Nené, Riva e… Storie di riscatto in un Cagliari da leggenda

Nené, Riva e... Storie di riscatto in un Cagliari da leggenda
Nené, Riva e... Storie di riscatto in un Cagliari da leggenda

Cinquant’anni dalla vittoria. Dalla vittoria di uno scudetto leggendario, conquistato da un manipolo di uomini destinati a rimanere stelle splendenti per un popolo e per gli amanti del calcio più bello. C’è una storia. Una di quelle storie che fa venire parecchi rimpianti. Una storia di calcio, di un calcio che non esiste più dove una squadra era per sempre e dove i giocatori erano amici. Questa è la storia di un territorio e di un popolo, orgoglioso e contadino, operaio e lavoratore. Questa terra si chiama Sardegna e questa squadra si chiama Cagliari Calcio, leggendario Amsicora. Un Cagliari che dalla Serie B arrivò a portate la gloria nella terra che più di tutte meritava di vincere.

Questa è la storia di Nené, di Gigi Riva, di Comunardo Niccolai, di Mario Martiradonna e di alcuni uomini quando questa parola significa lealtà, affetto virile, cameratismo per tutta la vita. Ci sono state squadre in cui il calcio veniva vissuto come un esercizio militare i giocatori erano come soldati. Uomini che prima di essere giocatori erano uomini: Pelé, Valcareggi, Riva, Scopigno, Bonimba, Niccolai, il Riccio. Questa storia parla di uomini che prima di giocare al calcio andavano in collegio o lavoravano duro, nei campi o in fabbrica. Non è la storia di un calcio miliardario, una storia che nel caso di Nené finisce con tristezza ma che sintetizzerà per sempre un patto d’onore tra uomini di un’altra epoca. Questa è una storia tra “soldati” della sfera di cuoio. Questa è la storia di uno di loro e uno di noi, questa è la storia di un brasiliano chiamato Nené.

Nené, un simbolo e uno di noi

“Si chiamava Claudio Olinto de Carvalho, in Brasile lo avevano soprannominato “Nené”, ma per tutti noi era ed è stato sempre “Claudio”, all’italiana. Era il modo più facile che avevamo trovato per dirgli ogni giorno che – bianco o nero – lui era nostro fratello di sangue”. Inizia così il capitolo dedicato a Nené nel volume appena uscito di Luca Telese Cuori Rossoblù edito da Solferino Libri. Il volume, per ora disponibile solo in versione EBook, racconta di quel Cagliari da leggenda. Una narrazione intensa e a tratti commoventi, che ripercorre una ad una le storie di quei giocatori “una storia di uomini, la storia di un’impresa, un piccolo grande apologo sull’imponderabilità del destino… Sedici campioni, guidati da un guru-filosofo ironico e geniale, capaci di cogliere una vittoria contro ogni pronostico: in barba ai vincoli economici, ai rapporti di potere, alle gerarchie e addirittura alla geografia”.

“Fanno impallidire il mondo di panna montata, campioni liftati che si fanno la ceretta alle sopracciglia, sponsor e diritti miliardari del calcio del secondo millennio… Questi ragazzi hanno profili e caratteri che sembrano scolpiti nella pietra, giocano con i quattro mori cuciti sul petto, e tatuati nel cuore, assorbono dalla terra che li ospita una durezza nuragica che non li abbandonerà mai.

È una generazione che ha dovuto crescere in fretta: al lavoro appena possibile, i soldi a casa, tieni alto il nome della tua famiglia. Hanno i valori e il rigore, inscritti come un codice dentro il Dna. Uno solo di loro poi diventerà ricco, ma non con gli scarpini ai piedi. Uno di loro – il più famoso – prenderà il nome di un eroe mitologico, diventando una leggenda in vita: sarà l’uomo che ha fatto più goal nella storia della maglia azzurra, per fermarlo dovranno spezzargli le gambe. Questi ragazzi, in un anno che segna un passaggio di epoca, diventano campioni, ma nessuno in quel momento si accorge che sono la sintesi di una storia d’Italia, nell’anno in cui la nazione perde la sua innocenza ed entra nel tunnel degli anni di piombo. Per tutti loro il calcio è più che un mestiere, molto più che un gioco, in ogni caso una possibilità di riscatto. Qualcuno di questi ragazzi oggi ci ha lasciato, gli altri hanno i capelli bianchi: forse avrebbero potuto perdersi, probabilmente avrebbero potuto vincere di più, ma insieme hanno realizzato un’impresa che riesce a pochi: trasformare un sogno in realtà, lasciare una traccia indelebile nel loro tempo”.

Nené, Riva e... storie di riscatto in un Cagliari da leggenda

Un volume, questo di Luca Telese, che fa venire i lucciconi mentre lo leggi, che ti prende e che vorresti fermare, rivedendo quei cambpioni, accendendo la TV in mondovisione e pensare ad una Nazionale capace di vincere e di appassionare. Poi quando arrivi al capitolo su Nené, deglutisci. Perché l’emozione travolge o forse è solo una questione di età. Perché tu ti rivedi in quegli anni e ripensi a come, ragazzino, volevi assomigliare a quei campioni con la maglia più bella della storia del Football.

Nené, originario di San Paolo del Brasile, nasce nel febbraio del 1942, figlio di Herminio Olinto de Carvalho, cui deve lo stesso soprannome, terzino e capitano del Santos negli anni Cinquanta. Il futuro giocatore del Cagliari è un personaggio curioso, crede nella magia, adotta riti propiziatori di vario genere, porta un sacchetto di terra appeso al collo perché lo considera un potentissimo amuleto. Come per tanti ragazzi del Brasile di quegli anni, il calcio rappresenta un sogno. Quello di poter finalmente avere la certezza di un pranzo con la cena e di un tetto sulla testa.

Leggiamo ancora in Cuori Rossoblù questo passo che racconta di Nené e di Pelé: “Nel 1958 Nené ha sedici anni, Pelé diciassette. Pelé è appena diventato campione del mondo, il numero 10 con la maglia giallo-oro di quel Brasile che resterà nella storia dopo aver asfaltato in finale la Svezia. Nené conosce Pelé e molti anni dopo confesserà: ‘Io non ero un ragazzo particolarmente originale: non c’era brasiliano che non volesse diventare Pelé, e io ero solo il centocinquantamilionesimo, nel mio Paese, che coltivava questo sogno’. Quando Nené riesce a giocare una partita insieme a Pelé nel Santos, tocca il cielo con un dito. Dirà sempre di aver capito in quel preciso momento che cos’è un campione: ‘A un certo momento scatto sulla sinistra, Pelé mi segue, io gli passo il pallone, lui me lo ridà con tocco morbidissimo e io mi trovo davanti al portiere. Il goal è facile, poteva farlo lui ma lo ha lasciato fare a me. Pelé è un buono, un generoso: è sempre stato prima un uomo e poi un giocatore”.

Il calcio di una volta era anche questo. Una storia di uomini che sapevano essere uomini, di ragazzi in cerca di riscatto, di amici fedeli fino alla fine. Nené nel 1963 arriva alla Juventus ma l’ambiente non fa per lui. “Bravo ma non da Juve”, dicono del brasiliano. Però a Torino Nené conosce la futura moglie, Fiorella, di cui racconta un divertente aneddoto Telese nel libro: “Alla Domenica Sportiva resterà memorabile il duetto con il conduttore Lello Bersani. ‘Nené, ma è vero che alla tua fidanzata le avevi detto: “Se vinciamo lo scudetto ti sposo”?’. E lui, bello come il sole e sorridente: ‘Sì, è verissimo’. E Lello Bersani: ‘Ma i tuoi compagni mi hanno detto che questa promessa l’avevi fatta due anni prima, quando lo scudetto era impossibile!’. Sono tutti intorno a lui, nello studio della Rai, e scoppiano a ridere. E Nené (ridendo anche lui di gusto, ma anche stupito che qualcuno possa sospettarlo di malizia): ‘No, no: una promessa è una promessa!’.

La rete dei campioni rossoblù per il vecchio amico

È il 1964 quando Nené arriva al Cagliari come rinforzo della nuova squadra. Si trova subito bene in terra sarda ma la favola inizia con l’arrivo di Scopigno. E il Cagliari con Nené diventa leggendario, Il 30 maggio del 1970 Nené sposa la ragazza conosciuta a Torino. Il “lieto fine” in quella che inzia come una favola però non c’è. C’è l’amicizia tra un gruppo storico e irripetibile. Un finale da tragedia greca dove gli eroi si prendono cura l’uno dell’altro.

Nené dopo aver smesso di giocare torna a Torino per allenare le giovanili della Juve ma ancora una volta l’ambiente Juve non si rivela adatto al brasiliano. E la vita inizia a rifar mostra dei suoi aspetti più aspri: “Si separa, torna a Cagliari, deve versare metà della sua modesta pensione a Fiorella per il mantenimento dei figli. Gli restano pochi soldi, inizia a bere, finisce a dormire fra i cartoni in mezzo a una strada e, a causa di un principio di demenza che lo insegue, accusa perdita di memoria”.

Di fronte a Nené che praticamente è malato, solo e senza più un soldo, ritorna a farsi viva la squadra vittoriosa dello scudetto del 1970. Capitanata dal più fulgido degli eroi, Gigi Riva, i vecchi compagni si organizzano per aiutare il vecchio amico. Il libro di Telese racconta quanto accade in maniera particolarmente toccante: “A Torino, forse, in quelle condizioni economiche e psicofisiche Nené sarebbe morto di freddo. Ma in una città come Cagliari, dove tutto si viene a sapere, nel bene e nel male, la voce arriva all’orecchio di Gigi Riva. E Rombo di Tuono si precipita in tribunale per il suo compagno. È lì che conosce Sandro Camba, un amico cagliaritano nella cui casa Nené ha passato – finché è stato bene – tutti i Natali e tutte le feste. Il giudice sta per nominare Camba tutore legale di Nené, che (fra l’altro) ha il conto in rosso ed è sommerso di debiti. Gigi sarebbe tentato di assumersi lui la responsabilità diretta, malgrado sia sempre in giro per il mondo dietro alla Nazionale, e così il giudice gli fa incontrare Camba, proprio lì, in un’aula del Tribunale, dove, ricorda Sandro ridendo: ‘Mi sottopone a una sorta di terzo grado per capire chi ero e se ero affidabile’. Poi Gigi gli propone: ‘Ci prenderemo cura di Claudio insieme’. E scatta la rete dei campioni rossoblù di cui Camba diventerà il terminale. Ognuno fa quello che può: Greatti offre (come spesso gli è capitato) lavori e viaggi, Camba amministra quel che resta della pensione. Gli amici vanno insieme a comprare vestiti e biancheria perché in ospedale scoprono che, come spiega Camba, ‘Claudio non possedeva più nemmeno un paio di mutande’. Quando c’è da coprire il rosso in banca, il conto viene saldato con un unico assegno. Su questi temi a Sandro nessuno riesce a cavare una parola, ma quando l’assegno arriva tra le mani dei funzionari della banca, non c’è uno che non riconosca la celebre firma a ghirigoro che salda quel debito: è quella di Gigi Riva. Claudio viene ricoverato in una clinica di Capoterra, e anche prima che il comune riconosca a questo ex campione del 1970 un piccolo vitalizio non avrà più bisogno di denaro. È Riva a organizzare una cena con tutti gli ex compagni di squadra, anche i ‘più giovani’, come Gigi Piras e Giovanni Roccotelli. In questo ristorante pieno di ex rossoblù accorsi a tutela dell’ex compagno presenta il nuovo ‘tutore legale’ alla sua maniera: ‘Questo è Sandro Camba, l’uomo che si prenderà cura di Claudio. Qualsiasi cosa ci chieda, per lui, abbiamo il dovere di aiutarlo’. Greatti terrà anche i rapporti – non facili – con la ex moglie. Tomasini andrà ogni settimana nel pensionato di Capoterra a far visita all’amico. E non c’è uno degli altri che non faccia la sua parte, tra consulti di medici ed esami. Sandro, ormai diventato buon amico di Gigi, tiene le fila di tutto fino al 3 settembre 2016, il giorno in cui il cuore di Nené smette di battere. Il primo commiato, per certi versi spiazzante per quanto è sincero, è quello di Gigi, in un’intervista firmata da Vittorio Sanna, sull’Unione sarda, il 4 settembre 2016: ‘Quando arrivano notizie come queste si sprofonda nella tristezza’. La voce di Gigi è ancora più roca del solito, affievolita dal dolore: “Claudio ultimamente parlava solo con gli occhi, con i suoi grandi occhioni bianchi. Ti fissava, ti sorrideva, sembrava che ti riconoscesse. Ma adesso che se n’è andato si può dire che soffriva. Soffriva e quindi il padreterno’ osserva Gigi ‘ha fatto bene a portarlo con sé'”.

Questo era il calcio di una volta, questi gli uomini a fare di quel Cagliari, l’orgoglio di Sardegna. Un Cagliari che con molti dei suoi giocatori portò in finale la Nazionale vittoriosa sulla Germania. Un Cagliari che univa e riscattava. Nel volume c’è un altro capitolo particolarmente bello. Il titolo è Banditi. In queste pagine si racconta del rapporto particolare e “asimmmetrico” tra Gigi Riva e Graziano Mesina, uno dei capi principali del banditismo sardo, che scriveva al bomber lettere dalla latitanza prima di ogni partita. Gigi Riva che vince in Sardegna rappresenterà la riscossa per tutti, anche per quei banditi di cui lo stesso Fabrizio De André dirà, dopo il rilascio: “Noi ne siamo venuti fuori mentre loro non potranno farlo mai”. Il riscatto per tutti che viene riportato ancora nel volume con le parole di Rombo di tuono: “Avevo ventitré anni, la grande Juve voleva coprirmi di soldi, io volevo lo scudetto per la mia terra. Ce l’abbiamo fatta, noi: banditi e pastori”. Albertosi, Martiradonna, Zignoli, Cera, Niccolai, Tomasini, Domenghini, Nenè, Gori, Greatti, Riva: quanto avremmo bisogno di storie come la vostra e di quel calcio.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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