6 Dicembre 2019

Mentorella e Monte Guadagnolo, blitz mototouring

Mentorella e Monte Guadagnolo, blitz mototouring
Mentorella e Monte Guadagnolo, blitz mototouring

Mentorella, blitz mototouring. Sono quelle giornate “a strappo” in cui riesci a organizzarti e a ossigenarti con una minifuga di qualche chilometro. In sella. Un amico d’infanzia, un mezzo corazzato dotato di boxer che mugghia, il tempo amichevole possibilmente, casco modulare a visiera alzata e via con lo sguardo puntato all’orizzonte. In una avanzata inesorabile. Un blitzkrieg on the road, per l’appunto.

Bene. Il racconto risale a qualche giorno fa. Spesso le nostre uscite sono di martedì. Organizzandoci con il lavoro, potendolo fare, preferiamo giorni infrasettimanali. Per ovvie ragioni. Ci sono spazi che, consacrati al silenzio, hanno molto da dire. Nei festivi, con le moltitudini a zonzo, il linguaggio si fa più irto di ostacoli. Direi, ai limiti del comprensibile.

Mentorella e Monte Guadagnolo, blitz mototouring

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Appuntamento sulla Salaria, appena dopo Fiano Romano. Questa volta sono in compagnia del mio amico d’infanzia Guido. Ha vinto una malattia importante e ha deciso di regalarsi una bella Honda Crossrunner 800. Non siamo smanettoni. Abbiamo una certa età, oltre i 50 ma sia ben detto, come asseriva Nanni Moretti in uno dei suoi film più riusciti, ognuno di noi, senza falsa modestia, può definirsi come “uno splendido cinquantenne”.

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Ci aggrappiamo all’aria e alla strada poco trafficata come fosse oro. Anzi lo è. La giornata è di quelle “di grazia”. Non solo per il tempo che balugina e l’aria che profuma ma perché la buona compagnia è una fortuna. In tempi di socialità ipertrofica e virtuale, condividere dal vivo è ricchezza. Si viaggia tra la Salaria e il lago del Turano.

Ce la giriamo fino ad arrivare in Abruzzo. Un pranzo veloce, al ristorante Le Sequoie nei pressi di Carsoli dove l’accoglienza è sempre buona e il mangiare ottimo, e poi direzione Monte Guadagnolo. Una sorpresa: improvvisamente, tra le montagne che attraversiamo nel silenzio di una giornata feriale, fa la sua comparsa una coppia di aquile. Si, è proprio una giornata di grazia.

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Il Monte Guadagnolo

Il Monte Guadagnolo (1.218 m s.l.m.) è la montagna più alta dei Monti Prenestini nel Subappennino laziale. In vetta, troviamo la frazione Guadagnolo di Capranica Prenestina. A pochi metri dall’abitato, troviamo alcune pareti rocciose che sono meta di arrampicatori appassionati. Sul monte, dominando tutta la Valle del Tevere, si erge “imperiale” anzi vittoriosa la statua del Cristo Redentore, eretto alla fine del secolo XIX da Leone XIII.

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Poco più in basso, sul versante est, troviamo il Santuario della Mentorella, il nostro punto di arrivo. Il monte è coperto da vegetazione boscosa soprattutto a nord, lasciando scoperta la parte sommitale prativa, mentre ad est si apre un piccolo altopiano (Prati del Guadagnolo). La cima si raggiunge facilmente tramite una strada asfaltata salendo da ovest da Palestrina oppure da Casape. Il panorama è stupendo, una catarsi totale, uno dei punti più panoramici di Roma assieme al Monte Gennaro, al Tuscolo e a Monte Cavo.

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Dalla cima la vista spazia a est verso i Monti Ruffi e i Monti Affilani a nord verso i Monti Tiburtini, i Monti Lucretili, la campagna romana e la Capitale con una prominenza di circa 1000 metri di dislivello dal fondovalle, a ovest verso i Colli Albani, a sud verso la Valle del Sacco. Lungo la strada, il paesaggio ricorda quelli dei film western. Manca solo un po’ di sole e qualche seminudo Apache ma per il resto abbiamo i nostri di apache, cuori apache.

Il Santuario della Mentorella

Il Santuario della Mentorella sorge sui Monti Prenestini, lungo il versante orientale, sopra una rupe che cade quasi a picco sulla valle del Giovenzano. Secondo alcune antiche leggende, il santuario deve la sua fondazione ai tempi dell’imperatore Costantino. Fu luogo di preghiera di San Gregorio Magno e di San Benedetto, di cui resta la grotta da lui stesso abitata, di grande effetto, ai confini del misticismo concreto se si ha una mente abbastanza ricettiva.

Noi arriviamo sul piazzale del Santuario con il rombo delle nostre moto al minimo per non turbare la quiete lunare del luogo immerso nel freddo ma che riesce a palpitare di una lontananza siderale da tutto e tutti. Ci siamo solo noi e i nostri pensieri.

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Il Santuario della Madonna della Mentorella dal 1857 si trova si trova sotto la cura della Congregazione della Risurrezione dal 1857. Alla Mentorella faceva spesso visita Giovanni Paolo II. Quattordici giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro, inaspettatamente papa Wojtyla, visita ufficialmente il santuario della Mentorella (29 ottobre 1978) dicendo: “Sono venuto a cantare il Magnificat”.

Anche Papa Benedetto XVI nel ottobre del 2005 si reca in visita privata al Santuario della Madre delle Grazie della Mentorella. Se volete esperire un senso di pace e di quiete insolita, andate alla Mentorella, passeggiate nelle viuzze solitarie del borgo, in giorni possibilmente insoliti. Ne trarrete una terapia dell’anima che non dimenticherete.

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Nella roccia sottostante la Cappella di Sant’Eustachio si trova la grotta di San Benedetto con l’altare e l’immagine del santo. In questa grotta naturale soggiornò per due anni San Benedetto da Norcia (480-547), il padre della vita monastica occidentale. Egli abbandonò la vita laica da patrizio romano per condurre una vita da eremita. Dalla Mentorella Benedetto si recò poi a Subiaco a circa 35 km di distanza. La grotta di San benedetto invita all’ascesi, anzi al dimagrimento. Se non altro per divenire certi di passarne lo stretto pertugio.

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Tramite il percorso della Scala Santa, costruita nel XVII secolo, si giunge alla cappella di Sant’Eustachio costruita nelle stesso periodo e costituita da un campanile, con tre campane a corda, che reca la seguente iscrizione “non far da campanaro se il cuor tuo non batte da cristiano”.

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La chiesetta e i tesori della Mentorella

L’interno del Santuario della Mentorella è costituito da una navata centrale che un tempo era interamente affrescata ma oggi rimangono alcuni dipinti di santi risalenti ad epoche successive al restauro settecentesco di Kircher. In fondo alla navata troviamo l’altare maggiore sormontato da un ciborio realizzato nel 1305. Sia a destra che a sinistra troviamo due cappelle: una dedicata a San Silvestro con dipinti che raffigurano la vita del Santo e l’Imperatore Costantino mentre quella di sinistra troviamo la così detta Cappella del Crocifisso in cui trova, appunto, un Crocifisso in legno con il Cristo inchiodato sulla croce.

Uno dei tesori che custodisce il Santuario della Mentorella è il dipinto ligneo risalente al XIII secolo e rappresenta Papa Silvestro I che celebra una funzione religiosa. È possibile vederlo raggiungendo l’interno della cappella del Crocefisso. Un altro piccolo gioiello artistico è la Madonna con il Bambino risalente al XIII secolo. Quella che ci troveremo di fronte, è una delle più importanti opere in legno della scultura lignea della regione.

Usciamo dalla chiesetta, accarezzati da una sensazione di serenità che fa sciogliere il sangue, scaldando il cuore. Saliamo di nuovo in sella. Accendiamo il motore, cuore e acciaio ora vanno all’unisono. Direzione Roma. Nel casco risuona ancora un’orazione, un respiro che dice: grazie. Di esserci nell’essere consapevole. In moto la visione spesso è ancora più chiara.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.