Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare
Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

Monti Aurunci, attraverso il Parco regionale, per approdare al Tempio di Giove Anxur sopra Terracina. la prima uscita in motocicletta del 2021 avviene in un inizio febbraio che appare più che primavera.

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, bellezza tra cielo e terra. Prima uscita del 2021 in motocicletta. Sono previsti per la giornata ben 22 gradi, uno “sfavillìo” di primavera quando siamo ancora in inverno, da poco oltrepassata la Candelora. Le nostre Valchirie sono a riposo da qualche giorno, troppi giorni. Con un incipit di primavera così, l’augurio migliore è che possa essere subito invincibile estate per l’Italia e per il mondo intero, per il turismo e per tutta l’economia, basta pandemia.

Per arrivare al Parco regionale dei Monti Aurunci si parte da Palestrina, nostro abituale luogo di ritrovo. Direzione Maranola, Formia, Monte Lapillo, nell’area del Parco regionale dei Monti Aurunci appunto e arrivare in cima al Tempio di Giove Anxur, al di sopra di Terracina.

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

Il mio amico Guido, da esperto “geofisico” e inseparabile compagno di chilometri, conosce sempre luoghi solitari, impervi, che, una volta raggiunti, risultano di quelli capaci di “dare senso”. La strada si presenta trafficata, molte le motociclette che incrociamo, la giornata è di quelle che invoglia a fare strada, un invito alla tanto auspicata “ripresa”.

Oltrepassato il consueto traffico delle strade che attraversano i paesi della Valle del Sacco, finalmente giungiamo sulla via Appia. La strada è il simbolo del potere di Roma. Lungo la via Appia, gli schiavi capeggiati da Spartaco che si erano ribellati all’Urbe vennero crocifissi fino a Capua e lasciati soffrire a monito. Sulla via Appia, quasi a non voler pensare al passato che riaffiora, lasciamo andare i cavalli dei nostri motori boxer a briglia sciolta. Serve dare gas.

Monti Aurunci e Maranola

Il tratto di strada che porta a Formia da Sperlonga è di quelli che non dimentichi. Curve, mare a picco, orizzonte che si apre al mondo e il vento che accompagna i nostri pensieri mentre la moto va.
Arriviamo a Maranola (pronuncia Marànola), frazione del comune di Formia, in provincia di Latina, 268 metri di altezza. Il borgo sorge su di una roccia ai piedi del monte Altino e si affaccia sul golfo di Gaeta.

Inerpicandoci sulla strada che arriva in vetta al Monte Lapillo ci rendiamo conto di avere delle motociclette ideali per viaggiare ma troppo pesanti dove il sentiero si fa ripido. La strada è due metri di larghezza, da una parte lo strapiombo, dall’altra il fossato.

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

Molti detriti sull’asfalto, la strada è anche a doppio senso e con un discreto movimento. La pendenza di quelle complesse, il panorama sicuramente strepitoso. Punto la moto e decido di non procedere oltre. Il mio dolore congenito alla spalla non mi fa essere troppo agile in certe situazioni e la guida si fa sempre più complicata.

Basta solo dire, a conferma, che per tornare indietro, dobbiamo pian pianino lasciarci andare a marcia indietro, trovare un punto meno stretto e girare la moto in due facendo ben attenzione a non scivolare, precipitando rovinosamente verso il basso.

La strada della Statua

Siamo nella zona del Parco regionale dei Monti Aurunci. Nelle immediate vicinanze abbiamo uno dei più affascinanti e frequentati sentieri dei Monti Aurunci sia per gli aspetti storici e religiosi che per quelli paesaggistici ed ambientali. La “Strada della statua” è nata per trasportare la grande immagine del Redentore che dal 1900 sovrasta dall’alto della cima del monte la città di Formia e il mare.

Partendo dal rifugio di Pornito si sale lungo il versante meridionale di Monte Altino attraversando le brulle pietraie che si affacciano sul Golfo di Gaeta. La bassa vegetazione, costituita essenzialmente da bassi cespugli di salvia ed elicriso, fa capire come la natura riesca a colonizzare anche gli ambienti più impervi ed inospitali.

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

Dal punto di vista geologico è interessante la parete a strapiombo della Roccia Laolatra che sovrasta gran parte del percorso. La parete quasi verticale, composta da un calcare compatto, offre rifugio a numerosi esemplari di falchi quali il gheppio (Falcus tinniculus) e il falco pellegrino (Falcus peregrinus). Delicate fioriture di Campanula tanfanii (piccoli fiori isolati su rami allungati, raro endemismo dell’Itaia centrale), Scabiosa crenata, Linum alpinum, ingentiliscono la parete in primavera.

Una sorgente in quota (1158m), nei pressi del Santuario di San Michele Arcangelo, disseta i pellegrini che l’ultima domenica di giugno salgono in processione da Maranola. Il Santuario si conclude con una grotta naturale dove viene conservata la statua dell’Arcangelo Michele. Continuando il percorso lungo il sentiero che sale alla cima del Redentore sormontata dall’omonima statua, si potrà ammirare il panorama sul golfo di Gaeta.

Verso il Tempio di Giove Anxur

Ridivenuti “padroni” delle moto e della situazione, salutiamo l’infinita bellezza del posto, purtroppo proibitiva per la nostra ascesa fino all’ultimo metro di asfalto, vista la strada e le moto che abbiamo, e puntiamo sul Tempio di Giove Anxur.

Prima, però, sosta obbligata per il consueto pranzo “al sacco” dove ci rilassiamo e riposiamo le gambe mentre davanti a noi sussurra parole magiche il mare di Sperlonga. Risaliti in sella, la strada che ci conduce in vetta al Tempio di Giove Anxur è di quelle perfette per le nostre Valchirie. La mia motocicletta, come ricordo, è una BMW Gs Adventure 1200 che pesa 270 kg e io ho pur sempre 56 anni, ben portati, ma le giunture sono quello che sono.

Insomma, si guida più tranqulli, curve a gomito gestibili e altitudini meravigliose col mare da una parte, boschi dall’altra. Sotto, distesa come una dea che dorme, Terracina e le sue spiagge.

Il Tempio di Giove Anxur è uno dei monumenti simbolo della zona. Situato sulla sommità del Monte Sant’Angelo, altresì chiamato Monte Giove, il tempio domina severo e maestoso sul panorama circostante dall’alto dei suoi 227 metri di altezza.

Purtroppo, come molti altri siti, è chiuso “causa covid” ma è un giro da fare anche solo per ammirare il panorama e inebriarsi del sole della giornata e del profumo del mare. Ed è proprio quello che facciamo e che fanno in molti. In altro, troviamo chi passseggia col cane, chi arriva correndo, chi in bicicletta, chi in moto e chi staziona in automobile quasi immobile davanti a tanto stupore.

Il culto e la struttura archeologica

Il tempio è dedicato a Giove Anxur, ossia a Giove Fanciullo (più alla lettera, Giove Imberbe). Anxur era anche il nome dell’antichissimo nucleo abitativo fondato dai Volsci e che, soltanto nel 312 a.C. diventa colonia romana con il nome di Terracina.

Fin dalle origini più antiche della città il Monte ha ospitato un luogo di culto. Un posto “mistico”, dai sussurranti silenzi, a pochi passi dal cielo, ideale per conversare con “l’infinito”. Il tempio oggi è costituito da una serie di dodici archi a tutto sesto che formano una inconfondibile murata.

Nonostante questo le lunghe gallerie di archi che attraversano e che sostengono la terrazza del grande tempio sono ancora perfettamente intatte e offrono prospettive sorprendenti. Nel corridoio che corre internamente al basamento, la luce penetra attraverso uno squarcio aperto nel muro di fondo. L’apertura irregolare incornicia una bellissima e suggestiva vista sulle colline.

Monti Aurunci e Tempio di Giove Anxur, tra cielo e terra, guardando il mare

ll piccolo tempio ha una struttura non troppo dissimile dal tempio maggiore e anche in questo caso la parte più interessante sono i nove ambienti voltati che comunicano tra loro attraverso passaggi interni e si aprono verso l’esterno con altre grandi arcate.

All’interno del piccolo tempio sono state rinvenute tracce di affreschi in primo stile pompeiano e in un corridoio affreschi medievali che rappresentano la Madonna con Bambino, gli Arcangeli Michele e Gabriele. Questi ultimi affreschi risalgono all’epoca in cui nell’antico tempio romano si insediò la comunità dei Monaci di San Michele Arcangelo da cui, successivamente, il Monte prese il suo nome odierno.

Quando sarà possibile visitare il tempio, non fatevi mancare la terrazza del tempio maggiore. Avrete una vista mozzafiato sull’intero paesaggio circostante. L’orizzonte marino viene interrotto nelle giornate più limpide dal profilo di tre delle Isole Pontine: Ponza, Palmarola e Ventotene.

Dal lato opposto è possibile ammirare l’estensione della città fino alle colline boscose e fittamente coltivate nell’entroterra. Il tempio è il luogo perfetto in cui lasciar correre i pensieri, trovare l’ispirazione perduta e abbandonare qualche ossessione.

Verso casa

Risaliamo in motocicletta e puntiamo su uno dei posti dove amiamo fermarci facendo ritorno verso casa. Acquistiamo mozzarella di bufala e amaretti di Guarcino per godere appieno delle sensazioni della nostra escursione motociclistica fino all’ultimo istante.

Ci salutiamo alla tradizionale area di servizio La Macchia io e il mio amico Guido. Dove i nostri percorsi si separano con la solita promessa. Al prossimo venerdì, se Dio vuole. Si, perché abbiamo istituito, impegni permettendo, questa buona tradizione: il “Biker Friday”, per noi decisamente più allettante del “Black Friday”.

Ultimi chilometri in autostrada che il boxer vuole sentirsi libero e darsi calore. Il cielo rosseggia, alle 17 la temperatura è di 19 gradi, niente male per essere il 5 di febbraio. Di buon augurio per tutto il mondo, lo spero col cuore. Mentre il sole tramonta, in un giorno in cui davvero “abbiamo dato senso“, a questo inevitabile trascorrere del tempo in questo modo riusciamo a fare nostro.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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2 commenti

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  • Buongiorno. Anch’io sono un motociclista e mi diletto di scrittura. Purtroppo la pandemia ci ha obbligato a dover in garage la moto ed usare di più la penna. Non appena possibile ripartiremo. Se vuoi puoi leggere qualche mio racconto di viaggio sul mio blog.
    maurotamagni.wordpress.com sulla pagina motori e ricordi.

Daniele Del Moro

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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