Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell’umanità

Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell'umanità
Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell'umanità

È in uscita oggi, per Enrico Damiani Editore, il libro di Eleonora Sacco Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici. Un libro grazie al quale è possibile riscoprire il piacere di un viaggiare autentico alla ricerca dell’umanità attraverso itinerari insoliti o etimologie di terre lontane. Scrittore in viaggio ha intervistato l’autrice.

Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici (Enrico Damiani Editore, euro 16) è il libro di Eleonora Sacco in uscita oggi, 30 luglio 2020.

Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell'umanità
dell’umanità

“È adesso che comincia il viaggio, il viaggio vero. Quello che ti porta da solo, come un’onda che ti accompagna dolcemente ma con forza costante, di cui devi fidarti – o di cui devi morire. Momenti decisivi ma morbidi, in cui sento l’adrenalina che inizia a fluire, e io me ne lascio cullare.”

Ed è proprio a partire da queste pagine che è possibile intraprendere un viaggio alla scoperta di terre lontane e quasi sconosciute. Ma proprio per questo estremamente affascinanti. Un libro che percorre itinerari insoliti e spiega etimologie che appartengono a queste terre così distanti da noi, dalla A alla Z. Con racconti di avventure spericolate e incontri incredibili. Pagine in grado di regalarci inoltre, poetiche descrizioni di tramonti indimenticabili e allo stesso tempo riflessioni sul mondo.

È possibile trovare tutto questo in Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici. Ma non solo. Infatti questo libro potrebbe anche essere un’ottima guida ricca di consigli su come fare lo zaino, su dove piazzare una tenda o farsi capire dagli abitanti del posto. Insomma, con dritte davvero utili su come viaggiare bene ed essere più organizzati. Ci spiega cos’è e come funziona il CouchSurfing, che la Sacco ci descrive come un’occasione unica per incontrare persone e farsi anche qualche amico, perché no.

Viaggiatori selvatici alla scoperta dell’umanità

Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell'umanità

Eleonora è una vera e propria viaggiatrice selvatica, o libera, oserei dire. Libera da tutti quei percorsi prestabiliti che puntualmente ci condizionano e ci portano tutti quanti negli stessi posti, a guardare o a immortalare le stesse cose. Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici fa venire voglia di andare oltre. Oltre certi schemi e itinerari, alla scoperta di luoghi, ma soprattutto di persone con le loro storie.

Di un’umanità che a volte ci sembra di dimenticare. O di non cogliere pienamente perché costantemente proiettati su noi stessi o su obiettivi da raggiungere, su ciò che dovremmo fare o ottenere. Quella stessa umanità che troppe volte ci sfugge nella sua spontaneità. In una sua naturalezza a cui troppo spesso rinunciamo. E sembra quasi che capiti la stessa cosa con il viaggio.

Un viaggiare che la Sacco nel suo libro, ci esorta a rivalutare e a considerare come un’esperienza di scoperta, attraverso cui tornare esploratori di questo mondo. Per conoscere veramente e uscire da noi stessi per poi ritrovarci anche attraverso gli altri. Ma chi è Eleonora?

Eleonora, nata a Milano nel 1994, si è laureata in Linguistica teorica, applicata e delle lingue moderne ed è Vicepresidente dell’Associazione Viaggio da Sola perché. Nel 2015 crea il suo sito Pain de Route che divulga culture e territori poco conosciuti. E noi di Scrittore in Viaggio siamo andati ad intervistarla.

Come nasce Piccolo alfabeto per viaggiatori selvatici?

L’idea nasce quando avevo diciott’anni: mettere in ordine alfabetico parole di cui avevo capito nuove sfumature di significato. Con l’esperienza e nuovi viaggi la lista di parole si è allungata e arricchita di elementi diversi, tra cui le etimologie e i “viaggia bene”, dei compendi pratici che danno un po’ di contesto fuori dalla narrazione, un po’ anche a stimolo a partire meglio organizzati.

Ci vuoi spiegare il perché di questo titolo? Che tra l’altro mi ha incuriosita sin da subito.

L’alfabeto dà l’idea di un ABC da cui iniziare, un qualcosa di essenziale e imprescindibile, ma anche accessibile. E il piccolo ridimensiona l’ambizione dell’opera.

“Per viaggiatori selvatici” invece è da leggersi in maniera inclusiva, nel senso che tutti possiamo riscoprirci selvatici nel modo di guardare il mondo. Il titolo è un piccolo manifesto che allude alla struttura e spinge a chiedersi cosa significhi essere viaggiatori selvatici, anche se la risposta è difficile da definire in poche parole, perché è più un approccio alla vita che non un insieme di regole. Spero che ogni lettore possa riscoprirsi un po’ più selvatico, apprezzando aspetti della vita e del viaggio magari prima poco considerati.

Leggendo il tuo libro, ho immaginato posti e persone incredibili, avventure straordinarie. Ma qual è stata l’esperienza che ti ha fatta sentire più di altre una “viaggiatrice selvatica”?

Forse più che una sola esperienza, direi un insieme di esperienze. Le avventure in autostop danno un senso di libertà che poche altre cose riescono a dare, forse solo il dormire in tenda in montagna o su una barca in mezzo al mare. I viaggi in tenda e autostop hanno un’intensità tale da renderli davvero difficili da descrivere. Per quanto riguarda un luogo, direi il Pamir tagico, un luogo selvaggio ed estremo, al limite per un’infinità di punti di vista: dall’ospitalità delle persone all’asprezza dei paesaggi.

Nel tuo libro parli anche di CouchSurfing. Puoi spiegarci che cos’è, di cosa si tratta?

CouchSurfing è, anche se sarebbe ormai meglio dire era, la più grande community online per l’ospitalità gratuita e disinteressata. Creando un profilo all’interno del sito è possibile cercare tra quelli di tutte le persone che hanno dato la disponibilità a ospitare nella loro città. Basta scrivere un messaggio carino, comprensivo e non copia-incolla e tendenzialmente è abbastanza facile trovare ospitalità in città non troppo turistiche.

Non è obbligatorio ricambiare l’ospitalità né ospitare viaggiatori a propria volta. Ma è utile farlo se si vogliono avere delle recensioni quando si è appena iniziato. I profili molto dettagliati permettono di incontrare persone affini a noi fin da subito, creando i presupposti per belle amicizie (io per prima sono ancora in contatto con tante persone conosciute con CouchSurfing).

Ho detto era inizialmente perché alcuni anni fa una criticatissima svolta for-profit e una richiesta di aiuto economico in extremis durante la quarantena che ha bloccato i profili a chi non paga per l’accesso al sito (prima era gratuito) hanno deluso moltissimi utenti e avranno un grande impatto sulla community. Molti degli utenti storici di CouchSurfing sono già migrati su altre piattaforme simili, come BeWelcome.

Cosa ti spinge a partire in luoghi così poco conosciuti, non propriamente turistici?

È un impulso irrefrenabile che ho provato per la prima volta in Grecia, quando avevo diciott’anni: mi ero resa conto che la realtà non era quella studiata sui libri e idealizzata in anni di letture, film, video, informazione online. Me ne ero accorta con la Grecia, che noi ancora consideriamo solo per il suo grandioso patrimonio classico, mentre il Paese nei secoli è cambiato molto, costruendosi un’identità molto ricca e varia, non meno interessante del suo magnifico passato.

Come per la Grecia, ogni Paese viene raccontato dai media in maniera parziale e stereotipata, spesso in maniera inconscia: le stesse identiche foto ricorrenti, i colori, il tipo di esperienze da vivere su itinerari ben collaudati. Nel mondo c’è molto più di così e esplorare solo su binari precostruiti e già percorsi da molti sarebbe un peccato. Quando ho iniziato a viaggiare in Paesi in Italia considerati “strani”, mi sono resa conto di quanta cultura sommersa degna di attenzione ci sia: voci di persone non ascoltate, regioni non narrate, storie dimenticate.

Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell'umanità

Tutte cose non certo meno belle di quelle famose, ma con il vantaggio di essere lontano dalla folla. Cerco di arrivare in luoghi remoti non ancora completamente trasfigurati dall’Occidente per cogliere più elementi possibili del loro passato. In questo senso, l’ex URSS è una miniera d’oro di fossili di un mondo che non esiste più, o quasi – piano piano, mi sono appassionata irrimediabilmente.

Hai sempre saputo di voler diventare una viaggiatrice da grande? Com’è nato tutto quanto?

Da piccola sognavo più volte di voler fare l’esploratrice o l’avventuriera e passavo intere serate a osservare l’atlante, seguendo il corso del Nilo o del Rio delle Amazzoni, ma non avevo mai concretizzato questa passione nell’idea di una professione. Con i primi viaggi e lo shock del ritorno alla vita universitaria e alla routine milanese, piano piano capivo che l’unica cosa che mi interessava veramente era viaggiare, tutto il resto doveva venire dopo.

Nel 2015 ho inaugurato il sito di Pain de Route per creare un archivio di informazioni pratiche di viaggio su zone meno battute, iniziando dai Balcani, che in quegli anni erano ancora un buco nero del web in italiano. Mentre completavo gli studi il mondo intorno a Pain de Route è cresciuto e si è riempito di persone entusiaste, così nel 2020 ho aperto partita Iva ed è nata la mia attività che ruota intorno al sito.

Piccolo Alfabeto per viaggiatori selvatici, viaggiare alla ricerca dell'umanità

Sei anche vicepresidente dell’Associazione Viaggio da Sola Perché: a chi è rivolta?

Viaggio Da Sola Perchè è un’associazione culturale senza fini di lucro rivolta a tutte le donne interessate al mondo del viaggio in solitaria. Il nostro scopo è raggiungere più donne possibile e far conoscere loro questo tipo di esperienza, che crediamo sia altamente emancipatorio e importante per l’autostima. Molte delle iscritte alla nostra community decidono di iniziare a viaggiare da sole dopo una rottura o un evento drammatico nelle loro vite, altre solo per curiosità.

Alcune sono giovanissime e altre magari hanno figli già grandi a cui non devono più spiegazioni. Alcune viaggiano da sole anche se si trovano in una relazione stabile. Altre lo fanno per avere momenti dedicati esclusivamente al rapporto con loro stesse. C’è un’infinita varietà di tipologie di viaggiatrici e ognuna trova nel nostro sito e nella community online uno spazio per ricevere ascolto, supporto e dove ampliare la propria rete di amicizie e contatti.

In conclusione, qual è il messaggio principale che vorresti arrivasse ai lettori di Piccolo alfabeto per viaggiatori selvatici?

Vorrei che con il libro si rivalutasse un modo di viaggiare semplice, aderente alla vita quotidiana degli altri, che dà poco valore alle cose materiali e molto più agli scambi tra persone. Che emergesse il valore culturale e umano di attività come l’autostop o il CouchSurfing, spesso visti solo come modi per risparmiare anziché anche come strumenti per entrare a stretto contatto con le persone.

Vorrei che la cura e la preparazione del viaggio acquistassero più valore. Che si viaggiasse di meno ma meglio, soppesando ogni minuto con il grande valore che porta. Che si fotografassero meno luoghi iconici, solo per imitazione, ma si andasse a caccia di una propria scoperta personale, apprezzando dettagli sempre più piccoli. Infine, vorrei che le persone apprezzassero di più la spontaneità, la natura selvaggia e i luoghi vicino a casa, vivendo selvaticamente anche la quotidianità.

Foto di Pain de Route/Facebook 

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Angela Pes

Angela Pes

Diplomata al liceo socio-psico-pedagogico e studentessa di Filosofia all’Università degli studi di Cagliari. Amante della lettura, della scrittura, del cinema e di qualsiasi forma d’arte.

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Angela Pes

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Diplomata al liceo socio-psico-pedagogico e studentessa di Filosofia all’Università degli studi di Cagliari. Amante della lettura, della scrittura, del cinema e di qualsiasi forma d’arte.

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