Orbetello, Argentario in moto

Orbetello: gita in moto tra Argentario, laguna e panorami indimenticabili

Orbetello, perché no? Quando sono eroso dai morsi di quella strana inquietudine altresì chiamata “ovosodo” le mie alternative sono due: piedi o moto.
Consumo le gomme o consumo le suole. Amo consumarmi e vivermi. Un dato di fatto che mi porta a ciò che sono.
Consumato e vivo.

Sabato scorso, in breve, ho voglia di sentire l’aria sulla faccia e bruciarmi di sole e di vento. Cavalcando nei miei immaginari Campi Elisi. Per quelli veri, c’è tempo. Lo dico sperando che il Grande Capo tenga in considerazione le mie parole. Voglio ancora masticare i giorni e porli nel mio petto.

Dunque, salgo in moto. Giacca rallye, stivali, guanti, casco modulare aperto, manubrio ben saldo tra le mani, foulard alla Steve McQueen. Direzione Toscana, Laguna di Orbetello.
Evito l’Aurelia manco fosse Porta a Porta quando si parla di amori vip.

La coda sull’Aurelia, infatti, è notoria. Inizia quasi sotto casa. E io sono a una distanza di circa 10 km dalla famigerata arteria. Opto per l’autostrada che a molti non piace. A me si. Rombo e nel tratto che passa per Civitavecchia, me la godo. Sembra di stare in Sardegna.

Anche l’autostrada è presa d’assalto. Lamiere infuocate scintillano al sole come gladi in procinto di pugna. È proprio l’atmosfera del gladiatore. Al mio via scatenate l’inferno. Qui, l’inferno, è bell’e scatenato. Io con una moto che è l’ampiezza di una smart, almeno come motore e cilindri, Gs Adventure 1200, sono quasi fermo. Non mi piace guidare come guida il protagonista dell’ottimo film Cemento Armato, Diego Santini.

Sono cambiato. Non mi arrabbio più di fronte a questo caos. Sono stoico. Sembro Seneca all’attimo topico raccontato da Tacito. Infatti, non mi sbaglio. Dopo appena una “ventina di chilometri”, il traffico defluisce. C’è chi sarà andato a Maccarese, chi a Ladispoli, chi a Coccia di Morto, chi a santa Severa. Io rombo e procedo oltre.

Andare in moto mi riporta ad un libro che ho amato e che si chiama Compagni di solitudine del giornalista Stenio Solinas: “Le corse in moto e il fastidio della modernità, il gusto della solitudine e il perdersi nella massa, l’ansia d’assoluto e il minuto mantenimento del presente, uomo del suo tempo eppure nato fuori tempo, asceta ed esteta”. Sono io.

Orbetello, Argentario in moto

I chilometri da Roma non sono pochi, circa 350, andata e ritorno.
Quando punto sulla Laguna di Orbetello, importante riserva naturale, parto sempre con un motivo. Arrivare in cima, attraversando la meravigliosa laguna, raggiungere il punto più alto dove si gode di un panorama immenso: Punta Telegrafo e il Convento dei Passionisti, in vetta al Monte Argentario.

Percorro la strada che da Porto S. Stefano porta ad Orbetello, superata la punta degli stretti. Sulla destra (ben indicata dalla segnaletica) la strada provinciale che porta alla vetta del Monte Argentario. A quota 273 metri troviamo il convento dei Padri Passionisti. Fermo la moto e mi incanto. Potrò rivedere 100 volte questo panorama e ogni volta ubriacarmi di pace, silenzio, cinguetti, orizzonti infiniti, le beatitudini del dì di festa.

Orbetello, Argentario in moto

Sul lato destro del piazzale di fronte alla chiesa, troviamo il belvedere dal quale possiamo ammirare Orbetello, la Laguna di Ponente e il Tombolo della Giannella.
Il convento, immerso nel bosco, viene costruito sul finire del 1700 per volere di San Paolo della Croce. I Padri Passionisti promuovono la memoria della passione di Cristo, vivono in comunità e fanno una vita di studio, preghiera ed attività missionaria.

Il complesso è costituito dalla parte del convento e dalla chiesa. Quest’ultima è di stile settecentesco, con facciata neoclassica e decorata internamente con stucchi di stile barocco. Conserva numerose reliquie di San Paolo ed alcune opere di rilievo tra cui la “Presentazione di Maria al Tempio” di Sebastiano Conca da Gaeta, una pregevole copia ottocentesca del dipinto di San Michele di Guido Reni e la “Madonna col Bambino” di Pietro Aldi.

Oggi il Convento dei Passionisti è indubbiamente un luogo di pace, tranquillità e grande suggestione. Il 12 dicembre del 2000, a sorpresa e tra lo stupore e l’emozione dei monaci presenti, si fermò a pregare nella piccola cappella del convento Papa Giovanni Paolo II.

Ecco, da laureato in Storia delle religioni, ho pensato molte volte, pur non essendo affatto un credente praticante, che se la mia vita non avesse avuto questo corso, forse, tra le mie alternative, non avrei disdegnato quella di farmi monaco. Studio, meditazione e natura: what else? Il solito classicista sovversivo. Scatto qualche foto e giro un video.

Risalgo in sella e girando a sinistra, faccio rotta su Punta Telegrafo che si trova a quota 645 metri sul livello del mare. È la vetta dell’Argentario. Il panorama si fa ancora più da groppo in gola. In lontananza, si possono ammirare le isole del Giglio e di Giannutri e in condizioni di cielo particolarmente sereno anche l’Isola di Montecristo. Sono gli attimi in cui prendi coscienza. Siamo appesi a in filo. Godersi tutta la bellezza possibile. Dare al tempo il giusto tempo.

Orbetello a passeggio

Torno a Orbetello in cerca di ristoro. Davanti a un buon piatto e un bicchiere di bianco si medita meglio.

Orbetello è raccolta sulla sottile lingua di terra che si protende in mezzo alla laguna e a cui dà il nome. La piccola penisola dove sorge è circondata dalla Laguna di Levante e di Ponente, a sua volta definita da due strisce di terra dette rispettivamente Tombolo della Feniglia e della Giannella che, dalla parte del mare, sono note per le belle spiagge.

Il paese ha una particolarissima forma a scafo (o a mandorla), è poi collegato al cuore del Monte Argentario da una diga artificiale costruita nel 1841. Passeggio per Orbetello in cerca di un posticino che mi ispiri. Come sempre il mio filtro è rigoroso: poca gente, atmosfera antica, possibilmente accogliente e di squisita cortesia. Il sole è a picco. Non mi separo mai dai miei Persol 649. Feci bene. Il bianco delle architetture sfavilla. Siamo in una giornata di vera estate. Non trattandosi ancora di stagione piena, molti locali, come mi riferiscono, aprono la sera.

Mi fermo all’Osteria dell’Orologio. In compagnia della mia deliziosa moglie, “irriducibile zavorrina”, motociclista “in pectore”.  Orbetello vive di pesca. Spaghettino alle volgole e frittelline di pesce ghiaccio non tradiscono la fama del posto.

Ancora due passi al termine del pranzo. Tra le graziose strade del centro cittadino, alcuni monumenti di indiscutibile fascino. Le antichissime mura che circondano la città, di origine addirittura etrusca, sono state rinforzate fino al XVI secolo, quando gli spagnoli le completarono con l’apertura delle imponenti porte e la costruzione della fortezza.

Molto bella anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta, la cui candida facciata è ingentilita da un bel rosone cui secondo alcuni si potrebbe far risalire addirittura il nome della città: il rosone infatti avrebbe fatto pensare a quello del Duomo di Orvieto, facendo così ribattezzare la cittadina lagunare Orvietello, ossia piccola Orvieto. Perfetto per una foto ricordo è poi il bel mulino spagnolo al centro della laguna. Ancora una piccola sosta sulle panchine del lungolago per contemplare tutta la bellezza di una giornata “on the road”.

Orbetello, Argentario in moto

Germana rischia di essere investita da un silenzioso ciclista. Talmente assorti, avvolti da simile estatica atmosfera di contemplazione, non ci siamo accorti di essere sulla ciclabile che, ad onor del vero, si vede come i deputati in Parlamento il primo venerdì di agosto.

Rinforchiamo la GS Adventure. Apro il modulare e me la prendo comoda. Voglio respirare tutto il vento possibile. Passiamo per Civitavecchia, per la bellissima costa di Santa Marinella dove la gente se la spaparanza sugli scogli. In certi punti sembra di rivivere il film Il Sorpasso.

Ripenso a Bruno Cortona, indimenticabile protagonista fanfarone del film quando ammonisce il delicato Roberto, Jean Louis Trintignant, “a Robbé che te frega, l’età più bella è quella che un c’ha”.
Ma si, mi dico io, che me frega. Quando sono inquieto, cammino e cado in moto. C’è tanto da fare, c’è tanto da vedere, c’è tanto da amare.

 

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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