Maria Antonietta: riapre l’antico borgo

Maria Antonietta: restaurato il paradiso che aveva voluto per rilassarsi dalla vita di corte

Torna al pubblico il prossimo 12 maggio il Borgo della Regina, Hameau de la Reine, il piccolo villaggio rurale nel parco dei giardini Versailles, fatto costruire dalla sovrana, figlia dell’imperatrice d’Austria e moglie di Luigi XVI, fra il 1782 e il 1783. Maria Antonietta era una donna che amava il lusso, definita frivola, irresponsabile, assetata di lusso e dissipatrice ma che non sopportava l’asfissiante cerimoniale di corte.

Maria Antonietta

Venne sopranominata per questo, in maniera sprezzante, l’Austriaca, l’autruchienne. La regina, cui viene erroneamente attribuita la frase delle brioche da dare al popolo al posto del pane, si immergeva, insomma, nella quiete bucolica del borgo per scappare dalla vita di corte. Sagomaccia delle sagomacce, per riposarsi dalla vita regale, giocava a fare la contadina. Mentre oggi, quel che resta del popolo in forma di popolicchio, se la mena con “Grandi Flagelli” e “Isole dei Penosi”. Tempi moderni.

Detto questo, e aggiungendo che la Maria Antonietta fa enormemente più simpatia di certa tv, dopo 3 anni di lavori e circa 370 milioni di euro spesi, tra i finanziatori anche la maison Dior, la fattoria della Regina sarà finalmente visitabile in tutto il suo splendore. L’apertura ufficiale è prevista per il 12 maggio. I visitatori potranno aggiungere a alla visita di Reggia e Giardini di Versailles anche questa rara bellezza.

Maria Antonietta: come aveva voluto il suo villaggio

Il borgo era costituito da dodici strutture, una vera e propria fattoria con il mulino, la fattoria, il fienile, la latteria, un lago artificiale con carpe e lucci, l’orto, dove Maria Antonietta aveva fatto posizionare 1.300 vasi bianchi e blu in ceramica con scolpite le sue iniziali, un frutteto e un giardino. Non mancavano la casa della regina, un boudoir, la casa per le guardie, il biliardo e un refettorio.

La casa della regina, situata al centro del borgo, non poteva che essere, ovviamente, l’edificio più grande. La regina si invaghisce dell’idea di un borghetto dove avvinare i figli alla natura e agli animali quando vede l’analogo villaggio rurale chiamato Hameau de Chantilly, fatto costruire da Luigi Giuseppe, principe di Condé, vicino al castello dell’omonima città francese.

L’architetto della Regina, Richard Mique, realizza il borgo ispirandosi ai villaggi della Normandia e per Maria Antonietta il borgo diventa un luogo dell’anima. Altro che viaggi di massa e moderne transumanze.

Il borgo

Una pace che durerà poco

La regina, camminando da un edificio all’altro, se la diverte mentre i contadini veri “si mangiano il sale delle orecchie dalla fame”, come recita Alberto Sordi sul celebre La Vita Difficile. Maria Antonietta con un cappello di paglia munge le vacche che il contadino le prepara e pulisce prima. Attorno alla “regina mungitrice”, uno stuolo di dame di compagnia raccolgono il preziosissimo latte in secchi-vasi di porcellana di Sèvres.

L’obiettivo della regina era anche quello di mostrarsi vicina al popolo, imitandone, apparentemente, i lavori più umili. Vallo a spiegare ai giacobini. Mica erano i vandeani. Con i suoi vigneti, campi, frutteti e orti, il borgo era gestito da un contadino fidato, scelto personalmente da Maria Antonietta. Gli animali provenivano dalla Svizzera. Motivo per cui il villaggio veniva altresì chiamato il “il borgo svizzero”. Maria Antonietta utilizzava il borgo anche per l’organizzazione di eventi.

Gli esterni dei dodici edifici sono molto rustici mentre gli interni esattamente l’opposto. Perché la regina non amava i fasti e la vita di corte ma il lusso sì. Tuttavia, la sovrana non riuscì a godere a sufficienza della sua oasi di pace: scoppia la Rivoluzione e l’autrichienne, il 16 ottobre del 1793, viene ghigliottinata. La sua morte segna la fine dell’Ancien Régime, la proprietà messa all’asta, abbandonata e più volte saccheggiata.

Arrivando ad oggi

Sarà Napoleone, nel 1810, sollecitato dalla seconda moglie Maria Luisa d’Asburgo-Lorena , nipote di Maria Antonietta, a dare un nuovo volto al borgo. Successivamente si interesseranno al recupero del villsggio sia John Rockefeller jr, negli anni Trenta, sia Pierre-André Lablaude, negli anni Novanta.

Il restauro attuale ha ricostruito tutto seguendo scrupolosamente i disegni originali, compresi gli arredi e utilizzando gli stessi materiali dell’epoca come mattoni e legno. Dal 12 maggio i visitatori potranno scoprire il giardino segreto della sovrana e un lato meno conosciuto dell’autruchienne.

Add comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

Facebook

Iscriviti al blog

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post. Una volta cliccato sul pulsante verifica la tua casella e-mail per completare l'iscrizione.