice sfilata di  maschere. Ho usato la parola partecipare non a caso; infatti il Carnevale in Sardegna non può che essere vissuto intensamente dai suoi partecipanti, i quali non possono non lasciarsi travolgere da quelle atmosfere e assistere semplicemente all’evento.

In questo è come se ci fosse un forte richiamo a un ricordo primordiale collettivo, una manifestazione di un qualcosa di cui tutti facciamo parte, la vita e la morte stessa compresa in essa. Nel loro susseguirsi sia nell’uomo che nella natura. Partecipando dunque, al Carnevale Sardo, in men che non si dica, ci si ritrova a vivere un’esperienza, oserei dire, catartica.

Le Maschere

I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna
I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna

Protagoniste di questo evento-rituale, sono le maschere, ognuna delle quali con un significato ben preciso e che vanno a mettere in scena degli episodi della vita della società agro-pastorale da cui nascono. Appaiono anche a noi come veri e propri rituali che affondano le loro radici in credenze pre-cristiane. Riti che avevano delle importanti funzioni sociali nella vita degli uomini in Sardegna. Culti sicuramente pagani che successivamente, il Cristianesimo ha cercato di modificare o eliminare.

Come per le celebrazioni propiziatorie delle quali fu cambiato il senso e da cui è nato poi il Carnevale stesso.
Nonostante ciò, il popolo sardo, legatissimo a queste tradizioni, ha continuato a conservarle e tramandarle, soprattutto in alcune aree più isolate; facendo arrivare così qualcosa di loro sino a noi. Secondo alcuni studi di Dolores Turchi, una delle principali antropologhe della Sardegna, è ipotizzabile la presenza nell’Isola del Culto Dionisiaco: il culto del Dio Bambino, presente in quasi tutte le culture del Mediterraneo e che risale al XV secolo a.C. .

Ipotesi che non sembrerebbe poi così lontana dalla realtà se parliamo del Dio Bambino, della vegetazione e della fertilità, che moriva e rinasceva con la natura stessa. Dio dell’ebrezza e dell’estasi e a cui è difficile non pensare assistendo al Carnevale Sardo. Ma andiamo a vedere il simbolo di questa tradizione e della cultura di cui fa parte: i Mamuthones.

I Mamuthones

I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna

La maschera più conosciuta probabilmente anche fuori dalla Sardegna, è quella dei Mamuthones: maschere misteriose che nascondono le sembianze e il volto di chi le porta. La maschera nera chiamata sa bisera, è di legno e naso, mento e zigomi sono molto pronunciati con due fori per occhi e bocca. Una maschera grottesca dalle espressioni pronunciate ma priva di un qualsiasi carattere antropomorfo, e forse proprio per questo più inquietante.

Coperti poi dalle pellicce nere di pecora, i Mamuthones portano sa garriga, il sonoro gruppo di campanacci che permette lo strepito che va a caratterizzare tutta la scena. Di solito sono accompagnati dagli Issohadores che indossano invece una sorta di giubbetto rosso e una cintura con bubboli di bronzo e ottone. Sopra i calzoni di tela bianchi, portano un colorato scialletto e in capo una berritta. Alcuni portano anche una maschera bianca, molto austera, che copre il viso.

Durante la sfilata, eseguono una processione danzata. Di solito a gruppi di dodici, procedono facendo balzare gravemente i campanacci in modo del tutto sincronizzato. Esistono diverse teorie sulla loro origine e significato. Alcune sostengono che le maschere con i loro rituali, non vadano altro che a inscenare la battaglia dei sardi contro i mori. Altre che si tratti di una rappresentazione di alcuni riti totemici.

Altre ancora, più recenti, che siano legate al culto Dionisiaco. Rituali che venivano dedicati al Dio Bambino di cui prima abbiamo parlato, tornando agli studi della Turchi. Maschere che andrebbero a rappresentarlo, ad incarnarlo come la vittima in cui il Dio si incarnava per poi essere sacrificato e rinascere nella natura. La stessa parola Mamuthone sembra infatti che vada ad indicare il pazzo, da Maimatto, furioso e violento, ossia solo alcuni dei tanti nomi di Dioniso.

Alle origini di un popolo

Il rituale, dai suoni, alle figure animalesche e forse persino demoniache, che portano con sé tutta una serie di significati difficili da comprendere a prima vista, ma quasi impossibili da non riconoscere con il cuore e con lo spirito, ha il potere di riportare alle origini di queste tradizioni. Di far vivere sentimenti di paura verso l’ignoto, verso ciò che non si conosce o non si vuole riconoscere.

I Mamuthones, oltre la maschera tra riti e misteri della Sardegna

Ma allo stesso tempo, di esorcizzarli attraverso quell’ebrezza e quell’estasi che da esso scaturiscono. Capace quasi di ripulire dagli stessi sentimenti provati poco prima, lasciando un senso finale di gioia e appagamento davvero unici. Il tutto, risalendo alle origini di un popolo di cui molto rimane non conosciuto e avvolto nel mistero. Valori e rituali ancestrali che affondano le loro radici in un passato molto remoto.

Che caratterizzano la cultura di un popolo ricco di storie e miti, misteri e perché no, anche di magia. Una cultura, quella del popolo Sardo, capace di regalare tanto e di far esperire ancora di più, come con su Carrasegare.

E forse, il fatto che figure come i Mamuthones, e la maggior parte delle maschere Sarde, siano avvolte da quella nube di mistero, capace di farci fantasticare, di farci sentire liberi di pensare o di sentire senza troppe congetture, è ciò che le rende ancora così vive e presenti anche oggi, in luoghi in cui il tempo talvolta sembra fermarsi. Tempo che pare non possa eliminare il ricordo di un’identità comune, della propria storia. Ricordo che dalla gente del posto, viene ancora oggi ben conservato, custodito e tramandato.

 

Foto Pinterest 

Leggi anche 

Angela Pes

Angela Pes

Diplomata al liceo socio-psico-pedagogico e studentessa di Filosofia all’Università degli studi di Cagliari. Amante della lettura, della scrittura, del cinema e di qualsiasi forma d’arte.

Altri articoli

Aggiungi commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Angela Pes

Angela Pes

Diplomata al liceo socio-psico-pedagogico e studentessa di Filosofia all’Università degli studi di Cagliari. Amante della lettura, della scrittura, del cinema e di qualsiasi forma d’arte.

Seguici su Facebook