Nino Migliori, quando la fotografia “scolpisce” la realtà

Nino Migliori, quando la fotografia "scolpisce" la realtà
Nino Migliori, quando la fotografia "scolpisce" la realtà

Nino Migliori, quando la fotografia “scolpisce” la realtà. L’arte di questo straordinario fotografo imprime il sigillo dell’assoluto su ogni scatto. Anche nell’interpretazione del quotidiano. Con risultati di struggente intensità

Nino Migliori, fotografo capace di far comprendere lo straordinario potere della fotografia. Scrivere con la luce. La fotografia. Essere lì, in quell’istante in cui l’assoluto divampa e incendia l’anima attraverso lo sguardo. Per scrivere con la luce, a certi livelli, non burocrati dell’immagine, bisogna avere sensibilità esclusive. Non da pelo sullo stomaco. Da morbide ali piumate. Con cui spesso si corre il rischio di strozzarsi. Con la penna o con la macchina fotografica si interpreta la realtà, si fugge anche il mondo, ci si barrica nelle proprie trincee.

Quelle dove al posto dei sacchi di sabbia, troviamo scaffali ricolmi, dove scegliere i momenti e tentare di dare un po’ di luce, un po’ di bellezza. Fare disinformazione con tutto ciò che oggi fa tendenza, essere trasgressivi rimanendo semplici. Da veri megalomane in ansia di cielitudine. Uno scritto o una fotografia che rinchiude l’eterno in un momento placa la fibrillazione d’assoluto e porta acqua alla gola, arsa dal mondo. Ancora è possibile interpretare la realtà senza essere gretti, senza strumentalizzare il dolore o la morte ma donando sollievo e allontanando questi due fantasmi. Senza dire rosari in tv.

Nino Migliori, fotografo di inenarrabile intensità, è tra i migliori scrittori della luce. Ogni suo scatto imprime il marchio del “divino” sulla realtà. Sono scatti che prendono alla gola, catapultano nel vortice della nostalgia e dell’attimo che non muore. Nino Migliori interpreta la realtà con il silenzio che prende forma.

Nino Migliori, quando la fotografia "scolpisce" la realtà

Ogni sua immagine, scattata quando ancora la fotografia non era l’avanguardia tecnologica di oggi, dialoga con con occhi in un flusso di coscienza costante. Lavora con due tecniche di ricerca off-camera: i lucigrammi e le ossidazioni.

Sperimenta con la luce elemento fondante dell’immagine, andando oltre le contrapposizioni tra analogico e digitale. Come nel caso della foto in alto, una foto di bambini, con il sigillo del passato.La foto si muove, avvolge, mette in moto il battito vitale del ricordo. La Fondazione a lui dedicata è oggi impegnata nella tutela del profilo e dell’identità artistica di questo grande fotografo. Promuovendo percorso formativi, mostre, pubblicazioni a livello nazionale e internazionale che portano in alto la bandiera della sua splendida arte in Italia e nel mondo.

Ho scoperto Nino Migliori, imparando a fare click. Merito di un bravissimo fotografo da cui ho fatto tempo fa un corso di fotografia, Gilberto Maltinti. Gilberto, attraverso l’esperienza del corso presso il suo laboratorio Parioli Fotografia, mi ha fatto conoscere in profondità la fotografia di Nino Migliori e mi ha proiettato in un Olimpo dove gli dei, distanti dal mondo degli uomini, si rincorrono tra colonnati e propilei marmorei e si scattano fotografie per dare un senso alla noia della loro immortalità.

Qualcuno di questi dei deve aver deliziato Nino Migliori di qualche segreto e averglielo rivelato in una notte in cui le angosce della nostra finitudine parlano alle stelle. Ed è nata la sua fotografia immortale. Con Gilberto e i suoi corsi di fotografia, scrivere con la luce diventa un esercizio di stile dove il nulla dies sine linea si trasforma in un imperativo categorico per dare alle cose, dentro e fuori, il tocco del cuore. Quel cuore che palpita quando, guarda caso, si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che ha il sapore del non transeunte, qualcosa destinato a rimanere per sempre.

Nino Migliori, scolpire la luce nella carne, Il tuffatore

Particolarmente emblematica relativamente a questo immaginario colloquio con gli dei è la foto Il tuffatore. Questa immagine, più di molte altre, racchiude un infinito arcano. L’attimo, la perfezione, la dimensione di silenziosa solitudine, la bellezza di un corpo olimpico, la maestosità delle scena che sacralizza la realtà. Nino Migliori, in questa foto, “scolpisce” la luce nella carne.

Nino Migliori, quando la fotografia "scolpisce" la realtà

Ecco il potere della fotografia: sacralizzare un istante del flusso del divenire. Non la smania di svuotare, desacralizzare. Nonostante ogni desacralizzazione, gli dei rimangono sempre augusti e lontani, sorridono delle umane pretese di avvicinarsi al cielo, bestemmiando.

Lo scatto che raffigura il tuffatore è di una magnifica intensità. Parla, dice tutto. Vieni gettato in questa dimensione di olimpica estasi, rimanendo mortale. Eppure, per un attimo, non lo sei. Ti senti un dio. Dell’acqua, del corpo, del nuoto, un Tritone della solitudine. Il bambino seduto è quasi icona della meditazione, indifferente alla composizione esemplare della scena che proietta un imprevisto e quotidiano teatro, verso la maestria dell’azzurro e del mare. Il merito è di Nino Migliori.

Il tuffatore è una immagine che Nino Migliori scatta nel 1951 al molo di Rimini con una Rolleflex 6×6. Di questo click Nino ha detto: “Non mi identifico in questa foto perché è frutto del caso”. Eppure in questa foto più che di caso, si parla di destino, di weltanshauung, di una visione del mondo. “Ero a Rimini sul molo dove volevo esaminare questo tipo di tuffi che erano fatti in modo particolare con una corsa di due o tre metri e il salto. Volevo capire se riuscivo a riprendere una posizione orizzontale del tuffatore nonostante la rincorsa così breve”.

Il risultato, per quanto mi riguarda, coincide con la storia della fotografia, semplicemente la storia che si trasforma in una icona capace di incarnare l’estetica di una prorompente vitalità. Senza cedimenti. Una vitalità ascetica, atletica, composta. Divina, appunto. Come Frati Volanti, altro click da leggenda.

Nino Migliori, quando la fotografia "scolpisce" la realtà

Ma non si creda che nella fotografia di Nino Migliori ci sia spazio solo per l’Assoluto, anzi la realtà stessa si trasforma in Assoluto. La struggente immagine del Portatore di pane si sottrae a una dimensione di austero splendore per riconsegnarci all’umanità struggente del Neorealismo di cui Nino Migliori è figlio. Il tuffatore rappresenta in pieno il momento della ricostruzione e del desiderio di libertà del nostro paese uscito dalla guerra. Ma se nel tuffatore questo desiderio è attimo ludico, nel Portatore di pane diviene fatica. La smorfia del ragazzino, un piccolo San Sebastiano trafitto dalla quotidianità di un’Italia, nonostante tutto, immarcescibile, travalica ogni possibile interpretazione. Siamo lì, soffriamo con lui. Sentiamo la sua piccola schiena, in contrasto col volto di adulto, gocciolare, grondare di un sudore che è dolore. Di essere e di vivere.

Trovo la sperimentazione di Nino Migliori, poi, particolarmente avvolgente, palpitante, di una trasognata e onirica essenza, quella attinente allo scatto intitolato Uomo qualunque. Una figura distinta, elegante, longilinea attraversa uno spazio carico di ombre. La percezione di una metafisica solitudine in un passo, figurato, che realizza e taglia la scena. L’Uomo qualunque diventa la metafora di una umanità preda del suo rimuginare sui significati della vita, forse, in una meditazione camminata in cui il respiro si fa sospiro alla ricerca di una risposta.

 

L’Uomo qualunque, in realtà, diventa altro. Una rappresentazione della solitudine di chi cerca la luce attraverso le ombre, la solitudine dell’artista, consapevole del dono segreto che viene consegnato a lui dagli dei. L’incantesimo a cui questa solitudine lo condanna è non poterlo rivelare. Significa continuare a procedere con passo elegante, cercando di portare luce, ma facendo solo intuire da dove essa proviene. E non poterlo rivelare a nessuno. Nel tumulto dell’esistenza.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

Altri articoli

Aggiungi commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.