Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato

Marina Malabotti, la fotografia capace di raccogliere l’universo del Sud Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta. Sono le piccole comunità della Calabria, della Sicilia e della Campania a essere raccontate, un’indagine fotografica che si snoda tra feste popolari, riti funebri e scene di vita domestica.

Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato
Marina Malabotti, puszta di Hortobágy, Ungheria, inverno del 1972, fotografia di Francesco Faeta

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ha inaugurato la scorsa settimana la mostra Marina Malabotti fotografa. Uno sguardo pubblico e privato. L’esposizione fotografica, a cura di Giacomo Daniele Fragapane, viene dedicata a una figura che ha saputo unire l’indagine etnografica e antropologica alla personale ricerca estetica nella composizione di immagini che riportano ad un mondo, ad un “sentire” profondo di un’Italia che oggi, laddove esiste ancora, potrebbe essere definita una “risacca di resistenza”.

Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato
Dalla serie Feste religiose nel Mezzogiorno d’Italia. Settimana santa: i vattjenti, Nocera Terinese (CZ). 1983

Il lavoro di Marina Malabotti, artista romana scomparsa prematuramente all’età di 41 anni nel 1988, viene riscoperto all’interno di un luogo per lei particolarmente significativo, un museo per cui ha sentito una affezione tale da farne oggetto di una preziosa e innovativa indagine nel 1980, attraverso un progetto rimasto incompiuto e inedito che voleva essere la documentazione di un anno di attività della Galleria Nazionale.

Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato
10 Dalla serie Melissa, un’indagine di comunità, Melissa (KR), 1978

Il Mezzogiorno italiano tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta è l’orizzonte principale in cui si muove la Malabotti e che condivide con il marito, l’antropologo Francesco Faeta. Con lui collabora attraverso le proprie fotografie nel testimoniare i risvolti di inchieste di carattere etnografico condotte sul territorio. A colpire l’attenzione della Malabotti sono in particolare gli aspetti di simbologia e ritualità che scandiscono la vita delle piccole comunità della Calabria, della Sicilia o della Campania, visti nelle feste popolari o nei riti funebri, accanto alla condizione femminile e infantile, alla vita domestica e alla relazione con il paesaggio. Un universo a noi remoto e familiare al tempo stesso, che emerge oggi da queste immagini fortemente evocative.

Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato
Dalla serie Il futuro delle bambine, Migliuso (CZ), 1981

La mostra è suddivisa in due sezioni principali dedicate rispettivamente al progetto su quella che era allora la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dal titolo Un anno in Galleria: etnografia di uno spazio artistico (1981), e alle indagini etnografiche condotte sul campo, Indagini sul terreno: tra documentazione e sperimentazione (1970-1984).

Per la prima volta, abbiamo una articolata sintesi dell’attività fotografica di Marina Malabotti, integrando all’interno di un percorso di 170 immagini i progetti portati a termine e quelli incompiuti, nel tentativo di evidenziare le linee di continuità, sul piano dei temi indagati e del metodo fotografico perseguito, tra indagine etnografica del mondo popolare e osservazione “partecipante” di uno spazio artistico.

Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato
Dalla serie Le metamorfosi del tempo, San Giovanni in Fiore (CS), 1984

 

“Un anno in Galleria: etnografia di uno spazio artistico (1981)”, comprende la serie di fotografie, rimasta incompiuta, che Malabotti realizza, fino al 1981, nell’istituzione museale romana, tra sopralluoghi e sessioni di ripresa, in cui sono ritratti anche gli artisti e i protagonisti di quel periodo, come Gillo Dorfles, Bruno Mantura, Filiberto Menna, Giulio Paolini, Renato Nicolini e Simonetta Lux, tra gli altri.

Marina Malabotti, estetica e antropologia, tra pubblico e privato
Allestimento della mostra dedicata a Giorgio De Chirico

“Indagini sul terreno: tra documentazione e sperimentazione (1970-1984)”, è invece il titolo della seconda sezione, dedicata alle ricerche etnografiche, organizzate soprattutto dai dipartimenti di Antropologia dell’Università della Calabria e dell’Università di Messina, a cui la fotografa partecipa insieme al marito, l’antropologo Francesco Faeta. Oltre le immagini che riguardano le feste popolari nel sud Italia, come la Settimana Santa in Calabria, le feste celebrative della morte, e l’ambito funebre più in generale, presenti in “Feste religiose nel Mezzogiorno d’Italia. Settimana santa (1970-1976)”, in mostra anche la serie “Paesaggi e architetture popolari in Calabria (1983-1984)”, “Melissa, un’indagine di comunità (1975-1978)”, e “La condizione femminile e infantile in Calabria (1980-1985)”. Chiudono l’interessante il percorso, due nuclei di ritratti, presenti nella serie “Le metamorfosi del tempo”, del 1984 e “Feste religiose nel Mezzogiorno d’Italia. Settimana santa” (1970-1976). Sarà possibile visitare la mostra fino al 31 marzo 2019.

Info

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti, 131 – 00197 Roma

Ingresso accessibile
Via Gramsci, 71

Orari di apertura
Dal martedì
alla domenica:
8.30 – 19.30

Ultimo ingresso 45 minuti
prima della chiusura

Biglietti
intero: € 10,00
ridotto: € 5,00

T +39 06 32298 221
lagallerianazionale.com
#LaGalleriaNazionale

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, fotografo, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Fondatore e direttore del quotidiano online Green Planet News e dell'agenzia di editing e comunicazione Laboratori Editoriali.

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