4 Aprile 2020

Pinocchio, il film di Garrone è autentica magia

Pinocchio, il film di Garrone è autentica magia
Pinocchio, il film di Garrone è autentica magia

Pinocchio. Prendi una storia. Scritta in una notte di sbronza. Prendi un paese, tra i più belli del mondo e degli attori straordinari, con le tecnologie migliori per realizzare effetti strepitosi e il gioco è fatto. Siamo nel 2019, un film che coinvolge, il film si chiama Pinocchio ed è di Matteo Garrone.

Diciamolo subito: il Pinocchio di Garrone se la gioca senza soggezione psicologica alcuna con quello che da tutti viene considerato un capolavoro assoluto, il Pinocchio di Luigi Comencini.  Parere del tutto personale ma è questa la sensazione. L’afflato è quello, di autentica bellezza, con alcune aggiunte. Simili, oniriche, felliniane le musiche, suggestive le ambientazioni che hanno reso celebre Garrone con l’Imbalsamatore, Gomorra e Dogman. Soltanto che qui l’orrore cede il passo alla poesia e alla speranza pur senza negare in alcun modo le asperità della vita. Un dark con sfumature azzurre insomma.

Pinocchio, la “cronaca”

Al cinema si prende posizione con particolare curiosità. C’è fermento. L’orario è quello della proiezione del pomeriggio, Difatti, in ritardo, arrivano tre gruppi di bambini che pensi subito: ecco la “caciara”. Ma il film è talmente bello che tutti gli astanti ne sono subito rapiti. Il silenzio assoluto fa da sfondo ai nostri occhi proiettati verso uno schermo che ci immerge nel mondo di quando eravamo bambini e Pinocchio ci insegnava a diventare grandi.

Non c’è nemmeno il piacere di sgranocchiare un popcorn. Non vuoi distrarti un attimo e seguire il filo della storia, immagini Collodi che scrive del burattino in quella notte che la leggenda vorrebbe ubriaco e pensi che se ti ubriachi tu, tutt’al più scrivi a malapena buonanotte. Nemmeno l’intervallo tra il primo e il secondo tempo placa il desiderio di proseguire la visione. Subito, vuoi vedere come andrà a finire, anche se lo sai. Il potere dei racconti che non muoiono mai.

Ambienti e attori

Capisci anche che se Nino manfredi nel Pinocchio di Comencini è un gigante, qui Benigni tiene il passo. Bravissimo. Con Proietti che fa Mangiafuoco e i burattini che riconoscono Pinocchio in teatro e gli si buttano addosso per salutarlo. Momenti davvero intensi. Ti prende, più volte durante il film, un groppo che non sai se è voglia di essere ancora giovani o voglia di un mondo ancora capace di empatia e affetti “dolcissimi” come questi. La fantasia al potere.

Certo, Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo nel ruolo della Volpe e del Gatto, ruoli che furono di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, hanno un compito particolarmente difficile e qualche stonatura, forse, è proprio lì Un cenno a parte meritano truccatori e costumisti, eccelsi. Qui la sfida la vince il Pinocchio di Garrone. Se il Giornale titola Il Pinocchio Di Garrone seduce ma non conquista, a me questo film “commuove”. Senza retorica, o forse solo perché in mezzo a tanta spettacolarizzazione e di fronte alla dittatura dell”emocracy”, la società delle emozioni, dove le emozioni sono facili come le promesse elettorali, quando le emozioni vere arrivano, tanto vale lasciarsi prendere.

Forse siamo disabituati a vedere le storie davvero commoventi, impastati di sentimentalismo troppe volte finto e volto a coprire una autentica mancanza di sentimenti. Se non conquistano le ambientazioni, non affascinano trucchi, parrucchi e costumi, le intepretazioni degli attori, tutti bravissimi, da Federico Ielapi, il bambino a Maria Pia Timo, la magistrale lumaca, Teco Celio, Enzo Vetrano, Paolo Preziosi, Alida Baldari Calabria, Marine Vacth, si è forse visto un altro film. Il Pinocchio di Matteo Garrone, per me, è questo: autentica magia. Con quel bambino truccato di legno, la lumaca, il gorilla, il grillo, il tonno, fantastico, insomma gli attori che recitano travestiti da animali come nella favola. Ecco dove le tecnologie e la modernità portano il Pinocchio di Garrone avanti rispetto a quello di Comencini.

Sono un illuso, sì. Alla fine del film, come quando si era bambini, vorrei che la proiezione riprendesse subito. Per seguire le gesta di questo meraviglioso burattino di legno che ha tenuto compagnia a tanti bambini nelle stanze il pomeriggio o la sera prima di dormire. E ancora continua a far sorridere e a insegnare come, nella vita,fare  il bene non può che portare bene. Anche se siamo meno abituati a capirlo, il bene. Ecco, questo Pinocchio, ci riporta a quando eravamo bambini. Senza dolcezze fuori luogo ma semplicemente con tanta nostalgia delle favole che si scrivevano un tempo. E ci facevano immaginare che saremmo stati felici e senza tempo. Proprio come questo burattino.

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

Altri articoli

Add comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.