7 Aprile 2020

Mazda R360, la microcar degli anni Sessanta in Giappone

Mazda R360, la microcar degli anni Sessanta in Giappone
Mazda R360, la microcar degli anni Sessanta in Giappone

Mazda R360, una “vetturina” dall’aspetto particolarmente simpatico che anticipa le future tecnologie nipponiche in fatto di automobili

Mazda R360 coupé, piccola e adorabile, dall’aspetto curioso e inconfondibile, viene lanciata 60 anni fa. Una vettura che a guardarla oggi ci ricorda la mitica Trabant e le meno affascinanti ma sempre iconiche Prinz e Simca. La Mazda R360 divenne immediatamente il nuovo punto di riferimento per le microcar in Giappone.

Tempi in cui l’idea di avere un’automobile per viaggiare appariva come sentirsi avventurieri di una nuova era. Poco conosciuta fuori del Giappone, la Mazda R360 ebbe un considerevole successo in patria. La prima autovettura dell’azienda vendette 4.500 unità nel giorno del lancio nel maggio 1960 e alla fine di quell’anno conquistò quasi i due terzi del fiorente segmento delle “kei car” (microcar) in Giappone, per non parlare dell’oltre 15% dell’intero mercato automobilistico nazionale.

Mazda R360, la microcar degli anni Sessanta in Giappone

Mazda R360, leggera e “sbarazzina”

Fu un momento spartiacque per Toyo Kogyo, come all’epoca si chiamava Mazda Motor Corporation. La R360 non è stata la prima kei car sul mercato, ma è diventata subito la più popolare grazie al suo stile e a quella leggerezza che la rendono ancora oggi inconfondibile. Come la Trabant appunto.

Mazda R360, la microcar degli anni Sessanta in Giappone

La prima vettura Mazda era anche molto efficiente. Motore a quattro tempi abbastanza silenzioso, parca in termini di consumo di carburante, affidabile e facile da usare rispetto ai propulsori a due tempi utilizzati dalla concorrenza.Che erano anche meno “puliti”.

Il due cilindri a V da 360 cm3 della R360 erogava 12kW/16CV, che non sembrano tanti, ma doveva muovere solo 380 kg. La velocità massima era di 90 km/h: abbastanza buona per la categoria e addirittura abbondante considerando le condizioni delle strade in Giappone all’inizio degli anni Sessanta.

Limitando le dimensioni dei veicoli del segmento kei car (3m x 1,3m) e la cilindrata del motore (360 cm3), il governo giapponese sperava di supportare l’industria automobilistica nazionale, favorendo modelli a prezzi accessibili e mettendo alla portata della gente il sogno di possedere un’auto. Anche così, il mondo ha iniziato a sognare di viaggiare.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.