Marie aspetta Marie, il libro di Madeleine Bourdauxhe

di Angela Pes

“Marie non ama niente, non aspetta niente? Marie ha il cuore gonfio di amore.
E Marie aspetta Marie.”

Una scrittura avvincente, affascinante, tagliente e piena di sensualità. Marie, un personaggio, una donna che proprio nel momento più acuto della sua rassegnazione nei confronti della vita, fatta di abitudini, doveri, faccende domestiche e dedizione nei confronti di un uomo che non la sente e non la vede più, che la ama di un amore sbiadito, senza più energie, trova lo sguardo della vita, della giovinezza, della possibilità della passione senza tempo, spazio e incontenibile nella sua natura. Tutto cambia aspetto. Il suo mondo improvvisamente muta dal momento in cui quei nuovi occhi si son posati sui suoi, dal momento in cui quelle nuove mani, forti e piene di energia, hanno afferrato la sua carne.

“… una Marie che, non assorbita da un amore, è ancora ricca di tutti gli amori possibili…”.

Le abitudini che ha sempre affrontato con indifferenza divengono ora per lei quasi insopportabili, si rivelano nella loro monotonia, nonostante nel fare, nell’azione che si imprime negli oggetti si trovi la realizzazione della persona stessa. Della donna relegata al suo nido, a quelle faccende che la determinano in quanto tale. Quel nuovo viso giovane, quel corpo vivo e fiorente si è impresso nel suo oramai.

“Ma tu aspetti, aspetti che qualcosa succeda… non ne conosci il nome, è una gioia vaga che dovrebbe capitarti di colpo e appagarti. E poiché non succede niente, ti disperi… ma esisteva già tutto. Tocca a te amare, vivere. Esigere dalla vita, cioè da se stessi.”

Nel risveglio dei sensi, così tempestoso e ora irreversibile, Marie vive quell’esperienza erotica in maniera del tutto rivoluzionaria e senza possibilità di ritorno.
“E poco prima? Lo sconosciuto che si credeva invisibile tra due rocce. Altra realtà, altra aura… una realtà da indovinare, da afferrare, da fare propria. Il mondo del possibile; il fascino, la vertigine di un mondo nuovo”.

Marie aspetta Marie, il libro di Madeleine Bourdaux

Non si può tornare indietro oramai, è attraverso quell’atto d’amore che può uscire libera dalla schiavitù. Ne è totalmente immersa. Non può più fare a meno di sentire il suo corpo, quel calore che risorge ogni volta al pensiero di lui, quella voglia di scappare, di libertà che sembra darle questo nuovo, potente, verace e improvviso, oltre che avvolgente amore. Un amore che sembra essere un rifugio per Marie, un suo proprio emanciparsi, l’unico luogo, posto, corpo, attraverso cui essere se stessa, per cui pretendere la libertà.

Quella libertà che è la sua stessa femminilità, il desiderio a cui sembrava aver rinunciato da tempo per una vita serena accanto all’uomo che aveva sposato e che non poteva abbandonare. Ma per cui si rende conto, di non poter neanche abbandonare quella che è e che finalmente riesce a risentire più forte e con voce più alta rispetto a prima. Quell’erotismo, il desiderio che non può più bloccare o reprimere una volta scatenato, ma che non sono restrittivi, quanto piuttosto liberatori, che non riguardano più solamente il ragazzo appena conosciuto, ma se stessa che ama come atto puro di libertà, come affermazione di quei sentimenti che non vanno controllati in nome di convenzioni.

Marie che per tutto il suo viaggio tesse dei rapporti in cui lei è il punto di riferimento degli altri, in cui è lei che ha la responsabilità della buona riuscita di tali rapporti. In cui lei però sente la solitudine più profonda, si sente estremamente vuota e sola… incompresa quando cerca di comprendere e ascoltare tutti. Come una curatrice passiva, incapace ormai di sentire se stessa e anestetizzata dal sentire solo le sofferenze altrui. Scopre tuttavia di non volersi più rinchiudere in queste gabbie, gabbie della mente e del corpo.

Vuole, assaggiandola piano piano, in modo intimo e silenzioso, la libertà. La sua libertà. La libertà che riesce a trovare non in quella sicura stabilità delle relazioni che ha costruito nel tempo, ma che riesce a sentire nell’oblio vacillante e spaventoso di un amore passionale che non ha collocazione, né nome, né certezza alcuna che possa rassicurarla o darle quiete o pace di un qualsivoglia tipo. Ritrova se stessa, i suoi cinque sensi, la sua intelligenza emotiva che sembrava sotterrata, morta per sempre, i suoi desideri più nascosti, nell’irrequietezza più letale e radicale.

Quella dalla quale non puoi più sfuggire una volta trovata. Quella attraverso cui non puoi fare altro che sperimentare, vivere e andare nella profondità delle cose, senza più fermarti. Una donna di trent’anni che si trova di fronte ad un bivio: decidere se rassegnarsi per sempre a una vita priva di emozioni oppure se dirigersi verso sensazioni o scoperte diverse. Una donna che ama ed è capace di amare in modo profondo, di un amore di qualsiasi tipo, per se stessa, per il marito, per il giovano ragazzo, per l’umanità. Il diritto che vuole ribadire e al quale non vuole rinunciare è quello di poter vivere una vita diversa.

Il diritto di non doversi rassegnare per forza, di poter decidere di cambiare quando la vita non dovesse più dare nulla di vero e intenso. Una storia che non riguarda soltanto la riscoperta di una femminilità potente, generatrice e capace di ribellarsi a chi la vuole mettere a tacere, ma una storia di rinascita, della possibilità stessa di questa rinascita e che mette in luce il coraggio di trovare il modo di cambiare quando la morte apparente e logorante, sembra l’unica chance rimasta.

“Dio, a quelle, come alle altre, aveva detto: “Ti ho dato carne, spirito e cuore. Ora vai, lasciami, e possa tu comprendere tutto il valore dell’opera mia”.

Add comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti al blog

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post. Una volta cliccato sul pulsante verifica la tua casella e-mail per completare l'iscrizione.